24 aprile 2006

Europa: simulacro del collasso finanziario

di Alfredo Jalife Rahme

Le autorità finanziarie europee temono di non poter far fronte al contagio dei mercati e hanno pertanto organizzato a Vienna una “pratica di giochi di guerra” che “simula una crisi finanziaria in tutto il continente”, secondo quanto rivelato da George Parker (GP) del The Financial Times (9/4/06).
La pratica del “gioco di guerra”, è risaputo, “ha simulato il collasso di una megabanca con operazioni in diversi grandi paesi, al fine di valutare se la Banca Centrale Europea (BCE), le banche centrali nazionali e i ministri delle finanze sarebbero stati in grado di lavorare congiuntamente per contenere la crisi."
Ha molto senso, dal punto di vista della prevenzione, che le autorità finanziarie europee si preoccupino dell’effetto Islanda (cfr. Bajo la Lupa, 1/3/06) e del crollo delle borse arabe della OPEP [organizzazione dei paesi esportatori di petrolio], che hanno colpito la periferia delle borse dell’anglosfera e stanno scalzando la periferia europea (Ungheria e Polonia, creando squilibri in Spagna e Portogallo. Cfr. Bajo la Lupa, 4/4/06), quando serpeggia l’ingovernabilità in Francia e in Italia.
Coloro che hanno partecipato alla simulazione nella sede della BCE di Francoforte, alla vigilia del conclave finanziario dei paesi europei a Vienna, hanno confermato che si è discussa la “pratica della gestione delle crisi”. Uno degli assistenti, che ha mantenuto segreta la propria identità (a meno che non si tratti di un’invenzione di GP), ha dichiarato che è stato come se si trattasse di “verificare la sopravvivenza (sic) di un impianto nucleare in conseguenza allo schianto di un aereo”. Che bel paragone! Non sono stati specificati né le dimensioni dell’aereo schiantato, né quelle dell’impianto nucleare.
L’obiettivo principale è stato quello di “provare la capacità di condividere informazioni durante una crisi” per poter “superare le differenze culturali”, e i risultati saranno riferiti al consiglio dell’ECOFIN di giugno [Il Consiglio Ecofin (“Economia e Finanza”) riunisce i Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri]. GP indica che la “vulnerabilità dell’Europa di fronte a una crisi transnazionale è stata rivelata in un rapporto riservato del consiglio dell’ECOFIN e la preoccupazione maggiore riguarda i “rischi di stabilità (sic) finanziaria comportati dalla crescita dei derivati creditizi e degli hedge fund [fondi ad elevato rischio]”; gli ominosi “fondi di copertura (sic) del rischio”, tanto contestati in Bajo la Lupa.
Il mercato speculativo dei derivati creditizi è cresciuto nello scorso anno del 128 per cento e GP arguisce che il valore “nominale” è di quasi quindicimila miliardi, cifra che consideriamo sia in realtà 25 volte più grande, e di cui un terzo verrebbe accaparrato dalla banca americana.
Il rapporto riservato sostiene che nella “maggior parte dei paesi membri il progresso è stato insufficiente” (sic) e si indicano come cause un “possibile crollo dei beni immobili, la pandemia dell’influenza aviaria e il costo elevato del petrolio come potenziali fonti di rischio”, continuano comunque a insistere sulla “solidità” (sic) del settore bancario.
Avverte altresì che la situazione dei derivati creditizi e degli hedge fund costituisce una fonte di preoccupazione a causa della “opacità” (sic) della loro gestione, con i conseguenti rischi sistemici, allarme che ai lettori di Bajo la Lupa deve ormai essere venuto a noia.

Fonti europee identificano tre detonatori:
1) la crescente crisi nei “mercati emergenti”;
2) la bolla di dei beni immobili,
e 3) i derivati creditizi.
O meglio: i tre elementi sono legati da una retroazione reciproca.

In Messico, le esilaranti quanto deliranti “autorità” finanziarie (e non parliamo di Fox e del suo delfino, il castañedista-salinista Calderón, che non vedono al di là del proprio naso) assicurano che il paese è blindato e hanno ragione: hanno blindato il vuoto, perché all’interno della protezione le loro finanze e la loro economia sono più vuote che mai, a somiglianza delle loro “idee”.
Quali nuove acrobazie si inventeranno gli ultramontani neoliberali del “Messico” per non essere raggiunti dal probabile crollo della borsa del cono sud, come ha avvertito Bill Rhodes, vicepresidente dell’Istituto Finanziario Internazionale (Financial Times, 5/4/06)?
Sono in possesso del dato riservato che Claudio X. González, dirigente dell’impresa texana Kimberly Clark Corp (KCC), uno degli operatori plutocrati di Salinas, ha partecipato allegramente alla recente fuga di capitali di quattro miliardi e mezzo di dollari che è costata lo scherzetto di Fox-Salinas-Calderón di paragonare Chávez a AMLO [Andrés Manuel López Obrador, sindaco progressista di Città del Messico]. Se non è vero, chiediamo una smentita da parte di X. González.
Forse la KCC possiede un’associazione di scambio in Texas attraverso X. González, simile a quella che si presume esista in alcune società messicane tra la dinastia Bush e il suo burattino Salinas? Greenpeace, noto gruppo ambientalista, ha accusato la KCC di essere uno dei peggiori depredatori del pianeta. Come Roberto Hernández Ramírez, ex venditore di arance tuxpeño e abiti di pessima qualità (Robert’s), fatto ascendere da Salina al titolo di “imprenditore globale” (che include le merci scaricate a Isla Pájaros), non bisogna stupirsi del fatto che il salinista X. González pretenda demolire il Messico pur di impedire che AMLO arrivi alla Presidenza.
Gli avvertimenti dei sacerdoti della globalizzazione finanziaria feudale deregolamentata sono più generosi che mai: il 5 aprile Timothy Geithner (TG), fiammante presidente della Riserva Federale di New York, ha lanciato un allarme all’Associazione dei banchieri di New York sul rischio crescente di uno scoppio del sistema (sic) finanziario.
È la terza volta, dall’inizio del primo trimestre dell’anno, che TG mette in guardia contro il “moltiplicatore” (leverage) dei derivati creditizi e degli hedge fund che “possiedono la potenzialità di aumentare lo stress”, che hanno reso “molto vulnerabile” il sistema finanziario globale: lo aveva già sostenuto l’11 gennaio innanzi alla Association of Business Economists (sic) di New York e il 28 febbraio innanzi alla Global Association of Risk Professionals - GARP (sic).
Persino Rodrigo de Rato, geneticamente fascista, e ora direttore dell’agonizzante FMI, ha ripetuto ciò che è ben noto riguardo agli “squilibri globali” presso il Centro per gli Studi Europei di Harvard lo scorso 4 aprile, e non ha perso l’occasione per attribuire all’aumento del costo del petrolio (e non al gioco speculativo degli ominosi hedge fund da parte del G-7) la colpa della “recessione globale” e dell’aumento dei tassi d’interesse” (in Messico, un esagerato Calderón ha promesso in modo psicotico di ridurre i tassi dal 3 luglio).
Prima di gettare la spugna del pensionamento estemporaneo, lo sventurato Alan Greenspan, già governatore della Riserva Federale per 19 anni (una vera e propria tirannia finanziaria) aveva confessato al suo omologo francese che il “sistema finanziario era fuori controllo”. Ecco perché non è gratuito il fatto che i due binomi oro-argento e petrolio-gas, siano arrivati alle stelle, come si era già sostenuto in Bajo la Lupa.
Il binomio Oro-Argento è quotato ai livelli più alti degli ultimi venticinque anni, e questo fatto non solo sta cancellando di colpo le mostruose creazioni di Greenspan di tutta una generazione cronologica, ma fa soprattutto trasparire il nuovo paradigma di un sistema finanziario internazionale incipiente che sta mettendo radici, nonostante tutte le costrizioni delle banche centrali del G-7, che remano contro la corrente della storia che li sta già trascinando verso la loro vera destinazione: la discarica delle immondizie.
I successivi 80 giorni saranno decisivi, quando crescerà la probabilità di uno scoppio finanziario globale che le irresponsabili banche centrali e i loro perniciosi ministri delle finanze del G-7 (con la loro escrescenza, il gruppo dei creditori del G-20) hanno preteso occultare a forza di giochi di specchietti e fumogeni.
Le Banche Centrali del G-7 preferiscono una crisi finanziaria globale piuttosto che il sacrificio del modello capitalista. La gestazione della molteplici bolle greenspaniane ha portato a una megabolla teratologica che è meglio far scoppiare prima che annienti tutti i suoi giocatori. Non è cosa da poco: stiamo parlando dello scoppio del sistema di “fluttuazione” imposto unilateralmente da Nixon nel 1971, che si aggiunse alla globalizzazione finanziaria feudale deregolamentata del 1991.
Vediamo un po' come si riprenderà il sistema capitalista dall’orgia speculativa che ha messo a rischio la sua stessa esistenza e la sopravvivenza del genere umano. Quella che muore è una spumeggiante “era finanziaria” di 35 anni.

Fonti: La Jornada e http://www.rebelion.org/noticia.php?id=29842
16/04/06
Tradotto per www.comedonchisciotte.org da FLORA

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE