07 aprile 2006

Il caimano e il professore

di Domenico Savino

Ho ricevuto molte critiche verbali per il mio articolo su Prodi. (1)
Qualcuno mi ha anche scritto, accusandomi di avere fatto uno spot occulto per Berlusconi.
Nego, perché a tutt'oggi, se ancora si potessero pubblicare i sondaggi, io sarei ascrivibile
tra gli indecisi.
E dico indecisi, senza se e senza ma, non quelli che secondo le analisi di Mannheimer comunque per due terzi pendono verso il centro-sinistra e per un terzo verso il centrodestra o viceversa.
Quando dico indeciso, dico indeciso, nel senso proprio che non ho ancora deciso.
Probabilmente farò come l'ultima volta, dove ho deciso solo in cabina elettorale.
Se potessi, le farei slittare le elezioni, perché ogni giorno che passa lo spettacolo della campagna elettorale è uno spot per l'astensione!
E invece votare si deve.
Tranne che nei referendum - dove l'astensione è un'opzione politica - votare si deve.
O almeno io la penso così, perché non votare significa votare per il partito che è più lontano dalle nostre idee.
Pur col ritorno al proporzionale, la scelta è tra due schieramenti, che poco o nulla rispecchiano una proposta politica che coincida con quella che personalmente molti di noi hanno.
Dunque - in ogni caso - voteremo per il male minore.

Tra le @-mail che ho ricevuto ve ne è una, in cui mi si accusa di aver «invitato a votare
per Berlusconi, Lega, Fiamma Tricolore» esortandomi a scrivere un pezzo riguardante la storia
di Anna Maria Casati Stampa.
E' una lettera a cui mi sento in dovere di rispondere, perché mi sembra di rammentare che sia di un lettore, cui, come a molti altri non ho più risposto, non per cattiva volontà, ma a causa di un guasto al computer, che mi ha fatto perdere gli indirizzi.
A tutti gli altri chiedo scusa, a lui proverò a rispondere.
Il mio articolo non invitava a votare per nessuno dei due schieramenti.
Mi sono solo limitato ad individuare, all'interno delle due coalizioni (centro-destra
e centro-sinistra), i partiti iscritti d'ufficio al terzo schieramento trasversale, quello
dei «poteri forti», il cui organo ufficiale è Il Corriere della Sera, ma anche Repubblica, La Stampa, il Sole 24ore.
Insomma i giornali della grossa, grassa borghesia industriale e finanziaria, molto liberal,
molto british, molto chic, molto anti-papist .
Constato sulla base dell'editoriale di Paolo Mieli che il Centrosinistra è preferito al Centrodestra, che Prodi è stato incoronato dal direttore de Il Corriere della Sera leader di questo schieramento trasversale e che i vertici di Confindustria (contro la loro base che li ha duramente contestati) tifano per il professore.
Anche l'intellighentija e le star dello spettacolo stanno con il professore.

Forse varrà la pena ricordare che la proprietà del Corriere della Sera è del gruppo Rcs MediaGroup e che attualmente il 63,527% del capitale ordinario di Rcs MediaGroup è controllato
da un Patto di sindacato di blocco e consultazione (2) siglato tra i suoi maggiori azionisti
e rappresentanti, che sono:
13,257% - Mediobanca spa. con Gabriele Galateri di Genola;
10,291% Fiat Partecipazioni spa con Franzo Grande Stevens;
7,070% Gruppo Italmobiliare, di cui 4,784% Italmobiliare spa e 2,286% Italcementi spa
con Giampiero Pesenti;
5,050 Fondiaria - SAI spa con Salvatore Ligresti ;
4,809 Dorint Holding sa con Diego Della Valle;
4,809 Pirelli & C. spa con Marco Tronchetti Provera;
4,768 Banca Intesa spa con Corrado Passera;
3,593 Generali Assurances Vie sa con Raffaele Agresti;
2,020 Capitalia spa con Cesare Geronzi;
1,895 .Sinpar spa con Luigi Lucchini;
1,516 Merloni Invest spa con Francesco Merloni;
1,241 Mittel Partecipazioni Stabili srl con Giovanni Bazoli;
1,188 ER.FIN. - Eridano Finanziaria spa con Roberto Bertazzoni;
1,011 Edison spa con Umberto Quadrino;
1,010 Gemina spa con Cesare Romiti
Domando: ma non vi sembra apparentemente una cosa contro natura il fatto che per Prodi tifino
gli eredi di Cuccia e di Agnelli, i Ligresti, i Pesenti, i Tronchetti Provera, i Della Valle, i Lucchini,
i Romiti e contemporaneamente gli eredi di Berlinguer e Dossetti, i no-global e i cattolici che sono sempre lì a sciacquarsi la bocca con la «Chiesa dei poveri».
Perbacco, ma non è un po' strano che dietro a Prodi si uniscano Fiat e Caruso, Montezemolo
e don Vitaliano, Mediobanca e don Gallo?

Lo è, a meno che costoro non rappresentino due facce della stessa medaglia.
Roberto Vecchioni, il noto cantautore milanese è da sempre uno dei supporter del professore.
Anni fa scrisse una canzone, dal titolo «Canzonenoznac» in cui si parla dei leder di due schieramenti opposti, l'uno della parte chiara («con una cicatrice sul mento a forma di radice») e l'altro della parte scura («con una barba quasi nera»).
I due erano, anzi sembravano, sempre in lotta tra loro, finché una sera, il leader della parte scura rivela la propria identità.
Così conclude la canzone: «si sentì stanco in quel momento/tolse la barba e sopra il mento/apparve a forma di radice/quella sua vecchia cicatrice».
Credo che quei versi descrivano efficacemente la compresenza di anime apparentemente
così diverse e antagoniste all'interno della coalizione di centro-sinistra.
Converrebbe a tutti, ma più di tutti ai cattolici dello schieramento di centro-sinistra riflettere
su questi aspetti, non perché io intenda distoglierli dalle loro intenzioni di voto, quanto dall'idea
di credere che, così facendo, voteranno - nella persona di Romano Prodi - per la giustizia, l'uguaglianza, la fraternità, la pace, la solidarietà, la tolleranza nelle loro accezioni evangeliche.
Non mi permetto ovviamente di dire nulla sulla persona di Romano Prodi.
Le mie critiche al professore muovono anzitutto dalle sue radici ecclesiali, di cui quelle politiche, sono solo una conseguenza.
Della politica, in realtà, poco me ne importa, se non per le influenze nefaste che può avere
sulla Fede dei singoli.

Se molti a Destra hanno rischiato di perderla - la Fede - facendo proprie le idee di Evola
o di Guenon, molti cattolici di sinistra (che frequento), rischiano di perderla perché trasferiscono nell'esperienza ecclesiale un'idea di Dio, della Chiesa e valori, che cattolici non sono: l'apertura alla cosiddetta procreazione assistita, alle coppie di fatto, al pacifismo «arcobaleno», all'ambiguità del dialogo interreligioso, ad un certo ecologismo panteista, alla deformazione aberrante
di un certo francescanesimo, al rifiuto della battaglia per l'identità religiosa, alla tiepidezza per la tutela della vita, a un malinteso concetto di tolleranza, alla riduzione della fede a morale e in definitiva del cristianesimo ad «umanismo», assieme ad un fastidio per la figura del Papa ed in particolare di questo Papa.
Più che con la dottrina cattolica vi è tra i cattolici del centro-sinistra una pericolosa contiguità con il progressismo illuminista.
Più che dal Catechismo la loro identità pare plasmata dagli editoriali di Eugenio Scalfari.

Ciò è dovuto ad una storia che ho cercato di riassumere, sia pure con i limiti di brevità di un articolo.
Quella storia ha una matrice culturale precisa ed è intimamente connessa con chi all'interno della Chiesa vuole scardinare il deposito della Fede, per sostituirlo con una «Chiesa-altra», non più cattolica, ma solo cristiana (o addirittura umana alla Jovannotti: «una grande chiesa che vada da Che Guevara a Madre Teresa»), non romana, ma di rito latino, non gerarchica,
ma democratica, non papale, ma vescovile, non antagonista verso il «mondo», ma al «servizio» del «mondo», non missionaria, ma di testimonianza, non petrina, ma giovannea, catacombale, minoritaria, «pura», catara, fatta di monachesimo e piccole comunità, non di masse, non di folle. Non una «Chiesa trionfante», solo una Chiesa orante, pensante… silente.

E' il modello elitario di coloro che - come nelle comunità ebraiche - «masticano la Bibbia» fin da piccoli, frequentano ambienti colti, vivono condizioni sociali privilegiate, parlano dei poveri, ma non sono poveri.
E' il modello di coloro che parlano del popolo di Dio, ma al popolo non appartengono, perché del popolo di Dio rigettano tutto ciò che è - etimologicamente appunto - volgarità: odore, gusti, linguaggio, modi, vestiario… in una parola proprio il popolo: il popolo coi suoi gusti banali, eccessivi, smodati, chiassosi, sudati, sguaiati, con le sue inflessioni dialettali, le sue esuberanze relazionali, i suoi eccessi vocali, la sua rozzezza intellettuale, il popolo con la pancia e la canottiera, con bestemmie e Madonne, col cuore in mano e le unghie sporche: il popolo ignorante e un po' arrogante non è nel loro DNA.
Nella vita non stanno in curva, ma in tribuna, anzi, meglio, nei distinti.
Non amano la TV, leggono.
Non amano il rock (meno che mai l'hard-rock delle bande giovanili e disadattate di periferia), ma il pop, e anzi meglio il jazz, il blues, il soul.
A Beethoven preferiscono Mahler, agli imprenditori i professori, agli artigiani gli operai.
Ma operai non sono e poveri nemmeno, anche quando lo sono economicamente.
Ecco perché piacciono tanto ai salotti buoni, così discreti, colti, presentabili, perbene.

La loro concezione di Chiesa (il modello emiliano di molte diocesi ne è un esempio) è tale che essi sono disposti a non disturbare il potere politico, purché non vengano disturbati nella loro pratica religiosa e sia loro riservata una quota, seppur minoritaria, del potere mondano.
Rivendicano, ma sempre a bassa voce, il ruolo di lievito del mondo e giustificano la loro scarsa aggressività verso la cultura dominante, dicendo che non può essere lievito il mondo intero.
La loro visione ecclesiale è autocentrata sulla propria dimensione particolare e sottendono una sorta di federalismo ecclesiale, protestante quanto all'approccio culturale, ortodosso quanto a quello giurisdizionale e quindi cattolico solo per somma di chiese locali, più che per appartenenza
ad una Chiesa universale.
E' questo humus che genera quella cultura politica, ove si intende la sfera politica come qualcosa di tecnico, di neutro, che richiede competenze e non appartenenze, così come è per la costruzione
di una casa: «per fare una casa ci vuole un buon ingegnere, non un ingegnere cattolico» è l'esempio che va per la maggiore in quei «cenacoli», dimenticando che ci sono ingegneri che hanno costruito villaggi residenziali e quartieri dormitorio e facendo cioè finta di dimenticare che la tecnica
non è neutra, ma al servizio di un progetto e che è tanto più al servizio di un progetto, quanto
più finge di apparire neutra.
Senza considerare poi che se la tecnica diventa progetto è essa stessa valore.

Prodi il professore ne è l'esempio: il professore cattolico che fa solo il professore, l'economista cattolico che fa solo l'economista, il politico cattolico che fa il solo politico, quasi che la cattolicità fosse un ingombro, da relegare semplicemente nell'ambito della «scelta religiosa».
Ed è per questo che piace ai poteri forti: perché mentre col suo volto rassicurante e perbene seduce
i suoi, facendo loro immaginare che l'Unione adotti come proprio programma il «Discorso della montagna», disinnesca tra i propri seguaci cattolici qualunque rivendicazione e qualunque atteggiamento che non sia in materia religiosa consonante alla visione puramente «etica»
dello schieramento liberal.
In fondo questo cattolicesimo, così umanitario e tecnocratico ad un tempo, non è molto distante
dal positivismo di Comte e dalla sua religione dell' «umanità», così simile al progetto sinarchico che i poteri mondialisti stanno portando avanti con tanta sottile raffinatezza.
Scriveva già nel lontano 1907 R.H. Benson ne «II padrone del mondo»: «Ma è certo che in Europa e in America, la lotta aperta è quella tra il cattolicesimo e l'umanitarismo: ogni altra tendenza è priva di ogni effettiva rilevanza. Se proprio volete sapere come la penso, vi dirò che, secondo me, il cattolicesimo sta decadendo con una rapidità spaventosa. Il protestantesimo è indubbiamente morto: tutti hanno dovuto riconoscere che una vera vita religiosa esige una unica autorità assoluta e che il giudizio soggettivo in materia di fede è solo fonte di disgregazione. Nello stesso tempo
la Chiesa cattolica, unica istituzione con un'autorità soprannaturale, deve operare per raccogliere in unità tutti quei cristiani che ancora credono al sovrannaturale. Tutto questo è vero. Occorre però tenere presente che l'umanitarismo è anch'esso una religione o, meglio, lo sta diventando. E una religione priva del sovrannaturale, è un'altra forma del panteismo». (3)

Quanto sopra - sia chiaro - non significa affatto che io sia berlusconiano.
Non lo sono.
Constato - e questo è innegabile - che, al di là delle sue colpe, Berlusconi è inviso a quei poteri forti che vorrebbero omologare tutto in un pensiero unico globalista e che sostengono Prodi.
Ciò non significa che Berlusconi sia un no-global.
Significa che Berlusconi non è affidabile per i poteri forti.
Berlusconi è anch'egli legato ad una visione mondialista, ma lo è in maniera non organica,
lo è da freelance e da affarista.
E' un grande talento di imprenditore che si è arricchito, tanto, troppo e troppo in fretta.
Per usare le immagini di un film di cappa e spada, è un «Masaniello» che si è creato un regno proprio, trafficando con padrini sbagliati, che tuttavia non ha rinnegato quando sono caduti
in disgrazia e che non ha abbandonato i «suoi masnadieri» quando sono stati catturati.
A suo modo è un idealista, anche se per lui l'ideale è lui stesso.
E' un capopopolo, che si è vestito da granduca e tiene il trono con scettro di ferro e denari.
E' uno che ha intralciato i piani di «qualcuno», mettendosi di traverso, certamente per non finire
nel tritacarne giudiziario di Mani pulite, ma anche perché aveva capito che quell'operazione era eterodiretta.
Mentre altri se la facevano sotto, lui ha gridato ai suoi: «non mi prenderanno vivo».
E così è stato.
Ha raccolto un esercito di «banditi», avventurieri, popolani, notabili eretici e nobili decaduti
e ha dato battaglia.
E ha vinto.
La taglia sul suo capo ne ha aumentato l'aura e la popolarità, come è per i «fuorilegge»,
che poi diventano un mito per le masse popolari.
Questo non significa essere berlusconiano.
Significa raccontare semplicemente quanto è successo.

Ma chi ha fatto affiggere la taglia per la cattura del «fuorilegge» è uomo senza macchia e senza paura?
«Dietro ogni grossa fortuna c'è un crimine» – scriveva Balzac.
E' inquietante che siano uscite decine di libri e pubblicazioni su Berlusconi e nessuno scriva
una riga sui grandi patrimoni delle altre potenti famiglie italiane.
Ecco perché non scriverò alcun articolo su Anna Maria Casati Stampa, come chiede quel lettore. Perché basta andare su un qualsiasi motore di ricerca e c'è gia scritto tutto.
Perché delle vere o presunte «malefatte» del Cavaliere c'è una letteratura sterminata.
E gli altri?
Tutti santi, tutti immacolati?
Quale altra impresa oltre quella di Berlusconi ha avuto più di 500 ispezioni da parte della Guardia di Finanza e della polizia giudiziaria in 10 anni?
Quando l'amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti fu condannato dalla corte d'appello
di Torino per false comunicazioni sociali e illecito finanziamento ai partiti si indagò sulle responsabilità della proprietà allo stesso modo in cui si è fatto per Fininvest?
L'ha già scritto molto bene Maurizio Blondet qualche giorno fa, nel suo «In vista del voto». (4)
Qualcuno vuole andare a vedere le carte di Tronchetti Provera, prima che magari sia troppo tardi?
Appena si è andato a grattare sotto Parmalat, cosa ne è uscito?
Perché non si è intervenuti prima?
Se qualcuno non avesse osato dare la scalata a Il Corriere della Sera sarebbe uscito tutto
il verminaio che è uscito l'estate scorsa sul sistema bancario italiano?
Perché nessuno ha indagato prima?
Che ne è dei Benetton?
E come hanno acquistato Società Autostrade e Autogrill?
Come sono avvenute quelle privatizzazioni?
Quanti libri, film, articoli, siti, blog, sono usciti su questi argomenti?

Ecco la differenza: Berlusconi non è organico ai poteri forti, si è costruito un potere personale e batte bandiera propria.
Mediaset è un po' come il castello dell'Innominato.
Usando sempre un'immagine cinematografica, diciamo che il Cavaliere nel mare italico batte bandiera propria e la sua «ciurma di masnadieri» intralcia i liberi traffici internazionali.
Non perché li avversi: perché non vuole esserne tagliato fuori.
Coi poteri forti ci traffica, ma non è uno di loro.
Probabilmente vorrebbe esserlo, ma a modo suo.
Certamente da capo e non in maniera ideologica.
Anche per questo loro non lo vogliono.
Per questo Berlusconi può stare su una nave corsara, non su un'ammiraglia di sua maestà.
Lo stile è l'uomo e quello berlusconiano è uno stile non british, non «colto» (della «loro» cultura), non raffinato.
Si trova meglio coi texani, che con gli anglo-piemontesi.
Abituato a trafficare ogni cosa,vive di fiuto e non di analisi: mischia un po' tutto e di tutto all'occorrenza si impossessa.
Si dice liberale, cattolico, socialista con la stessa assoluta indifferenza, parla di «bimbi bolliti in Cina» e poi minimizza dicendo che abbiamo ottimi rapporti col governo cinese (per non perdere gli affari), fa l'offeso se gli danno dell'ubriaco e lui dà del «coglione» a mezza Italia, esalta i valori cattolici assieme ad una calvinistica concezione della ricchezza come benedizione divina,
si profonde in lodi a sostegno della famiglia e infatti ne ha due, essendo divorziato.
In più se ne frega dei divieti ecclesiastici e fa pure la Comunione.

Ha i suoi preti (Baget Bozzo che forse lo assolve e don Verzè che lo santifica in vita), come ha
i suoi manager.
Fonda un partito che si chiama Forza Italia e la sua politica estera è quanto di più subalterno ci sia stato alla politica americana.
Va al Congresso a Washington e pronuncia un discorso che sembra uscito dalla sceneggiatura di un film sui marines.
Eccessivo persino nel fare lo yankee, Berlusconi non è americano, è Fred Buscaglione che « vuo' fa' l'americano».
A New York non ci potrebbe stare, o certamente non a Manhattan: forse a Little Italy, a cantare con Apicella tra compari e mandolini: uno del popolo, nonostante quell'ostentato doppiopetto.
Berlusconi è l'uomo che è arrivato dal nulla, quello che ce l'ha fatta, che quando parla ai suoi è esattamente come l'emigrante che torna a casa dopo aver fatto fortuna, pronto a esibirla e a fare generose elemosine: sorride a tutti e vorrebbe che tutti lo amassero.

E' l'ammirazione del prossimo che lo ripaga più ancora dei suoi soldi e gradisce il culto
che i suoi gli tributano.
Popolano e populista, ama se stesso ben oltre il narcisismo, mostra i muscoli al mare e come
un Nerone della Brianza celebra se stesso e il dolore dovuto all'incomprensione dei suoi avversari, incapaci di cogliere il suo genio.
Per questo è così amato e così odiato, così invidiato e detestato, così avversato ed imitato:
per questo nel salotto buono non c'entrerà mai.
Per questo è il Caimano.
E' quel suo odore di normalità, di mediocre grandezza che glielo impediscono e che gli guadagnano invece il consenso di quelle masse sudate, che i poteri forti non intercettano mai.
Lui vorrebbe far parte del salotto buono, ma è troppo popolano, per quelle algide signore, che lui invece è convinto di incantare, facendo lo chansonnier a bordo delle navi.

Fini, suo alleato, ha un altro odore, anzi non ne ha: quello popolare che aveva, stando vicino
a Teodoro Buontempo, lo ha perso: se ne è disfatto con lunghe «abluzioni rituali».
Per questo lo hanno scelto e candidato a diventare il referente di Destra di quegli stessi poteri forti che oggi appoggiano Prodi, quando decideranno che il pendolo dovrà oscillare dall'altra parte.
Dire questo non vuol dire essere berlusconiano, significa dire le cose come stanno e neppure significa dare indicazioni di voto.
Votate per lo schieramento che vi pare.
Ma dovunque votiate, non votate per i partiti che hanno indicato lor signori.
Quindi - mi ripeto - se votate a destra, votate Forza Italia, Lega, Alternativa sociale o MS-Fiamma.
Se votate per il Centrosinistra (perché è a voi che essenzialmente mi rivolgo) non votate DS, Margherita, Rosa nel Pugno, Rifondazione (e neppure Comunisti italiani e Verdi che ne sono una pura variante).
A parte tutti questi, l'unico che non è stato neppure nominato da Il Corriere di Paolo Mieli è Mastella: e non è mica un caso! Bene o male è uno del popolo anche lui, gente che lor signori disprezzano.
I poteri forti vogliono gente seria, ingessata, supina, colta, raffinata, disposta all'obbedienza
e all'autocritica.

Invece a Clemente non gli passa «manco p'a capa» di vergognarsi del suo passato; è stato uomo della sinistra democristiana che si è presentato alle elezioni con la destra del Polo, che poi è passato a sostenere la sinistra dalemiana e che comunque scontento si agita sempre minacciando di saltare di nuovo il fossato, batte bandiera propria, è geloso dei suoi piccoli feudi, è monogamo, non si è mai fatto le canne, è arrivato vergine al matrimonio e se ne vanta, («ero cattolico. E seguivo le regole della mia religione»), fidanzate prima della moglie Sandra un solo grande amore (platonico naturalmente), si è fatto la villa con la piscina a forma di cozza («ma quale cozza! È a forma di conchiglia. Pensa che per vedere se era cozza o conchiglia hanno perfino noleggiato un aereo» ha precisato piccato), adora le mozzarelle di bufala, con cui strafoga i suoi ospiti, torna regolarmente «a paese», cioè a Ceppaloni, vanta percentuali nell'entroterra beneventano anche del 91%, non ha mai tradito la moglie, si tinge i capelli in maniera improbabile, va a Messa, non ama fare il puro e duro, è contro i PACS, rivendica con orgoglio per sé il ruolo di Alberto Sordi della politica («io sono come Sordi. Lui non ha mai vinto l'Oscar, io non sono mai stato primo ministro»), certe volte ha pure il coraggio di dire: «fidatevi di Mastella! »… e - notatelo - strabuzza gli occhi tutt'attorno, casomai qualcuno ci credesse davvero.
Non è uno spot per Mastella.
E' quello che passa il convento di Centro-sinistra.

Note
1) http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1035¶metro=politica.
2) Al di fuori del Patto di sindacato il primo azionista è l'immobiliarista Stefano Ricucci, che possiede circa il 18 % delle azioni e che nell'estate del 2005 si è reso protagonista di un tentativo di scalata alla maggioranza del gruppo, finito - guarda caso - male, anzi malissimo per l'intero sistema bancario.
3) R.H. Benson, «II padrone del mondo», 1907.
4) http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1056¶metro=politica


FONTE: EFFEDIEFFE