21 luglio 2006

Il sacro terrorismo

di Maurizio Blondet

Livia Rokach, israeliana e sionista convinta, era la figlia di Israel Rokach, ministro dell'Interno di Israele nel governo laburista
di Moshe Sharett (1954-55).
Quel che vide e visse vivendo in Israele negli ambienti del potere fece crollare ogni suo sogno di rinnovamento morale dell'ebraismo nella terra promessa.
Non volle più saperne di sionismo.
Si trasferì a Roma dove, si presentava come "scrittrice italiana di origine palestinese".
Negli anni '80 pubblicò su quelle sue esperienze ebraiche un volumetto dal titolo "Sacred Terrorism".
Per scriverlo, Livia ricorse ampiamente al diario privato dell'ex primo ministro Moshe Sharett, al quale costui, dal 1953 al 1957, aveva affidato i suoi dubbi e i suoi sgomenti sul modus agendi del potere ebraico, che non ebbe il coraggio di denunciare pubblicamente.

Sharett ha raccontato in quelle pagine private come già dagli anni '40 Israele avesse raggiunto la supremazia milutare nella regione, e il suo governo avesse cessato di credere ad una minaccia araba all'esistenza dello Stato ebraico.
Ma come continuasse ad agitare cinicamente la questione della "sicurezza di Israele" (minacciata, diceva la propaganda,
"nella sua stessa esistenza") per i suoi scopi espansionistici.
Di più: Sharett e la Rokach hanno descritto con precisione le innumerevoli provocazioni messe in atto dal potere israeliano allo scopo di trascinare i Paesi arabi in conflitti, di cui sapevano in anticipo che il sionisti sarebbero usciti vincitori, per avere il pretesto di occupare sempre più territorio palestinese.
Fu deciso ai più alti livelli, scrive la Rokach, "l'uso della violenza aperta e su vasta scala".
"Il terrorismo e la vendetta dovettero essere glorificati come la nuova morale, anzi come i sacri valori della società israeliana…le vite di israeliani dovevano essere sacrificate per creare le provocazioni che giustificassero le rappresaglie.
Una propaganda martellante e quotidiana, controllata dai censori [la "democrazia" israelita è soggetta a censura militare, ndr.] alimentava la popolazione israeliana con immagini della mostruosità del nemico" (1).

Ben Gurion, esasperato da un periodo di calma sui confini, giunse a dire che avrebbe pagato "un milione di sterline a uno Stato arabo, perché ci faccia guerra".
Tra le provocazioni, il libro descrive l'incidente del 12 ottobre '53, quando una granata lanciata contro un insediamento ebraico ad est di Tel Aviv uccise una donna e due bambini.
La notte seguente, la famigerata Unità 101 agli ordini di Ariel Sharon massacrò 60 abitanti del villaggio giordano di Kibya.
"Trenta case sono state demolite", scrisse Sharett nel suo diario (era il primo ministro, aveva tentato di opporsi alla rappresaglia: invano). Ho camminato su e giù nella stanza, disperato dal mio senso d'impotenza… posso immaginare la tempesta che esploderà domani nella capitali arabe e occidentali" (15 ottobre 1953).
Livia Rokach chiama operazioni di "propaganda nera" quelle che oggi chiamiamo "false flage".
Una avvenne nel marzo '54, quando un pullman ebraico fu assalito all'incrocio di Ma'aleh Ha'akrabim, e dieci passeggeri trucidati.
Persino la stampa americana riportò allora il dubbio che a compiere il massacro fossero stati gli israeliani.
In ogni caso, la rappresaglia ebraica si scatenò, con la distruzione completa del villaggio palestinese di Nahalin presso Betlemme,
e l'uccisione di decine di civili.
Come risposta, gli Stati arabi, convinti (dice Livia) "che l'escalation di incidenti auto-provocati, terrorismo e rappresaglie significava che Israele stava preparando il terreno per la guerra, presero draconiane misure per impedire ogni infiltrazione in Israele".
Mancarono dunque i fatti a cui "reagire".

Per provocarli, i militari di Giuda moltiplicarono operazioni di sabotaggio e assassinio oltre i confini usando piccoli gruppi
di commando, tra cui si distinse ancora la unità 101.
Il 28 febbraio 1955, 50 parà israeliani attaccarono un campo militare egiziano di Gaza (allora sotto controllo del Cairo)
ammazzandone 39 e ferendone 30.
Sharett scrisse di essere "sconvolto" dal numero di vittime, che "cambia non solo le dimensioni dell'operazione ma la sua stessa natura".
Poi, però, aggiunge di aver dato ordine alla ambasciate ebraiche nel mondo di diffondere la falsa versione ufficiale (siamo stati attaccati), per "contrastare l'impressione generale che mentre noi piangiamo sul nostro isolamento e la nostra mancanza di sicurezza, siamo noi a promuovere le aggressioni, rivelandoci assetati di sangue fino a compiere massacri" (2).
La stampa occidentale eseguì, già allora, il dettato giudaico.
A marzo, Israele, per "la propria sicurezza" messa in pericolo dal suo attacco, occupò Gaza, come fa ancor oggi.
Gli USA chiesero a Tel Aviv un "impegno definitivo che simili azioni non si sarebbero ripetute", offrendo in cambio le più ampie garanzie di sicurezza.
Contro questa proposta Moshe Dayan parlò in questi termini: "Non ci serve un patto di sicurezza con gli USA…il patto non farebbe che legarci le mani e negarci la libertà d'azione di cui abbiamo bisogno negli anni a venire. Le azioni di rappresaglia, che non potremmo compiere se legati a un patto di sicurezza, sono la nostra linfa vitale… sono queste che ci rendono possibile mantenere un alto livello di tensione tra la popolazione e l'esercito" (3).
Ma più interessante e urgente è vedere che cosa Livia Rokach dice delle mira israeliane sul Libano.

Queste mire, dice, risalgono al 1918, un anno dopo la dichiarazione Balfour con cui la corona britannica riconosceva il diritto
a un "focolare ebraico" in Palestina.
Gli emissari sionisti fecero allora presente agli inglesi che i confini settentrionali della futura Israele avrebbero dovuto includere
l'intero corso del fiume Litani, che corre interamente in Libano.
Ciò per "la vitale importanza di controllare tutte le risorse acquifere fino alle sorgenti", diceva il rapporto giudaico (4).
Al progetto, nella conferenza di pace del 1919, si oppose la Francia, protettrice del Libano.
Ma il disegno non fu abbandonato.
In una riunione del governo del 27 febbraio '54, riferisce Sharett nel suo diario segreto, Ben Gurion sancì:
"E' il momento di spingere il Libano, ossia i maroniti nel Paese, a proclamare uno Stato cristiano".
Era la prima volta che Israele arruolava "strani cristiani" per i suoi scopi, e non sarà l'ultima.
Sharett obiettò che i maroniti erano "deboli", e non in grado di innescare una guerra civile.
Ben Gurion ribatté: "Mandiamo dei nostri uomini e spendiamo quel che c'è da spendere. Il denaro va trovato, se non nel Tesoro, nell'Agenzia Ebraica! Per questo progetto vale la pena di buttare… un milione di dollari.
Un cambiamento decisivo avrà luogo nel Medio Oriente, comincerà un'era nuova" (5).
Dayan disse che bastava comprare un solo ufficiale libanese, "anche solo un maggiore", e spingerlo a proclamare "un regime cristiano... Poi l'esercito israeliano entrerà in Libano e il territorio dal Litani a sud sarà annesso ad Israele, e tutto andrà per il meglio".

Il progetto verrà attuato solo nel 1978, quando l'"Operazione Litani" darà a Israele i fiumi Wazzani e Hasbani, fiumi giordani;
e sarà perfezionato nel 1982, con l'operazione "Pace in Galilea", in cui l'intero corso del Litani finirà sotto dominio israeliano.
Infatti solo nel 1975 i sacri terroristi riusciranno a innescare la guerra civile in Libano, che durerà fino al 1990 e costerà
almeno 100 mila vittime.
Fino a quando l'esercito libanese, che si sgretolò nel '76, riuscì a tenere il conto, denunciò una media di 1,4 provocazioni israeliane
al giorno sul confine, e ciò ininterrottamente dal 1968 al 1974 (6).
Irene Benson, una giornalista del Guardian, scrisse che "150 e più cittadine e Paesi del Libano meridionale sono stati ripetutamente devastati dalle forze israeliane"; essa parla di un villaggio, Khiyam, bombardato di continuo dal '68 in poi, i cui tremila abitanti erano stati ridotti a 32.
Tutti ammazzati dai "cristiani" agli ordini di Giuda, più tardi.
Questo è il sud del Libano, abitato dagli sciiti, oggi dipinti tutti come terroristi, e come "Hezbollah pagati dall'Iran".

Né sono una novità i bombardamenti cui assistiamo in questi giorni, e che in una settimana hanno ridotto Beirut come i russi hanno ridotto Grozny in Cecenia in anni di guerra.
Il 10 luglio 1981, primo ministro Begin e ministro della Difesa Sharon, gli israeliani colpirono duro avendo di mira le infrastrutture.
L'ambasciatore americano di allora, Robert Dillon, riferì nei suoi rapporti di "cinque ponti distrutti nel sud Libano", oltre a "superstrade, stazioni di pompaggio dell'acqua, centrali elettriche".
A Fakhani-Tarik presso il campo di rifugiati di Shatila, scrisse Dillon, "una quantità di edifici sono completamente in macerie, in una devastazione cher ricorda la seconda guerra mondiale. Le stesse immagini che vediamo oggi, con crateri di bombe grandi venti metri e profondi dieci. Evidente, disse l'ambasciatore, la volontà di "destabilizzare lo Stato e l'economia del Libano.
Ciò è contro gli interessi americani" (7).
Bombardarono ripetutamente, fino a distruggerla del tutto, anche la raffineria "Medreco", che era di proprietà americana.
Il New York Times ne diede notizia, ma tralasciò che la Medreco era proprietà USA.

Dedico questa memoria a molti.
- Ai lettori di sinistra che mi chiedono disgustati come mai la sinistra italiana si è adunata con Pera e Fini sotto la bandiera d'Israele "in pericolo".
Sì, il coraggio del governo di sinistra (reazione "sproporzionata") si va indebolendo, ma non lo biasimo.
Sanno bene di avere a che fare con uno Stato terrorista armato di 250 bombe atomiche (più che la Cina) e in piena aggressione bellicista; capace inoltre, con le sue quinte colonne, di distruggere politicamente, ed anche fisicamente, qualunque oppositore in qualunque Paese.
Questa è paura.
La paura che ispira un regime totalitario e malvagio, che per di più non può essere denunciato senza incorrere nell'accusa di "antisemitismo".
E' quella paura che forse avrete visto sul volto di Prodi quando fu apostrofato da Israel Singer nella sede dell'Unione Europea.
E' la paura che ho constatato di persona rendere vili i congressmen americani a Washington.
Alla paura, la paura vera, per lo più ci si piega obbedienti.

- Ai cattolici e "strani cristiani" che mi danno dello screditato, del complottista antisemita, e accusano i lettori renitenti di "ignorare 50 anni di storia".
Qui, ci sono 50 anni di storia narrati da Livia Rokach e da Moshe Sharett, ebrei entrambi, l'una eroicamente disperata, l'altro un Pilato sionista.
Imparate dalla storia, voi strani-cristiani.
Questa pagina l'ho scritta per voi: non potrete dire "non sapevamo".
Sapevate, e avete deliberatamente preso le parti della potenza e della menzogna, dell'ingiustizia e della violenza, contro i deboli e gli indifesi diffamati.
Dio vi giudicherà.

- Alla Chiesa, contro cui già comincia l'attacco.
"Il Riformista" del 18 luglio già accusa la Chiesa di antisemitismo per le critiche flebili che ha rivolto a Israele.
Questo è un attacco preventivo.
E viene dal giornale pagato e finanziato per creare un "partito democratico" di tipo americano, cioè informe e capitalista, che l'elettorato italiano non richiede.
L'attacco non si fermerà.
I nostri giornalisti, di "destra" o di "sinistra", si sono già messi l'elmetto, già partecipano alla "guerra contro l'asse del male"
dalle scrivanie; e già denunciano e "smascherano" i "nemici di Israele" e i "complici dei terroristi", ossia dei bombardati e massacrati.
E' esattamente quello che succede quando emerge un Quarto Reich vero e temibile: la stampa libera gareggia liberamente in viltà.
Inutile ogni prudenza e compromesso, per la Chiesa gli esami di semitismo non finiscono mai.
E non sarà mai abbastanza amica di Israele.

- A quanti si chiedono "che fare?", con senso di impotenza.
La vera battaglia finale, quella in corso, è quella del potere e della menzogna contro la verità, della cattiveria vile e super-armata
contro la carità e la giustizia.
Loro hanno le bombe atomiche, gli Stati, i media e la diffamazione, "tutti i prodigi del demonio"; noi solo la verità.
Qualunque sia il nostro personale destino, sappiamo che è la verità a vincere, non i poteri del mondo.
Sappiamo che gli oppressi saranno vendicati.
"Nella mia debolezza è la Tua forza".
Nella battaglia finale, la sola armatura che conta è mettere la vita nelle mani di Cristo.

- Infine, a quei lettori che distratti mi chiedono che cosa ho contro gli ebrei.
Spero che le righe di sopra possano dare una risposta definitiva: per bocca di Livia Rokach e Sharett.
Non ce l'ho con gli ebrei, direi lo stesso degli svedesi, se commettessero le stesse atrocità.
Non me lo chiedete più, almeno voi.

Note
1) Livia Rokach, "Israel sacred terrorism", pagina 5. Seguiamo qui l'edizione americana, che fu pubblicata dalla Association of arab-american university graduates (AAUG).
Contro la pubblicazione del libro e dei diari di Sharett il governo israeliano ha fatto di tutto, anche ricorrendo alle vie legali.
Esiste anche una versione italiana di Livia Rokach ("Sul terrorismo israeliano"), ma è irreperibile.
Anche la casa editrice, Graphos di Genova, non risponde alle chiamate né alle lettere.
Livia Rokach è morta nel 1984 a Roma, apparentemente suicida, in circostanze sospette.
2) Livia Rokach, citata, pagine 39-40.
3) Citata, pagina 47.
4) Citata, nell'introduzione di Nasser Aruri, pagina XIV.
5) Citata, pagina 22
6) Noam Chomsky, "The fateful triangle", edizione USA 1983, pagina 191.
7) Telegramma confidenziale al Dipartimento di Stato, 16 luglio 1981, citato da Stephen Green, "Living by the sword", pagina 155.

FONTE: EFFEDIEFFE

19 luglio 2006

Verso le tenebre, esultanti

di Maurizio Blondet

Vedere su La7 Alain Elkann che intervista la Bonino, la più likudnik del governo detto di sinistra, già spiega molto.
In questi momenti, Israele non si fida di spargere propaganda attraverso i suoi giornalisti noachici più servili o pagati; chiama in servizio direttamente i suoi figli diletti.
Elkann e Bonino sono d'accordo, Israele è aggredito, l'accusa di reazione spropositata è antisemita. Su La Stampa, Fiamma Nirenstein, su l'Unità, Furio Colombo martellano lo stesso concetto: il bene è Israele, il male Hezbolla, Hamas, Siria, Iran, e gli europei che guardano sgomenti e non danno del tutto ragione allo Stato giudaico.
Non è un pettegolezzo ricordare che Alain è padre del noto Lapo Elkann, né che Colombo ha scritto romanzi pedofili.
Il «bene» oggi è definito da cuori di tenebra.
In USA è lo stesso.
Alla CNN bellicista ha preso il comando il capo del suo ufficio di Washington, Wolf Blitzer, che è stato giornalista al Jerusalem Post e agente dell'AIPAC, American-Israeli Public Affair committee, il braccio più direttamente politico della lobby.
Lo scopo di Blitzer, in queste ore, è essenzialmente svalutare il numero dei morti civili, che sono centinaia più di quel che dicono i media controllati.
Gli americani non sanno dei due pulmini mitragliati a Beirut, con 23 persone a bordo, di cui nove bambini, tutti massacrati.
I «giornalisti» di Davide sono lì per questo.
Filtrano le immagini, soprattutto.

Che non si vedano i corpi di bambini morti nei crateri delle bombe e fra le macerie, che coraggiosi reporter stanno mandando a rischio della vita.
Né che si parli dei turisti - anche americani in gran numero, come vedremo - bloccati nell'aeroporto bombardato senza preavviso.
Ma che si parli invece di guerra: guerra della terza potenza mondiale contro un Libano che non ha esercito.
Bisogna, al minimo, contrastare l'evidenza di queste foto.
O di reportages incontrollati, come quello che manda Giuseppe Zaccaria da una cantina di Beirut alla Stampa: «Qui per colpire gli hezbollah si sta annullando l'esistenza di un Paese intero, le vie di comunicazione sono interrotte, porti e centrali elettriche bombardati, e così strade, ponti, minareti, impianti idrici e distributori di gas»... Zaccaria, girando in auto, scopre che «l'aviazione israeliana ha colpito anche i piccoli ponti sulle strade secondarie».
Un lavoro minuzioso, per portare un Paese moderno all'età della pietra.
A fianco, però, Fiamma Nirestein, israeliana, intervista l'analista israeliano Lerman: «Non possiamo lanciare caramelle».
Eppure non sarebbe una cattiva idea, visto che metà della popolazione è fatta di bambini.
Ma lo scopo urgente della «giornalista» israeliana è di contrastare l'evidenza che quelle foto e quei reportages rischiano di mostrare: un orrendo delitto è in corso.
Perché Israele ha tutti i mezzi per attacchi «chirurgici», missili teleguidati, teste cercanti, e li ha spesso usati.

Ma i crateri che la sua aviazione apre in Libano dicono che non sta usando quei mezzi: sono crateri enormi e profondissimi, da cui affiorano auto e corpicini.
Bombe di enorme potenza, armi di distruzione di massa per massacri indiscriminati.
Israele spara su tutto e su tutti.
Ha sparato, colandola a picco, su una nave egiziana da trasporto che si trovava in acque internazionali davanti a Tartesso in Siria.
Dodici marinai soccorsi hanno riferito di essere stati attaccati da una lancia «che sparava a caso in ogni direzione».
Fa paura che il ministro italiano della Difesa abbia mandato nell'area una nave e due C-130.
Il bene è all'opera, e non guarda in faccia a nessuno.
E ci considera già nemici, perché esitanti.
E' la guera finale per lo Stato messianico.
Così la saluta esultante William Kristoll, il super-ebreo direttore di Weekly Standard, organo ufficiale dei neoconservatori.
Mentre a beneficio del pubblico noachico si piange sulle perdite ebraiche colpite da Hezbollah, nel pezzo di Kristoll, inteso ad addetti ai lavori, si esulta per la «divina sorpresa» dell'aggressione in Libano, inizio della grande vittoria apocalittica. (1)
«Perché se la Siria e l'Iran sono nemici di Israele, sono anche nemici degli Stati Uniti. Noi [noi americani, intende: quando fa comodo, Kristoll calza il cappello statunitense] non abbiamo fatto abbastanza per opporci ad essi e per indebolirli… siamo stati troppo deboli, e abbiamo consentito di essere percepiti come deboli. La debolezza è provocante.
La risposta giusta è una forza rinnovata a fianco di Israele, e nel perseguire cambi di regime in Siria e Iran. Perciò dovremmo valutare un attacco militare contro le installazioni nucleari iraniane. Perché attendere? E' più facile agire in anticipo, che poi. Sì, ci saranno ripercussioni: e saranno sane e giuste, perché mostreranno un'America forte che ha rifiutato ulteriori concessioni (appeasements)».

«Ma un simile colpo militare richiederà qualche tempo per essere preparato. Nel frattempo, Bush potrebbe lasciare lo stupido G8 di San Pietroburgo, che non farà che trasmettere un messaggio di confusione morale e di indecisione politica, per recarsi a Gerusalemme, la capitale della nazione che sta al nostro fianco, ed ha la volontà di combattere con noi, contro i nostri comuni nemici».
Se abbiamo citato a lungo questo delirio, è perché dice quel che avverrà dopo il Libano.
E' già deciso.
Ancora una volta, i neoconservatori riprendono in mano la situazione su cui avevano perso in parte la presa: ancora una volta Israele forzerà gli Usa a partecipare alla sua guerra, perché li convincerà che la sua guerra «è la nostra guerra».
Basta concessioni, basta appeasement, basta diplomazia.
E' l'ultima battaglia del «bene» contro il «male», quella tanto attesa dei «cristiani rinati» americani, l'Armageddon.
E ad Armageddon, non sono più possibili neutralità e distinguo.
Il «bene» è ridotto agli USA e ad Israele, il «male» sono tutti gli altri, da Putin all'Europa.
La prossima fase è attaccare l'Iran.
Gli USA lo faranno perchè glielo ordina il suo alleato.
«Ci saranno conseguenze?»
Tanto meglio, gioisce Kristoll: perché non si potrà tornare indietro alla diplomazia
e ai processi di pace.
Guerra, guerra finalmente.

E' la strategia sharoniana della rottura, del fatto compiuto e del forzare la mano, finchè non ci sia altra strada che la fuga in avanti nella violenza.
Agisce qui uno spirito tenebroso in molti sensi: anzitutto, il fatto di avere armi strapotenti invoglia ad usarle.
Ciò significa che sono le armi a dettare la strategia, e non il contrario.
All'opposto, il pensiero militare europeo di Clausewitz, secondo cui la guerra è «politica con altri mezzi»; qui la politica è la guerra, semplicemente «perché abbiamo i mezzi».
Mezzi che sono sproporzionati per Gaza e il Libano, ma che diventano proporzionati
per Armageddon.
Dunque, li si usino.
C'è anche il fondo trotskista, da cui questi ebrei neocon derivano: la «rivoluzione permanente», che sta per arrivare finalmente al suo compimento, che è l'instaurazione del regno d'Israele, e con esso la fine della storia.
E c'è la pulsione ebraica più profonda: mettersi in pericolo per «mettere alla prova Dio», costringerlo a salvare il suo popolo eletto, forzare la mano anche a Lui.
L'invito a Bush a volare a Gerusalemme ha questo chiaro senso: nella battaglia finale questo è il posto della superpotenza, nella città santa da cui tutto comincia e in cui tutto finisce.
Ripercussioni?
Conseguenze?
Kristoll se ne infischia.

Prospetta con gioia a tutti noi un inverno prossimo senza riscaldamento, petrolio a 200 dollari, magari anche ricadute radioattive; le vittime non contano, nella battaglia finale.
Israele avrà il suo regno, o ci trascinerà tutti nel suo abisso.
I cristiani «rinati», saranno rapiti al cielo.
Tutti gli altri, resteranno nella giusta «tribolazione» che li attende sulla terra, le tenebre nucleari, le piaghe, la fame, il freddo.
Per questo l'amico Webster Tarpley teme per la sorte di 25 mila americani che sono rimasti in Libano bloccati dai bombardamenti, vittime dei loro alleati.
E non vengono evacuati. (2)
Persino la Fox News ha interrvistato una di queste americane, Silva Boghossian, che si lamenta dell'inazione del suo governo.
«Gli italiani e i sudafricani che stavano nel mio albergo sono stati tutti evacuati due giorni fa», ossia il giorno seguente i bombardamenti israeliani, dice.
Ora, il suo albergo è «pieno di americani» e solo di loro.
Bersagli per una provocazione false flag, da attribuire ad Hezbollah.
Per un nuovo 11 settembre che «costringa» l'America a scendere nell'Armageddon
a fianco di Israele.
Perché i soccorritori americani dispongono delle basi inglesi nella vicina Cipro, da cui far partire gli aerei per caricare i loro cittadini rimasti bloccati sotto le bombe dell'amico.

E guarda caso, c'è una «forza di spedizione» che sta facendo esercitazioni nel Mar Rosso, con 2200 marines a bordo.
Ma anche con aerei da 200 posti, l'evacuazione richiederebbe un centinaio di voli.
E poi dove atterrare, visto che l'amico ha ridotto ogni pista in Libano a campi arati dalle bombe d'alta potenza?
Si dovranno usare elicotteri, lungo e lento viavai, ad ogni decollo il rischio di essere colpiti da missili «iraniani», manovrati da gente del Mossad e Shin Beth che parla arabo, o dai falangisti «cristiani» agli ordini di David.
In ogni caso, i voli di evacuazione avrebbero dovuto già essere cominciati; un Bush meno servo noachico avrebbe dovuto dichiarare Israele responsabile per quelle vite.
Ma abbiamo visto che cosa ha fatto l'11 settembre.
E come ha provveduto agli alluvionati di New Orleans.
Si è visto quanto gliene importi delle vite dei suoi cittadini.
Un segno di malaugurio in questo senso è che la CNN controllata dall'agente AIPAC ha intervistato, presentandola come «una cittadina americana bloccata in Libano», Caroline Chamoun.
Trattasi sicuramente di una parente di Camille Chamoun, il presidente del Libano che nel 1958, in obbedienza alla CIA, invocò forze americane nel suo Paese.
E' evidente che uno degli scopi della campagna è di attrarre forze USA nella crisi libanese.
Ci riusciranno.
Kristoll esulta.

A noi, non resta che pregare.
Prepararci spiritualmente a quello che avverrà.
E' stata progettata la fine di un mondo, quello che conosciamo, con le sue auto e i suoi consumi, la sua pubblicità e la sua fatuità senza scopo.
La resistenza non può essere che spirituale.

Post scriptum: approfitto per una correzione: nel mio pezzo «Ha cominciato Israele» ho attribuito a Gilad Atzmon una frase che invece è di Avraham Yeoshua. Ringrazio la lettrice che me la segnala.

Note
1) William Kristoll, «It's our war», Weekly Standard, 24 luglio 2006.
2) Webster Tarpley, «Beware of false flag provocation», Total Information, 15 luglio 2006.

FONTE: EFFEDIEFFE

Ha cominciato Israele

di Maurizio Blondet

A metà del giugno scorso, Cheney ha incontrato a Washington Benjamin Netanyahu, oggi presidente del Likud.
E «l’americano avrebbe dato via libera all’israeliano per sfruttare il minimo incidente propizio per cominciare la distruzione di Hamas», scrive il sito dedefensa.org (1).
L’incidente propizio è stato a lungo cercato.
Sei mesi di «cura dimagrante» contro Gaza e Hamas, con blocco dei fondi spettanti al governo palestinese ed embargo di fatto degli approvvigionamenti alimentari, non bastavano a rendere Hamas un cane idrofobo.
Anzi il nuovo governo stava per riconoscere Israele almeno ufficiosamente.
C’è voluto il cannoneggiamento dal mare della famiglia di Gaza che faceva picnic sulla spiaggia. Una nave da guerra contro i bagnanti.
Eroico Tsahal.
Apprendiamo ora che la stessa provocazione è avvenuta per innescare l’offensiva in Libano.
«Tutto è cominciato il 12 luglio, quando truppe israeliane sono cadute in un agguato sul versante libanese della frontiera con Israele. Hezbollah, che controlla il Libano meridionale, immediatamente ha colpito quelli che attraversavano. Ha arrestato due soldati israeliani, ne ha uccisi otto e feriti oltre venti nel contrattacco dentro al territorio israeliano». (2)
Dunque, secondo questa versione, è stato un corpo armato sionista a sconfinare in territorio libanese.
Ci si può non credere.

Ma chi conosce da anni la situazione, sa che questo è «normale».
Israele pretende rispetto per i suoi confini, ma non riconosce la sovranità degli altri Stati.
Sconfina, cattura, colpisce, e ciò in modo sistematico.
Tant’è vero che Justin Raimondo, un ottimo giornalista che conduce il sito «Antiwar.com», aveva previsto con due mesi d’anticipo che la guerra di Israele contro l’Iran, ove fosse avvenuta, sarebbe cominciata proprio così.
Il 29 maggio 2006 il giornalista ha scritto: «La guerra all’Iran probabilmente non comincerà con un attacco frontale di USA e/o Israele riguardo alle presunte installazioni nucleari iraniane, né con una schermaglia sulla frotniera Iran-Iraq. Come primi campi di battaglia per la guerra regionale progettata, bisogna guardare al Libano e alla Siria. Gli israeliani sanno perfettamente che le ambizioni nucleari dell’Iran, ammesso che mai si concretizzino, non pongono una minaccia immediata. La loro vera preoccupazione è il loro confine settentrionale, dove i loro nemici giurati, gli Hezbollah, sono un ostacolo efficace all’influenza israeliana. Gi israeliani cercano anche di sfruttare le opportunità crescenti per creare problemi alla Siria, dove i curdi sono i loro fidati alleati, e la reattività del regime baathista è un invito al cambio di regime». (3)
Veniamo informati che alla base USA di Aviano nei giorni scorsi sono arrivati un numero ragguardevole di caccia-bombardieri («centinaia», secondo un lettore), subito nascosti negli hangar. Il giorno 13 luglio, il Pentagono ha disposto la forniture ad Israele di 210 milioni di dollari di carburante JP-8 per jet.
Un attacco forse è imminente?

Se è così, stiamo assistendo all'attuazione del programma avanzato dai neoconservatori ebreo-americani fin dal 1996.
Costoro consigliarono a Netanyahu, allora primo ministro in Israele, di non accedere alle proposte di pace della road map, e invece di dare «un taglio netto».
Il documento infatti si intitolava «A clean break, a new strategy for securing the realm».
Il «regno» del titolo è il regno d’Israele, il regno della promessa messianica.
Grazie al controllo del governo americano assicurato dai neocon, dicevano costoro.
Israele «è in grado di cambiare la natura delle sue relazioni coi palestinesi, ivi compero il diritto di inseguimento-sconfinamento per autodifesa…».
Ma soprattutto, il documento aggiungeva: «Israele può dare nuova forma all’ambiente strategico circostante, in cooperazione con Turchia e Giordania, indebolendo, contenendo e anche facendo arretrare la Siria. Questo sforzo si concentrerà nel rimuovere Saddam Hussein dal potere in Iraq, in sé un importante obiettivo strategico per Israele, come mezzo per disarticolare le ambizioni siriane nell’area… La Siria sfida Israele sul suolo libanese. Una tattica efficace, con cui gli americani possono simpatizzare, sarà che Israele assuma l’iniziativa sul confine nord impegnando Hezbollah, Siria ed Iran dipinti come principali agenti dell’aggressione in Libano».
I firmatari di questo documento erano: Richard Perle, allora capo dell’«American Enterprise Institute», nel 2001 consigliere speciale al Pentagono, James Colbert, del «Jewish Institute for National Security Affairs» (Jinsa), Charles Fairbanks Jr., della «John Hopkins University/SAIS», Douglas Feith, della «Feith and Zell Associates», nel 2001 vice-ministro al Pentagono, David Wurmser, dell’«Institute for Advanced Strategic and Political Studies», Meyrav Wurmser,
della «Johns Hopkins University».

Gente che ha i poteri per attuare il programma, lo ha attuato grazie all’11 settembre (con l’attacco all’Iraq, «profetizzato» nel testo) e lo sta attuando, nonostante le diagnosi su un preteso indebolimento dei neocon nel governo Bush.
Per quanto esausto e alle corde, Bush continua ad obbedire ai suoi padroni, verso la quarta guerra mondiale.
Il documento conferma l’analisi dei professor Walt e Mearsheimer, che nel saggio «The israeli lobby» hanno sostenuto che la lobby ebraica guida la politica estera americana distorcendone
gli interessi.
Alcuni ebrei «buoni», come Noam Chomsky, replicarono che era ed è Israele ad agire per conto di Washington, come suo satellite.
L’attualità dimostra il contrario: l’America è il satellite di Israele.
Kevin Drum, l’analista politico del Washington Monthly, constatava il 6 luglio: «L’amministrazione Bush sembra completamente allo sbando. Nella sua politica estera non c’è un minimo di coerenza che si possa discernere, e nessun credibile follow-up di quel poco di coerenza che resta. L’amministrazione Bush sembra non avere più una politica estera quale che sia. Nessun piano per l’Iraq, nessun piano per l’Iran, nessun piano per la Corea del Nord, nessun piano per la ‘promozione della democrazia’, nessun piano e basta».
E ovviamente, nessun potere su Israele che la sta trascinando in una guerra imprevedibile per ampiezza e durata, e non più una briciola di credibilità sui Paesi islamici.
«L’amministrazione Bush ha ora di fronte all’improvviso in Medio Oriente tre crisi in rapida espansione, con poche opzioni di disinnescarle».

L’America naviga alla cieca verso la «tempesta perfetta» (perfect storm), che va intesa come
«la convergenza e congiunzione di tutte le possibili tensioni, crisi regionali, aggressioni, squilibri». Senza più altra bussola che i progetti messianici dei neocon, il grande cieco si lascia guidare dal cane idrofobo.
Come si vede, Bush è pronto a commettere suicidio politico, pur di obbedire ad Israele.
Ma la cosa non ci meraviglia.
Anche Fini, Calderoli, Berlusconi stanno in queste ore difendendo le «ragioni» di Israele, negando che la sua reazione sia «sproporzionata» come pure ripete tutta Europa.
Anche loro stanno facendo harakiri per servile obbedienza.
Ciechi di fronte alla quarta guerra mondiale che avanza. (5)

Maurizio Blondet

Note
1) «Superman et son perfect storm», dedefensa.or, 13 luglio 2006.
2) Sami Moubayed, «It’s war by any other name», Asia Times, 15 luglio 2006. L’autore è un analista politico siriano.
3) Justin Raimondo, «Showdown over Iran», Antiwar.com, 29 maggio 2006.
4) Il testo proseguiva: «We have for four years pursued peace based on a New Middle East. We in Israel cannot play innocents abroad in a world that is not innocent. Peace depends on the character and behavior of our foes. We live in a dangerous neighborhood, with fragile states and bitter rivalries. Displaying ‘moral ambivalence’ between the effort to build a Jewish state and the desire to annihilate it by trading ‘land for peace’ will not secure ‘peace now’. Our claim to the land - to which we have clung for hope for 2000 years - is legitimate and noble. It is not ‘within our own power’, no matter how much we concede, ‘to make peace unilaterally’. Only the unconditional acceptance by Arabs of our rights, ‘especially’ in their territorial dimension, ‘peace for peace’, is a solid basis for the future».
5) La opposizione di Prodi, per contro, ha fatto infuriare il cane idrofobo. Il momento è pericoloso, perché avvicina un «attentato islamico» anche in Italia.

FONTE: EFFEDIEFFE

Un consapevole tentativo di provocare una guerra generale in Medio Oriente

di Webster G. Tarpley

Le provocazioni false flag israeliane in Libano

[Nota del traduttore: Un'operazione false flag viene perpetrata da qualcuno e attribuita a qualcun altro]

Washington DC, 15 luglio – Il crescente assalto israeliano al Libano rappresenta un tentativo consapevole di provocare una guerra generale in Medio Oriente. I soldati israeliani catturati sono solamente il pretesto per massicce operazioni militari. I portavoce israeliani stanno facendo costanti accuse che i missili di Hezbollah sparati su Israele sono stati fabbricati o consegnati dall'Iran. Allo stesso tempo, gli Israeliani accusano Hezbollah di voler trasferire i due soldati israeliani catturati alla Siria o all'Iran. Queste dichiarazioni sono un tentativo di costruire un pretesto per un improvviso attacco israeliano alla Siria e/o all'Iran. I portavoce degli Stati Uniti, tra cui il fascista nietzschiano Bolton, ripetono costantemente la litania per cui la Siria e l'Iran sono sostenitori di Hezbollah.

Come potrebbero fare gli Israeliani e i loro alleati Bush-Cheney per portare una guerra regionale in Medio Oriente? Uno scenario lineare è che, dopo ulteriori bombardamenti di Israele con razzi che si dicono prodotti in Iran e che si dicono consegnati con la connivenza della Siria, le forze di difesa israeliane (Israeli Defense Force, IDF) si scaglieranno contro Damasco e Teheran. Le misure di rappresaglia siriane e iraniane saranno assunte dal regime Bush-Cheney come pretesto perché gli Stati Uniti entrino in guerra. Qui gli Stati Uniti sarebbero apertamente trascinati in guerra come la coda del cane israeliano. Ma questo è uno scenario profondamente fallace, che sicuramente genererà enormi ondate di risentimento contro gli Israeliani e i loro partner statunitensi mentre tornano a casa i sacchi neri.

Gli scenari false flag sarebbero del tutto più efficaci dal punto di vista dei pianificatori di guerra. Le notizie della CNN e della MSNBC di questo sabato mattina hanno sottolineato la situazione di 25.000 Statunitensi bloccati ora in Libano. Questi cittadini sono stati invitati a registrarsi ai consolati degli Stati Uniti per una possibile evacuazione. Il Dipartimento di Stato e l'esercito Usa sono stati notevolmente lenti ad iniziare una tale evacuazione.

Un possibile scenario di provocazione per portare gli Stati Uniti in guerra è che un elicottero Usa sia colpito e distrutto da un missile mentre trasporta cittadini statunitensi evacuati dal Libano, uccidendo tutte le persone a bordo. Il missile potrebbe essere sparato dagli Israeliani o dai loro alleati tra i falangisti libanesi. Gli Israeliani annuncerebbero che l'elicottero è stato distrutto da Hezbollah, aprendo la strada per una campagna di isteria sulla FOX News e il resto dell'apparato neo-con di lavaggio del cervello per assicurare un intervento a breve degli Stati Uniti in Siria ed Iran.

Un'alternativa: un gruppo di Israeliani che parlano arabo del Mossad o delle forze speciali dello Shin Beth, o un gruppo di miliziani falangisti, raduna una dozzina di Statunitensi e li mitraglia a morte. I media controllati accusano Hezbollah del massacro, precipitando così la popolazione statunitense in guerra.

I Falangisti "cristiani" (o "Partito Kataeb") sono stati a lungo una terza colonna per gli Stati Uniti ed Israele in Libano. Furono i Falangisti, controllati dalla famiglia Gemayel, a causare la maggior parte delle uccisioni nel famigerato massacro di Tel-al-Zaatar nell'agosto 1976, il culmine della guerra civile libanese provocata da Kissinger. In quel caso i Falangisti fecero il lavoro sporco sotto la supervisione degli Israeliani. Nonostante i media controllati siano rimasti in silenzio sulla Falange, è chiaro che sono ancora disponibili per operazioni sporche.

Con un sinistro segnale, le trasmissioni della CNN hanno presentato interviste in prima persona con Caroline Shamoun, una presunta statunitense bloccata in Libano. Questo riferimento richiama Camille Chamoun, il presidente fantoccio della CIA in Libano che chiamò le forze Usa nel 1958. L'obbiettivo dell'attuale campagna è, in modo manifesto, chiamare le forze Usa per intervenire ancora in una crisi libano-centrica.

Tutti i governi che amano la pace e gli Statunitensi di buona volontà dovrebbero rendere chiaro che considerano il Mossad, lo Shin Beth e le Forze di Difesa Israeliane direttamente responsabili per la sicurezza e il benessere degli Statunitensi bloccati in libano dall'attuale aggressione. Ogni atrocità contro questi Statunitensi non può essere attribuita ad Hezbollah, alla Siria, o all'Iran, nessuno dei quali ha qualche immaginabile interesse nel provocare gli Stati Uniti ad attaccare. Sono Israele e Cheney ad avere un tale interesse, come è probabile sia stato discusso durante la visita di Olmert negli Stati Uniti a maggio o durante la visita di Netanyahu a giugno.

E' imperativo che gli Stati Uniti e la popolazione del mondo siano vaccinati contro gli scenari da provocazione propagandati ora dalla CNN, dalla MSNBC e dal resto dei media controllati.

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

I bombardamenti israeliani potrebbero condurre ad un'escalation bellica in Medio Oriente

di Michel Chossudovsky

A seguito dei bombardamenti di Beirut da parte israeliana, c'è il pericolo che la guerra mediorientale finanziata dagli Stati Uniti, attualmente caratterizzata da tre scenari distinti (Afghanistan, Palestina ed Iraq) aumenti e si estenda all'intero Medio Oriente - tutta la ragione dell'Asia Centrale.
I bombardamenti del Libano fanno parte di un'agenda militare attentamente pianificata. Non sono spontanei atti di rappresaglia da parte di Israele. Sono atti di provocazione.
Gli attacchi potrebbero infatti essere usati come pretesto per scatenare un'operazione militare molto più vasta, che è già in fase di pianificazione attiva. In tutta probabilità, i bombardamenti sono stati condotti con l'approvazione di Washington.
Questi bombardamenti coincidono con la resa dei conti riguardo l'Iran e il suo presunto programma di armi nucleari. Dovrebbero essere visti ed analizzati in relazione agli interessi geo-politici e strategici israelo-statunitensi nella regione.
A partire dal 2004, gli Stati Uniti, Israele e la Turchia hanno formulato concreti piani di guerra che comportano raid aerei sui siti nucleari dell'Iran. Israele ha buone probabilità di giocare un ruolo diretto nell'operazione militare sostenuta dagli Stati Uniti contro l'Iran, che è anche l'obbiettivo del meeting del G8 a San Pietroburgo tra il 15 e il 17 luglio.
Dalla fine del 2004, Israele ha accumulato sistemi d'armi statunitensi in previsione di un attacco all'Iran. Questo accumulo, che è finanziato dagli aiuti dell'esercito Usa, è stato in gran parte completato nel giugno 2005. Israele ha avuto consegna dagli Stati Uniti di molte migliaia di "armi aeree intelligenti" tra cui 500 bombe anti-bunker, che possono essere usate anche per sganciare bombe nucleari tattiche. Le armi nucleari tattiche statunitensi sono state dislocate dagli Usa e da molti dei loro alleati, e potrebbero essere impiegate contro l'Iran. I missili termonucleari di Israele sono puntati su Tehran.
Un fattore è anche la partecipazione della Turchia nell'operazione militare israelo-statunitense, in base all'accordo raggiunto lo scorso anno tra Ankara e Tel Aviv.
Thehran ha confermato che risponderà, se assalita, nella forma di attacchi con missili balistici diretti contro Israele. Questi attacchi potrebbero anche prendere di mira le strutture militari degli Stati Uniti in Iraq e nel Golfo Persico, portando immediatamente ad uno scenario di escalation militare e di guerra totale.
Sull'agenda del G8 c'è una bozza di risoluzione delle Nazioni Unite riguardo il presunto (non esistente) programma di armi nucleari dell'Iran, la quale, secondo alcune notizie, è stata approvato tatticamente dalla Russia e dalla Cina. Questa risoluzione, se approvata, potrebbe aprire la strada per bombardamenti punitivi sull'Iran, con il pieno sostegno degli alleati europei degli Stati Uniti.
Israele fa ora parte della coalizione militare anglo-statunitense. Se questi bombardamenti fossero portati a termine, con la partecipazione attiva di Israele, sia il Libano che la Siria diventerebbero parte di un'estesa zona di guerra.
L'intera regione si infiammerebbe.
E' dunque essenziale che i movimenti dei cittadini di tutto il mondo agiscano risolutamente per affrontare i loro rispettivi governi, invertire e smantellare questa agenda militare che minaccia il futuro dell'umanità.

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

14 luglio 2006

Le guerre fomentate dall'ONU

In un boato silenzioso è iniziata la guerra più spietata e sporca che sia mai esistita, senza che sia stato davvero chiarito cosa abbia dato scatenato il primo attacco. Lo scoppio di una guerra in una zona così critica e problematica dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che i diplomatici e i governi delle Potenze globali non sono all'altezza di affrontare una vera crisi internazionale, perché vanno a scontrarsi con una realtà che non potranno mai capire. Sono paesi questi, in guerra da un'eternità, vivono in una tale precarietà, affrontando crisi energetiche e di sussistenza che se si ripetessero nelle nostre evolute società, si creerebbero dal nulla sterminate fosse comuni. Non conosciamo questa guerra, né la sua storia, e nonostante tutto ci arroghiamo il diritto di interferire con essa, senza sapere che siamo stati proprio noi a volere quell'eterno odio e a far sì che si mantenesse sempre vivo in questi anni.

Assistiamo ora all'autodistruzione dei popoli del medioriente, che si stanno lacerando e divorando a vicenda per sopravvivere, solo perché ciò consente alle lobbies bancarie di garantire che il sistema finanziario non imploda su se stesso, rivelando così la grande truffa che lo regge. La pericolosa miccia del conflitto israelo-palestinese è destinato così ad espandersi in tutto il Medioriente, coinvolgendo direttamente o indirettamente i paesi arabi, la Russia e la Cina. Infatti, nonostante sia stato riportato all'attenzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu il dossier dell'Iran, le due potenze non hanno confermato la loro precedente posizione contraria a qualsiasi tipo di sanzione per il mancato rispetto della risoluzione: evidentemente la guerra si è spostata dall'Iran verso il Libano.
Se non sono state chiarite le cause dell'attacco è perché a questa guerra ha senz'altro contribuito la comunità internazionale, personificata dall'Onu o da altri organismi sovranazionali, che hanno fomentato odi e esasperato le già precarie condizioni di vita dei popoli palestinesi, hanno permesso che si erigesse un muro per aizzare il fondamentalismo, hanno tolto l'acqua ai popoli arabi. Questa guerra infatti viene combattuta per l'oro blu, per l'accaparramento delle scarse risorse idriche del Medioriente, che sono controllate attualmente dalla Cisgiordania, il pozzo di Israele, e dalla Turchia. Questa, in particolare, rappresenta la superpotenza dell'acqua nel Medioriente, in quanto con le sue dighe in Anatolia, tra cui la Diga Ataturk, controlla il flusso dei fiumi nella Mesopotamia, e ha da poco tempo avviato un progetto per la costruzione di ben venti dighe e altrettante centrali idroelettriche. Per tale motivo possiamo far risalire la data dello scoppio del conflitto al momento il cui il governo Cisgiordano tentò di deviare il corso del fiume Giordano, la cui portata viene aatualmente sfruttata per il 60% da Israele nonostante solo il 3% attraversi il suo territorio. Nel 1993 gli accordi di Oslo hanno assicurato ad Israele il controllo dell'acqua della Cisgiordania, mentre ai palestinesi è stato consentito di scavare un numero limitato di pozzi, che prendano acqua dalle falde possedute da Israele. A questo occorre aggiungere che la maggior parte dei pozzi della striscia di Gaza si stanno prosciugando, obbligando il popolo palestinese a comprare l'acqua dissalata dai ricchi paesi petrolieri dell'Arabia. Il risultato è ovviamente che i palestinesi possono vedersi privare dell'acqua, già data con il contagocce, e dei mezzi di sussistenza da un momento all'altro, nel pieno rispetto degli accordi internazionali. Ora, in un periodo di piena crisi ed emergenza idrica data la volontà della Turchia di vendere l'acqua ad altri partner, il Libano potrebbe fornire ad Israele le acque del fiume Hasbani.
La guerra per l'acqua, significa guerra per la sopravvivenza, e chi manovra i fili dall'esterno questo lo sa benissimo, e sfrutta a proprio vantaggio tale situazione di debolezza.
Ancora una volta dunque l'operato dell'Onu va ad insinuare il verme dell'odio: la sete e la disperazione sono le armi più subdole e aberranti che possano essere utilizzate contro un popolo reso povero per volere delle potenze occidentali. Ma tutto questo è storia già vissuta, essendo molto simile a quanto è stato fatto alla Jugoslavia. L'Onu allora scortò e protesse i combattenti Mujaidin che giunsero da tutto il mondo musulmano per difendere i fratelli in una Guerra Santa. Quando poi cominciarono a tagliare la gola a cittadini civili serbi, si disse che i Serbi erano macellai, sbucando poi, una dopo l'altra, decine di fosse comuni, forse lì da decenni per via della secolare pulizia etnica che viene fatta nei Balcani. Hanno scatenato un inferno che ha portato la distruzione di un'economia e di un popolo, ora già si paventa l'ipotesi di un probabile omicidio del Presidente Milosevic, dato che nessuna reale prova era stata prodotta sino allora.

Questa guerra è già iniziata da tempo, e siamo stati noi ad attaccare, e ora la più piccola azione che verrà fatta sarà ampliata e ingigantita dai mass media per dare l'idea del conflitto globale come grande spettacolo. Le basi ora sono tutte in massima allerta e, allo stato attuale potremmo assistere a qualche eclatante inaspettato evento, come ad esempio qualche azione in Francia. Il motivo potrebbe essere il fatto che l'America e le lobbies bancarie sono fortemente interessati all'entrata in Europa della Turchia. Questo potrebbe portare ad una islamizzazione della Francia, il che complicherebbe totalmente la situazione. Tale rischio è attuale e non è certo sfuggito a coloro che hanno investito i propri soldi nella Francia. Il fatto che Eurotunnel si trovi ora sull'orlo del fallimento, conferma ancor più i sospetti si una vera e propria fuga dei capitali dalla società transalpina, perché evidemente l'affare è divenuto rischioso, e tutti sanno benissimo che qualcosa accadrà.
Abbiamo da tempo dimostrato e parlato di questo pericolo, che è stato solo posticipato alla chiusura dei Mondiali: ora come è ora ogni singolo dettaglio ci riporta alla mente la minaccia di una guerra che può essere globale, senza lasciar alcun spiraglio di pace.
Questa in realtà è solo una grande sceneggiata, la cui fine non si intravede ma gli attori sono talmente impazziti che potrebbe davvero precipitare la situazione in una trappola senza uscita. Insomma, chi sono i nostri giudici, quelli che in questo momento dovrebbero difenderci? Ma se non sono riusciti a fare un equo processo a Milosevic senza ammazzarlo con continui sabotaggi, cosa possiamo aspettare da loro? Carla del Ponte è un giudice fallito e dovrebbe in realtà tornare a fare la casalinga; i loro fondi dovrebbero essere congelati e i loro beni espropriati, e tutto questo comunque non basterebbe a ripagare del grande male che hanno fatto. Allora sarebbe meglio che Prodi ci faccia capire dove sta portando l'Italia perchè vogliamo sapere se dobbiamo continuare a mandare i nostri eserciti a combattere per l'Eni o le Banche, per poi regalare medaglie d'oro al valore, e un funerale di Stato, dimenticando però quei militari che hanno chiesto il risarcimento e le cure per i danni provocati dall'Uranio impoverito. Per quello che hanno visto e poi hanno chiesto sono stati trattati additati, usati e poi gettati via come se fossero merce di scambio.
Questo è il fallimento degli organismi internazionali, dei governi che cooperano per lo sviluppo e la pace, dell'Europa nata per l'unione dei popoli, dell'Onu, che probabilmente non è mai esistita come Unione delle Nazioni. Come ha dichiarato da tempo il Presidente Chavez, anche se la sua voce non è stata ascoltata, è giunto il momento di prendere coscienza delle profonde responsabilità della nostra politica estera. Occorre ora sedersi di nuovo intorno ad una tavola rotonda e riscrivere i Patti di Bretton Woods, basato sul concetto di "controvalore della moneta" imperniato sulle reali risorse e potenzialità di crescita di uno Stato.

FONTE: ETLEBORO

L'attacco strategico

11 Luglio 2006

Un nuovo attacco terroristico colpisce un centro finanziario, con sette esplosioni continue e quasi simultanee su un treno di pendolari, squarciando le carrozze e provocando ben 180 morti e 624 feriti.
Le analogie e gli elementi ricorrenti rispetto ad altri attentati cominciano ad essere sempre più frequenti, andando quasi a definire il profilo di questi fantomatici terroristi, che portano morte e terrore senza che vi sia un motivo apparentemente plausibile.
La strategia del terrore si fa di nuovo sentire, in una giornata che sembra essere una ricorrenza rituale, proprio quando la voce di Al Queda riecheggia sulla rete con immagini macabre sulle torture di due soldati americani. Non si conoscono ancora i "padri spirituali" di questo ennesimo attentato, e forse non dovremmo stupirci se dopo lunghe indagini si venisse a scoprire che si tratta si cellule legate ad al queda, che rivendicano antichi rancori contro il governo Indiano, o contro le potenze occidentali che hanno colonizzato questa terra.
Diamo dunque credito, anche solo per ipotesi assurda, alla tesi secondo cui l'attentato abbia una correlazione con gli stessi che hanno scosso questi ultimi cinque anni, a partire da quell'11 settembre che ha cambiato il corso della nostra storia. Questo potrebbe indurci a sospettare che questo attentato abbia una ragione ben precisa, forse la stessa che si è celata negli attacchi alle torri gemelle, ossia la copertura di gravi speculazioni che interessarono il mercato azionario della new economy, e che rischiarono di creare un effetto domino che sicuramente avrebbe travolto tutte le più grandi società di che avevano investito e speculato in quel settore, con effetti non molto dissimili da una crisi finanziaria.
Per avvalorare questa ipotesi si potrebbe guardare l'andamento degli indici di borsa in questi giorni, con uno sguardo un po' più critico che ritorni al mese di maggio, giorni di terremoto per le borse asiatiche europee, durante i quali più di 2000 miliardi di dollari di capitalizzazione sono stati bruciati sui mercati internazionali, 200 miliardi solo il 22 maggio nelle borse europee, facendo temere la più grande crisi di liquidità.
Allora i grandi fondi di investimento, ossia i consorzi di Banche d'Affari che convogliano in un'unica entità il capitale di diverse fondazioni, d'un tratto chiusero le contrattazioni sui mercati asiatici, dopo aver investito o aver raccolto capitale approfittando della differenza dei tassi di interesse, per poi reinvestire tali risorse in mercati ad elevato rendimento (America e Europa). Così si è assistito, tra la prima e la seconda settimana di maggio, alla più forte liquidazione annuale di azioni sulla borsa americana ed alla più forte caduta settimanale delle borse europee dall'agosto 2004.
La crisi delle borse asiatiche, tuttavia, è da imputare anche al collasso del dollaro, essendo queste economie fortemente dipendenti dalla valuta americana data l'alta presenza di valuta statunitense nelle tesorerie di Stato, in quanto Paesi esportatori con elevati surplus commerciali.

La nave sta affondando, e i topi abbandonano le stive prima che si ritrovino su un relitto, che loro stessi hanno portato sul fondo con le loro continue speculazioni. Per mascherare o per incentivare così il rientro dei capitali occorreva un diversivo che portasse quella giusta alea di terrore e di sfiducia nell'economia, in modo da liquidare tutto o continuare le speculazioni indisturbati.
Questo evento infatti porterà senz'ombra di dubbio una ventata di ottimismo e di fiducia su tutte le borse occidentali per il rientro dei capitali, soprattutto Wall Street che registra un passivo cronico da almeno 6 mesi, data la precarietà della situazione monetaria e finanziaria, tanto che sembrano quasi "irreali e ritoccati" le informazioni che vengono date al mercato. Al contrario subiranno il duro colpo le borse asiatiche, colpite non solo dall'attentato ma anche dalla fuga dei fondi di investimento che stanno liquidando tutto e stanno chiudendo le linee di credito. Sicuramente chi sapeva ha preso i suoi provvedimenti, decidendo di vendere tutto prima di perdere ogni cosa, o aspettando per comprare tutto ad un prezzo più conveniente.
Il fondo di investimento di Seoul MBK , facente parte del Gruppo di Carlyle e fondato lo scorso anno, ha chiuso il 30 giugno il suo fondo in Asia liquidando $1.56 miliardi. Il fondo regionale di MBK, che aveva progettato di investire il 50% dei suoi investimenti in Corea, il 30% in Giappone e 20% in Cina, nel quale avevano investito illustri investitori come la Temasek Holdings Pte. Ltd, il fondo pensione Ontario Teacher, il fondo pensione di investimento del settore pubblico del Canada e Morgan Stanley, includendo tra l'altro la Banca di Tokio e la Federazione di Cooperative Agricola Nazionale e della Corea del Sud.

Potrebbe questa essere solo un'ipotesi, semmai avvalorata da coincidenze, potrebbe non significare nulla il fatto che la Banca Centrale del Giappone sta affrontando in questi mesi gravi scandali o che i mercati asiatici traballano al primo choc dei prezzi sulle materie prime, spinte dalle speculazioni delle scatole cinesi dei fondi bancari. Un attentato al centro finanziario indiano, quella che prima era Bombay, sede legale delle più grandi banche d'affari britanniche, potrebbe essere un semplice sabotaggio da parte dei separatisti del Cashmire, o di fanatici legati alle cellule terroristiche internazionali. Così sarebbero opera di al queda anche l'attentato al metro di Londra, o quello ai treni di Madrid, e perché no anche alle Torri Gemelle o al Pentagono.
Tuttavia i fatti e la realtà sono ben altri, perché una grande truffa si nasconde dietro ogni evento catastrofico, perché occorre sempre un fenomeno eclatante per tenere il gioco a questo sistema economico che funziona in base alle aspettative degli investitori o le informazioni di mercato.
Le menti che tengono in piedi queste strutture virtuali sanno bene che per far sì che la baracca si tenga in piedi occorrono dei sacrifici: 400 anime di gente sconosciuta è un prezzo accettabile per evitare che si continuino ancora a bruciare miliardi di miliardi di dollari, o meglio, di bit. E per far questo vengono creati personaggi come Bin Laden, Abu Omar, Al Zarqawi, che facciano da nemico e da simbolo a questa eterna guerra, mentre le intelligence, che ormai si sono vendute alle Banche e hanno stracciato anche il loro governo, organizzano e portano a termine operazioni in grande stile, perfette nel loro coordinamento e nel loro esito.
Non un colpo fallito sino ad oggi: bersaglio colpito e "patria" salva, borse intatte e investitori soddisfatti.
Se questi sono i presupposti vorremmo proprio sapere in quali mani noi rimettiamo la nostra vita, in quali mani la abbiamo messa negli anni del terrorismo in Italia, forse in quelle della Brigate Rosse, o di Al queda?!
I nostri tutori sono i nostri più grandi carnefici, e ormai la filosofia è continuare a giocare se non si vuole affondare. I nostri governi sono così corrotti nel loro animo più profondo che ormai non si esce più da questa grande roulette russa. Potrebbero colpire ovunque e in qualsiasi momento ci avevano avvertito, ed lo hanno anche fatto, ma non avremo mai i responsabili, perché Bin Laden mai sarà catturato così come le Banche mai cadranno, perché si insinuano come i vermi negli animi, con il terrore e le carte di credito.

FONTE: ETLEBORO

Attenzione, apocalisse in vista

di Maurizio Blondet

LIBANO - La seconda invasione israeliana del Libano può essere l’inizio di una più vasta e definitiva offensiva: con l’intento di arrivare alla liquidazione della Siria e al bombardamento dell’Iran per distruggerne le ambizioni nucleari.
L'offensiva militare è di una violenza inaudita - oltre 100 raid aerei in poche ore che hanno distrutto decine di ponti, strade e infrastrutture, fra cui l’aeroporto di Beirut ai bordi della capitale, hanno fatto 50 morti e oltre 100 feriti innocenti, fra cui come al solito numerosi bambini - ma è ancora nulla in confronto all’offensiva mediatica e propagandistica che vediamo dispiegata in queste ore. “Israele attaccato”, “Israele in pericolo”, strillano i giornali noachici.
Rivelatrice l’esultanza con cui Il Foglio titola in rosso e a tutta pagina: “Il grande jihad contro Israele”: è cominciata la lotta decisiva del Male contro il Bene, e finalmente Israele ha ragione.
E’ stata provocata da un “Paese sovrano” (sic), il Libano.
Sono stati gli Hezbollah, dietro cui c’è “l’ombra di Damasco e di Teheran”.
Bisogna tenere la mente fredda, ed analizzare con intelligenza e spirito d’intelligence la disinformazione nebulizzata in queste ore, perché nelle stesse menzogne da guerra psicologica c’è il bandolo della verità.
Per esempio, è pieno di informazioni tra le righe il commento che pubblica su Il Giornale
R.A. Segre.
Questo personaggio, il cui vero nome è Vittorio Dan Segre, è il corrispondente da Israele del quotidiano di Berlusconi: ma è “giornalista” nello stesso senso in cui lo è Renato Farina,
anzi peggio.

Dan Segre è un alto grado militare israeliano, e da sempre è l’altoparlante dei servizi di propaganda di Sion.
“Il caporale Shalit stava per essere restituito”, dice Dan. (1)
Il soldatino “rapito” da Hamas, riconsegnato, avrebbe fatto cadere il pretesto per l’ulteriore devastazione di Gaza.
Ne occorreva immediatamente un altro, che fosse pretesto per espandere il conflitto, consentendo ad Israele di dispiegare la sua forza, che è un po’ sacrificata nell’esiguo spazio di Gaza, e poco giustificata nel massacro di cose e vite umane civili: persino i maggiordomi noachici europei cominciavano a parlare di reazione sproporzionata e di punizione collettiva.
Il nuovo pretesto è arrivato: un attacco degli Hezbollah dal Libano.
Altri soldati “rapiti”.
Esulta l’altoparlante e spiega: “A Gaza Israele aveva commesso l’errore di usare la cattura del caporale Shalit come pretesto per mettere fine ai bombardamenti di missili” da Gaza, con operazioni “come la centrale elettrica”.
Lo scopo della devastazione, ci spiega con qualche ritardo l’altoparlante di Giuda, era (udite udite) “di tagliare l’elettricità alle decine di officine in cui vengono preparati i missili artigianali” palestinesi.
Ma questo scopo “non è stato spiegato abbastanza dai portavoce di Gerusalemme”, ecco il punto, sicchè i servi noachici hanno cominciato a parlare di “punizione collettiva” contro la popolazione civile.

Ma per fortuna, ora tutto questo è “passato”.
Sono entrati in campo gli Hezbollah.
“Contrariamente a Gaza… lo scontro lungo la frontiera libanese, riconosciuta dall’ONU come frontiera definitiva fra due Stati sovrani, diventa un atto di guerra cui è lecito e obbligatorio rispondere con un altro atto di guerra… gli hezbollah operano da uno Stato sovrano in guerra ufficiale anche se non attiva con Israele… il Libano non può dunque sottrarsi alle sue responsabilità come cerca di fare il debole presidente Abu Mazen” (reso debole non si sa da chi).
Israele è stato provocato.
Da un nemico cento volte inferiore.
Occorre tenere a mente che Israele, così “in pericolo”, è la quarta potenza militare mondiale, con 250 testate nucleare e tutti i missili necessari per farle arrivare in ogni parte del mondo, flotta formidabile, enorme potenza di fuoco, e con dietro la fornitura logistica illimitata degli USA. Hezbollah, gruppo che si ripete “armato da Teheran”, non ha lontanamente una forza paragonabile. Inoltre, in Libano, non è solo una forza paramilitare, ma un partito riconosciuto e votato.
Anche Antonio Ferrari de Il Corriere, uno dei pochi veri esperti del carnaio mediorientale, che frequenta da trent’anni e di cui conosce personalmente tutti gli attori, (vero giornalista, che ho avuto modo di stimare di persona) si domanda “che cosa abbia spinto Hezbollah a bruciare il credito che si era conquistato in tutti i settori della popolazione libanese, anche presso i cristiani maroniti, e persino presso il patriarca Sfeir”. (2)
Evidentemente - leggete tra le righe - Ferrari non è convinto della versione ufficiale dei fatti.

Che cosa spinge una forza insignificante a provocare un avversario super-armato, in una sfida che non può avere altro esito che una sconfitta?
Quante volte succede nella storia?
Eppure succede.
Nel 1898, secondo gli Stati Uniti, la debolissima Spagna provocò la potentissima America facendo saltare in aria l’incrociatore “US Maine” che era in visita nella rada di Avana: fu il pretesto con cui Washington strappò a Madrid Cuba e le Filippine, gli ultimi resti del suo impero, con estrema facilità.
Oggi si sa che il Maine fu fatto esplodere dagli stessi americani.
Accadde lo stesso al “Lusitania”: “provocazione” tedesca che giustificò l’entrata degli USA nella grande guerra.
Lo stesso a Pearl Harbor.
Lo stesso nel Golfo del Tonkino, dove un attacco “non provocato” vietnamita costrinse gli USA, poveretti, ad ampliare il conflitto.
Lo stesso l’11 settembre, dove Al Qaeda si è fatta dare la caccia ed ha offerto il pretesto per l’occupazione di Afghanistan ed Iraq.
Accade, nella storia, che un debole aggredisca un forte.
Ma accade soltanto ad uno Stato: gli USA.
Regolarmente, ogni 60 anni circa la superpotenza americana viene proditoriamente aggredita senza ragione da un avversario debole, che la costringe a devastarlo a tappeto e a renderlo democratico. Ciò che non succede poniamo all’Italia, potenza infinitamente più debole e notoriamente imbelle, succede a scadenza fissa agli Stati Uniti.
Cosa da non credere, se non ne fossimo testimoni.
Ora, è successo ad Israele.

La natura della provocazione è chiarita da un articolo del Jerusalem Post dove, tra la solita propaganda, si legge: “Poche settimane fa una intera divisione della riserva è stata richiamata per essere addestrata a un’operazione come quella che l’esercito israeliano sta compiendo in risposta all’attacco degli Hezbollah di giovedì mattina”.
Questa sì che è preveggenza: settimane prima della provocazione islamista, Israele si preparava ad invadere il Libano.
E’ una delle tante esercitazioni profetiche della nostra storia presente.
Pochi giorni prima del “rapimento” del caporale Shalit, aveva già detto Haaretz, Israele aveva progettato di rapire i parlamentari e ministri di Hamas.
Con tanto di lista presentata da Olmert al capo dello Shin Beth.
Questa informazione nella disinformazione si può leggere a firma di Yaakov Katz, “Reservists called up for Lebanon strike”, Jerusalem Post del 12 luglio.
Ma in Europa, i figli di Noè fanno finta di non capire.
E’ Hezbollah che ha provocato la superpotenza atomica regionale, dandole il pretesto di cui aveva bisogno per allargare il conflitto, dispiegare le sue ali d’aquila.
“Nessuno in questo momento può ancora dire” scrive Dan Segre, se l’aquila di Giuda “dilagherà a nord verso la Siria”.
Proprio la Siria che giusto ieri, dice Bloomberg, ha annunciato di abbandonare il dollaro per costituire le sue riserve in euro.

E che Washington ha immediatamente accusato come responsabile della cattura dei soldati israeliani “rapiti” dagli Hezbollah.
La Siria, perché ormai il processo che la teneva sotto schiaffo - quello per l’uccisione del premier libanese Hariri - sta facendo acqua da ogni parte.
La Siria che, come scrivono gli altoparlanti, continua a ritenere il Libano un suo protettorato: in realtà, il Libano - sotto la saggia guida del generale Aoun - è tornato ad essere un modello di convivenza tra cristiani, sciiti e sunniti ed altre minoranze.
Un modello che può essere additato ad Israele.
Dunque, intollerabile.
Va abolito.
“Riporteremo il Libano indietro di vent’anni”, grida Olmert.
Perché questi attacchi hanno anche lo scopo di stroncare ogni sviluppo dei Paesi vicini ad Israele, di rigettarli all’età della pietra, e il Libano, grazie all’intraprendenza dei suoi abitanti levantini, stava di nuovo fiorendo.
Per sentirsi sicuro, Israele ha bisogno di avere attorno un deserto di disperazione e barbarie.
Invaso il Libano, però, c’è ragione di credere che Israele non si fermerà.
Deve arrivare fino al bombardamento dell’Iran, deve averne il pretesto.
Perché?
Perché, come ha scritto in vari articoli del New Yorker Seymour Hersh - il solo esperto veridico delle cose militari americane - i generali USA, che già vedono affondare la truppa nelle sabbie mobili irachene, hanno convinto i politici, e un Bush in calo disastroso, a non fare l’attacco all’Iran.

Gli USA non faranno anche questa guerra per Israele.
Israele deve dunque agire in proprio. (3)
E presto, perché la finestra d’opportunità si sta chiudendo.
Sta per cominciare, sotto l’egida di Putin e con l’assistenza di Gazprom, la costruzione del gasdotto che porterà il gas iraniano all’India attraverso il Pakistan. (4)
Un’opera colossale che collegherà stabilmente l’Iran, il Paese che il giudaismo vuole isolato e “canaglia”, in un’alleanza di solidi interessi coi suoi potenti vicini.
Inoltre, salda due Stati ex nemici, Pakistan e India, nel comune interesse e corresponsabilità del vitale gasdotto.
Se questo avviene, l’India indù è perduta per il grande jihad ebraico contro l’Islam.
Intravvediamo qui il motivo dell’orrendo attentato di Bombay dell’11 luglio.
I due gruppi islamici subito chiamati in causa come autori del massacro, Lashkar-e-Tayyaba e Hezb-ul-Mujahedin, anziché rivendicarlo, hanno condannato l’attentato e quelli (di cui si è parlato meno) avvenuti in Kashmir lo stesso giorno, che hanno ucciso altre otto persone.
Ma non importa: Pakistan ed India sono di nuovo ai ferri corti, e l’India è coinvolta; parteciperà al gran jihad israeliano contro l’Islam.
Se l’ipotesi è giusta, aspettiamoci qualcosa di apocalittico: Israele attaccherà l’Iran con bombe nucleari.
Perché “è in gioco la sua stessa esistenza”.
Ed è stata provocata.

Note:
1) R.A. Segre, “Giochi pericolosi”, Il Giornale, 13 luglio 2006; si noti che, ancora una volta, l’Europa ha intimato agli arabi di rilasciare i soldati israeliani catturati, ma non agli israeliani di liberare i ministri e parlamentari palestinesi rapiti, né i 9 mila detenuti senza processo che Israele tiene in suo potere.
2) Antonio Ferrari, “L’ombra di Damasco e di Teheran in una escalation improvvisa”, Il Corriere della Sera, 13 luglio 2006.
3) Jonathan Ariel, un operativo del Mossad, ha dichiarato pochi giorni fa: “Se necessario, noi [israeliani] faremo tutto il necessario per assicurare la nostra sopravvivenza, compreso un attacco nucleare ‘preventivo’ contro l’Iran". Ne abbiamo dato notizia in questo sito (Maurizio Blondet, “Isteria armata di atomica”, 26 luglio 2006).
4) Maurizio Blondet, “Mosca e Pechino, due colpi magistrali”, 27 giugno 2006. L’accordo fra Gazprom, Iran, Pakistan e India è stato siglato nel vertice dello SCO, Shanghai Cooperation Organization. Il Pakistan, molto interessato all’affare, ha dato le massime garanzie di vigilanza sul gasdotto. Questa pacificazione non può essere permessa, in quanto contraria agli interessi israelo-americani. I mandanti dell’attentato hanno lasciato deliberatamente una “segnatura” per far capire, a chi sa, la loro vera identità. Ancora una volta hanno scelto un 11, come per l’11 settembre in USA e l’11 marzo a Madrid. Insomma è la firma di Osama bin Mossad. In questo senso, ha un significato agghiacciante una frase di Berlusconi a proposito dell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar in Italia: “se rompiamo con la CIA ci esponiamo ad attacchi terroristici”. Perché naturalmente tutti sanno chi fa gli attacchi terroristici. Il difficile è denunciarlo, quando gli autori sono la prima e quarta potenza atomica mondiale.

FONTE: EFFEDIEFFE

Il futuro della rete secondo l'FBI

Internet blindata, intercettazione di VoiP, instant messaging e chat online, provider come braccio delle forze dell'ordine, trasparenza al minimo sul monitoraggio effettuato. Pronta la proposta di legge

Washington (USA) - Qualcosa di tetro avanza al Congresso: la polizia federale statunitense è infatti promotrice di un progetto di legge che non ha precedenti nella sua "visione" di una articolata ristrutturazione della rete, del modo di agire della polizia online, dei rapporti tra provider utenti e dell'estensione dei poteri di intercettazione.

FBI in un meeting ristretto con rappresentanti dell'industria IT americana ha fatto conoscere le sue proposte per una nuova internet, che saranno presentate al Congresso come emendamenti al CALEA, la controversa normativa del 1994 che tratta anche dei poteri di intervento nelle comunicazioni private.

Il documento, reso pubblico da cnet, gira attorno a questi punti:

- espansione degli obblighi per i provider di fornire mezzi di intercettazione delle comunicazioni per l'instant messaging, una misura che sarebbe estesa anche alle chat che avvengono, ad esempio, tra giocatori di giochi multiplayer online;

- qualunque costruttore di tecnologie di routing della rete dovrà proporre modifiche che trasformino router e sistemi di indirizzamento in strumenti di intercettazione. Questa misura è già attiva per i produttori di switch;

- obbligare gli internet provider a suddividere il proprio traffico in modo da individuare in modo selettivo anche il traffico VoIP. Questo consentirebbe alla polizia, spiega cnet, di chiedere ai fornitori di broad band informazioni per l'intercettazione anziché dover prima comprendere quali sistemi VoIP siano stati utilizzati, con quali protocolli ecc.

- cancellare la norma che obbliga il Dipartimento di Giustizia, da cui dipende l'FBI, a rendere pubblico ogni anno il numero di intercettazioni.

Quella che l'FBI descrive, dunque, non è una semplice estensione del CALEA, che almeno sulla carta non era stato pensato per consentire un'intercettazione a tappeto, ma un complessivo redesign dell'infrastruttura di rete allo scopo di consentirne il monitoraggio continuato e l'intercettazione dei contenuti alla bisogna.

Secondo l'FBI queste novità sono indispensabili in quanto "la complessità e varietà delle tecnologie di comunicazione sono aumentate esponenzialmente in questi anni e le capacità di intercettazione legale da parte delle agenzie di polizia federali, statali e locali sono state poste sotto stress continuo, e in molti casi sono diminuite o divenute impossibili".

Qualora il progetto dell'FBI sostenuto da alcuni influenti senatori repubblicani trovasse uno sbocco al Congresso e si trasformasse in normativa saremmo di fronte, concordano gli osservatori, ad una nuova concezione della rete stessa.

FONTE: PUNTOINFORMATICO

12 luglio 2006

Alto grado dell'aviazione: "un missile ha colpito il Pentagono"

di Greg Szymanski

Due esperti di alto profilo in radiazioni sono d’accordo che l’attacco al Pentagono ha coinvolto l’uso di un missile. Anche letture con contatori Geiger subito dopo l’attacco mostrano alti livelli di radiazione a 12 miglia di distanza dal luogo dell’ impatto contro il Pentagono.

Un esperto di radiazioni e un importante Maggiore dell’ esercito, che un tempo ha guidato il progetto delle forze armate sull’ uranio impoverito, sostengono entrambi che il Pentagono è stato colpito da un missile, non da un aereo commerciale, aggiungendo che i rilevamenti di radiazioni dopo l’impatto indicano che potrebbe essere stato usato anche uranio impoverito.

“Non sono un esperto di esplosivi o di luoghi di impatto, ma sono molto bene informato in cause ed effetti di contaminazione da radiazione nucleare. Ciò che è successo al Pentagono è fortemente sospetto, e mi porta a credere che un missile con testata all’ uranio impoverito possa essere stato usato,” dice l’esperto in radiazioni Lauren Moret in una conversazione telefonica questa settimana dalla sua casa di Berkeley in California.
Moret, che ha speso una vita lavorando nel campo nucleare, prima come uno scienziato dello staff del Livermore Nuclear Weapons Laboratory in California, è ora membro del Radiation and Public Health Project (RPHP) [Progetto su Radiazioni e Salute Pubblica n.d.t.], un gruppo finanziato da privati che studia i devastanti effetti dell’ uranio impoverito specialmente in Iraq e Afghanistan.

A riguardo della teoria del missile, essa è anche appoggiata dall ex Maggiore dell’ Esercito Doug Rokke, con un PhD in didattica della fisica ed ex alto esperto militare bandito dal Pentagono dopo che le forze armate non seguirono i regolamenti sull’ utilizzo, lo smaltimento e i trattamenti medici riguardanti l’uso di uranio impoverito.

“Se si guarda a tutta la faccenda, specialmente al luogo di impatto privo di parti di aeroplano, alla dimensione del foro lasciato nell’ edificio e al fatto che l’impatto del proiettile ha penetrato numerosi muri di cemento, sembra il lavoro di un missile,” ha detto questa settimana il Mag. Rokke dalla sua casa di Rantoul, Illinois. “E se si guarda al danno, è stato ovviamente un missile. Inoltre se si guarda al WTC e all’ inquietante flash che colpisce la torre appena prima dell’ impatto dell’ aeroplano, anche in questo caso sembra come se sia stato usato un missile.”

E per provare che la teoria del governo sul jet è sbagliata, Moret ha detto che le rapide azioni di una sua amica vicina al Pentagono la mattina dell’ 11-9, forniscono anche maggiori sospetti. Moret si ricorda che quella tragica mattina, appena vide l’aereo colpire le torri gemelle e poi udì dell’impatto contro il Pentagono, chiamò immediatamente una cara amica ad Alexandria, Virginia, la Dr.ssa Janette Sherman. Pensando che potessero essere coinvolte delle radiazioni, chiese rapidamente alla Dr.ssa Sherman, 77 anni, esperta in radiazioni e medico che vive a 12 miglia dal luogo di impatto, di leggere un contatore Geiger.

Ciò che le due esperte trovarono è stupefacente. Non solo ciò che trovarono è stupefacente ma ciò che è pure più incredibile è che per anni dopo l’ 11-9 è stato completamente ignorato da quasi tutti, compresa l’ amministrazione Bush, la Commissione sull’ 11-9 e i media mainstream, tutti coloro che sembrano più interessati a timbrare la storia ufficiale dell’ 11-9 piuttosto che arrivare alla verità.

“La Dr.ssa Sherman era sottovento dal Pentagono l’ 11-9 e le sue letture del contatore Geiger mostrano valori estremamente alti, da otto a dieci volte più alti del normale,” dice Moret, che è anche esperta nelle cause e gli effetti dell’ uranio impoverito.
“La Dr.ssa Sherman, che è anche lei una rispettata esperta di radiazioni, ha poi contattato le autorità per allertarle sui rischi delle radiazioni sul luogo di impatto del Pentagono. E abbiamo anche tenuto foto delle letture del contatore Geiger per verificare ciò che la Dr.ssa Sherman ha trovato da 12 miglia di distanza.”

Dopo avere informato la Nuclear Industrial Safety Agency (NIRS) [Agenzia per la Sicurezza Nucleare Industriale n.d.t.], furono allertati gli esperti della Environmental Protection Agency (EPA) [Agenzia per la Protezione dell’ Ambiente n.d.t.] e l’ FBI ed esperti di radiazioni hanno poi confermato alti livelli di radiazione sul luogo di impatto del Pentagono, forse per la presenza di uranio impoverito o per altre cause ignote.

Ma ciò che ha più disturbato la Moret è stata la mancanza di preoccupazione da parte dell’ amministrazione Bush e il non avere istituito una indagine completa su ciò che ha veramente causato gli alti livelli di radiazione, dicendo che forse ciò che avrebbero trovato avrebbe potuto rivelare qualcosa di contrario alla storia ufficiale in cui un aeroplano sfonda come un ariete 12 muri del Pentagono di duro cemento.

“Anche se fosse stato usato uranio impoverito, pensate che a gente come Bush, Cheney e Rumsfeld importi davvero qualcosa? Questi sono profittatori a cui 20 o 30 anni fa non sarebbe stato nemmeno permesso di mettere piede in queste posizioni di potere,” dice Moret. Sebbene i conteggi del contatore Geiger della Dr.ssa Sherman non possono essere una scoperta decisiva, un altro esperto di radiazioni nucleari, Marion Fulk, concorda che in ogni caso i valori positivi sono sospetti.

“Sembra davvero sospetto ma naturalmente bisogna considerare molti fattori prima di giungere ad una conclusione,” ha detto Fulk in una intervista telefonica questa settimana. “Bisogna guardare al tipo di contatore Geiger usato dalla Dr. ssa Sherman così come al fatto che la fonte della radiazione potrebbe essere l’uranio impoverito in un missile, il carico nell’aeroplano o all’interno della struttura dell’ edificio colpito.”

Anche se nessuno può esserne certo, una cosa certa è che l’amministrazione Bush non si è mai seriamente interessata a occuparsi della possibilità di uranio impoverito al Pentagono così come si interessa poco dello stesso problema al World Trade Center e nei luoghi di combattimento dell’ Iraq e dell’ Afghanistan.

E più recentemente, Moret, Fulk e il Mag. Rokke, insieme a Tennis Kyne, Bob Jones e Mark Zeller, hanno fornito la documentazione per un esplosivo video scritto e prodotto da Joyce Riley e William Lewis chiamato “Beyond Treason” [“oltre il tradimento” n.d.t.] che fornisce uno sguardo approfondito all’ uranio impoverito usato nelle Guerre del Golfo e il fatto che probabilmente causa numerose malattie ai civili e ai militari.

“E’ stato determinato che l’equivalente di più di 400000 bombe del tipo di quella di Nagasaki è stato rilasciato nel medioriente dal 1991,” dice Moret, citando uno studio e il successivo discorso fatto ad una conferenza sull’ uranio impoverito nel 2000 dal Professor Yagasaki, un fisico e stimato esperto di radiazioni nucleari.
E nel filmato di 89 minuti, che indaga su un massiccio insabbiamento da parte del governo, Riley e Lewis fanno notare che le malattie inspiegate in civili e nel personale militare possono essere causate dall’ uranio impoverito o forse essere una combinazione di diverse cause, inclusa l’esposizione a sostanze chimiche e biologiche e l’uso di vaccini sperimentali.

Gli scrittori di “Beyond Treason”, hanno aggiunto:
“Gli eroi della Guerra del Golfo ammalati, provenienti da tutti i 27 paesi della coalizione muoiono lentamente per “cause ignote,” aspettano risposte dai loro governi, ma nessuna risposta soddisfacente o persino credibile è venuta fuori dall’ establishment militare. Dati che coprono tutto un decennio indicano negligenza o addirittura colpevolezza da parte del Dipartimento della Difesa USA e della loro [mentalità] da eserciti usa e getta.”

“La VA [“Veterans Administration”, l’ente che si occupa dei veterani di guerra n.d.t.] ha stabilito che 25000 soldati sono ora disabili permanenti, 15000 soldati sono morti e più di 425000 sono malati e stanno morendo lentamente per quella che il Dipartimento della Difesa chiama ancora una malattia misteriosa. Quanti altri ancora dovranno morire prima che si faccia qualcosa?”
E nel Febbraio 2004, una conferenza chiamata "Dialogues with Decision Makers" [“Dialoghi con chi prende le decisioni” n.d.t.] è stata tenuta a Nuova Delhi, India, dove un gruppo di esperti si è riunito per la prevenzione della guerra nucleare e ha guardato da vicino il problema dell’ uranio impoverito nel Medioriente.”

L’Ammiraglio Vishnu Bhagwat, ex capo del Naval Staff in India, ha riferito i seguenti dettagli scioccanti sugli effetti dell’ uranio impoverito: “Nella guerra del 2003, gli Iracheni sono stati colpiti dall’ arsenale radioattivo del Pentagono, soprattutto nei centri urbani, a differenza che nei deserti come nel 1991. Gli effetti congiunti di malattie, invalidità a lungo termine e generici difetti alla nascita sarà evidente solo a partire dal 2008.” Per ora, la metà dei 697000 soldati coinvolti nella guerra del 1991 ha riportato serie malattie. Secondo la American Gulf War Veterans Association, più del 30% di questi soldati sono cronicamente malati, e ricevono compensi di invalidità dalla Veterans Administration.

“Vicino al Palazzo Repubblicano, dove le truppe USA hanno fatto la guardia e oltre 1000 impiegati sono entrati e usciti, i livelli di radiazione erano i più alti dell’ Iraq, quasi 1900 volte i livelli di radiazione di fondo.
“Lungo la strada, presso una bancarella che vende menta, cipolle e prezzemolo dove dei bambini stavano giocando su un carroarmato Iracheno bruciato appena fuori Baghdad, i contatori Geiger hanno registrato una radiazione pari a 1000 volte il normale fondo.

Il Pentagono e le Nazioni Unite stimano che durante gli attacchi in Marzo-Aprile 2003, USA e Gran Bretagna hanno usato tra le 1100 e le 2200 tonnellate di granate all’uranio impoverito in grado di penetrare le corazzature, molte di più che nella Guerra del Golfo del 1991 (e ciò non include le munizioni e i missili lanciati dall’aria),” ha scritto il Post Intelligencer.

“Gli effetti a lungo termine, per quanto elaborato dal Dr. Asaf Durakovic, dopo i primi sintomi neurologici, sono cancro e malattie legate alle radiazioni quali la sindrome da fatica cronica, dolori a muscoli e giunture, danni neurologici e/o nervosi, disturbi dell’umore, deficienze immunitarie, danni ai polmoni e ai reni, problemi di vista, ferite alla pelle, incremento degli aborti spontanei, mortalità materna e difetti/deformità genetiche alla nascita.

Per anni il governo USA ha descritto la Gulf War Syndrome [Sindrome della Guerra del Golfo n.d.t.] come disturbo da stress post traumatico. E’ stata etichettata come un problema psicologico o semplicemente come una misteriosa e scorrelata malattia quale i problemi di salute dei veterani del Vietnam che soffrivano di avvelenamento dall’ Agente Arancio [un defoliante usato sulle foreste vietnamite n.d.t.]

“E’ vero che un terrorista può attaccare in qualunque momento, qualunque luogo e usando qualunque tecnica ed è fisicamente impossibile difendersi in ogni momento e ogni luogo contro ogni tecnica possibile. Qui stiamo parlando di coltelli di plastica, e dell’ usare un volo American Airlines riempito di nostri cittadini, e il MISSILE per danneggiare questo edificio e simili (inascoltabile) che hanno danneggiato il World Trade Center. Il solo modo per affrontare questo problema e muovere battaglia ai terroristi ovunque siano e affrontarli.” Donald Rumsfeld nel rispondere al giornalista del Parade Magazine Lyric Wallwork Winik in una conferenza stampa del Pentagono il 12 Ottobre 2001. (Pubblicato sul sito web del Pentagono)
http://www.thememoryhole.org/911/rumsfeld-warnings.htm
[maiuscole e grassetto aggiunti, il testo originale sul sito del Pentagono è a questo indirizzo n.d.t.]

Fonte: http://www.arcticbeacon.com/
Link: http://www.arcticbeacon.com/18-Aug-2005.html
19.08.2005
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO (Marcoc)

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE