07 aprile 2006

In vista del voto

di Maurizio Blondet

Niente male Diego della Valle.
La sua Tod's chiude l'esercizio 2005 con utili in crescita del 39 %, nonché dividendi per gli azionisti più che raddoppiati da un anno all'altro.
L'Italia sarà in declino, ma per Della Valle le cose vanno benissimo.
I suoi lavoratori (probabilmente cinesi) hanno da essere contenti.
Ma un sito assai istruttivo (1) fa notare altri particolari.
La ditta del signor Tod's è posseduta a maggioranza (52,893%) da una DADV Family Holding Sarl. Ossia da una «societé à responsibilité limite» (svizzera? lussemburghese?) che gode del beneficio di quei paradisetti fiscali: probabilmente esenzione dei dividendi, o almeno con deduzione previa degli emolumenti dei dirigenti.
Che possono optare per l'imposta sui redditi, se sono membri della stessa famiglia.
Non c'è da dubitare che il Della Valle abbia scelto il metodo più favorevole tra i favori elargiti dalle SARL estere.
Insomma, in Italia, non deve pagare granché di tasse.
Illuminante anche la composizione del consiglio d'amministrazione.
Oltre a soliti figli e parenti (tutti stipendiati, probabilmente, dalla SARL con deduzione fiscale annessa) si trovano: Luca Cordero di Montezemolo, con 272 mila azioni ed emolumenti per 30 mila euro l'anno (certo, una sciocchezza per un vero signore: ma tutto aiuta); in cambio, Della Valle è nel consiglio d'amministrazione di Ferrari e Maserati.
Luigi Abete, che è presidente della BNL: banca di cui Della Valle è azionista e consigliere d'amministrazione.

Come si vede, si tratta di tre eminenti signori della prima fila di Confindustria, quella che è contro Berlusconi.
I moralizzatori contro il corrotto.
Essi attendono sereni la tassazione sulle rendite finanziarie promessa dalla sinistra vincitrice: le rendite, loro, le hanno messe già al sicuro nella SARL estera.
Così Visco non perderà tempo coi miliardari; dedicherà tutta l'energia necessaria per perseguire quella classe di scandalosi «rentiers» che sono i pensionati: molti dei quali hanno in BOT i loro risparmi, anche se inferiori alla retribuzione che Montezemolo riceve come consigliere Tod's.
Non stiamo parlando dei ridicoli furbetti del quartierino, accanitamente perseguiti dalla magistratura e dai giornali di Montezemolo. Qui, come si vede, sono all'opera i furbetti del quartiere alto: belle collusioni azionarie, consigli d'amministrazione affollati di amici (Luigi Abete, come presidente della banca di cui Della Valle è azionista, è addirittura un suo dipendente, ancorché di lusso).
Nessun conflitto d'interesse: solo pura imprenditoria industriale, gusto del rischio e dell'innovazione.
Ed alta moralità.
Campano austeramente, con un giro di gettoni di presenza nei Cda degli amici e conoscenti, a cui poi ricambiano il favore cooptandoli nei loro Cda.
Alcuni sono più generosi di altri.

Tronchetti Provera compensa i suoi consiglieri 114 mila euro l'anno: una somma modesta che può aiutare a sopravvivere, soprattutto se si hanno altri tre o quattro incarichi del genere.
Del resto Tronchetti Provera è generoso anche con se stesso.
Lo diciamo per par condicio: lui non si è pronunciato contro il cavaliere, ma certo il posto in prima fila di Confindustria gli spetta di diritto.
Secondo il sito di Beppe Grillo, Tronchetti è padrone di Telecom controllandone solo più o meno - è difficile stabilirlo, perché tutto avviene attraverso la leva lunga di scatole cinesi - 1,1 %.
Ma da Telecom estrae, per le sue necessità quotidiane, fra compensi e «benefit», 5 milioni l'anno. Di euro.
Un bel ritorno sugli investimenti.
Ma non si parli, in questo caso, di «rentier»: egli è un imprenditore puro, ama il rischio e l'innovazione, è tutto proteso al mercato.
E' solo un pro-memoria in vista delle elezioni.
Perché dico questo?
Perché molti lettori, in disaccordo con un mio articolo («Forse voto per chi perde») mi hanno voluto ricordare che Berlusconi ha il conflitto d'interesse, che è «un ladro»; più d'uno mi ha mandato lo stesso pezzo di Massimo Fini, dov'egli ricorda che il cavaliere è stato definito «teste spergiuro» in un processo al giudice corrotto Squillante, e via moraleggiando.

Credono forse che io non sia informato di queste accuse e denunce?
No, perché i giornali e i media tutti ci hanno detto e ripetuto tutto su Berlusconi, e anche di più. Molti di questi lettori (non tutti) danno solo la stura a quel vizio maniacale italiano di «dalli al Berlusca» - sicché c'è da chiedersi cosa faranno quando non sarà più sulla scena.
Ma ecco il punto: di Berlusconi ci hanno detto tutto, e anche di più.
Di quel che fanno dietro le quinte e nei loro salotti questi che vinceranno, non sappiamo niente.
Sul consiglio d'amministrazione incrociato dei Della Valle, sui loro profitti e gettoni di presenza, tacciono Il Corriere, Il Sole 24 Ore, e Radio 24.
Perché?
Perché sono i giornali che quei signori possiedono e controllano.
Giornali pieni di giornalisti che sanno da sé di cosa parlare e di cosa tacere.
Coraggiosi nel deridere il cavaliere, rispettosissimi nel tacere dei loro veri padroni.
Quello, non lo temono.
Questi, sì.
Per sapere qualcosa, bisogna spulciare i blog e le informazioni della Consob.
Quando questi vinceranno, non sapremo più niente del tutto.
L'Italia sarà più morale, finalmente: il silenzio coprirà tutti i trucchi e le corruzioni.
Su quest'Italia dominerà la faccia di Prodi.
Basta guardarle quella sua facciona reticente e chiusa, per capire che, se non ha molto da dire, ha parecchio da nascondere.

Ero un giovinetto di belle speranze, e già Prodi era sulla scena come dispensiere delle tangenti DC e PSI; oggi sono vecchio, e Prodi è ancora lì.
A nascondere molto.
Perché quella vecchia faccia chiusa?
Perché non, francamente, lealmente e a viso aperto D'Alema o Fassino, che hanno i voti della maggioranza di sinistra?
Di chi è il rappresentante Prodi, che non ha dalla sua un partito?
Di chi è il garante?
Nella forse infondata speranza di sottrarmi alle accuse di essere di parte, lascio la parola a un giornale straniero: utile a vedere come ci guarda gente che non è coinvolta nelle nostre passioni e manie.
Sul Corriere del Ticino (2), Gerardo Morina ha rievocato l'ultimo decennio della nostra storia.
Così: «… Nel 1994 il primo governo Berlusconi cadde perché trovò contro di sé tutti i 'poteri forti' italiani. Per 'poteri forti' s'intendono la magistratura, l'alta dirigenza statale, la grande industria e l'alta finanza, gli editori e i loro giornali, fino al potere di veto che fa capo alla categoria degli intellettuali… in una parola, quello che si chiama 'establishment'».
«Berlusconi scontentò tali poteri forti perché poteva vantare per sé solo il consenso elettorale… mentre era parso chiaro che il potere politico era fuori dal gioco democratico e rispondeva ad altri».
«Oggi, nuovamente, la Casa della Libertà viene ancora una volta considerata meno disponibile della sinistra ad uniformarsi a quel 'capitalismo senza capitale' che pretende di guidare il flusso delle risorse, le finanze pubbliche, il credito, come è stato per gran parte della storia italiana. Sono i poteri che hanno sposato il 'capitalismo relazionale' in cambio della difesadelle loro rendite».

Ogni parola, di questa limpida analisi, va gustata per la sua precisione.
Il potere politico che «rispondeva ad altri», ossia non agli elettori.
Il «capitalismo relazionale»: ne abbiamo visto un piccolo esempio nel Cda di Della Valle, costituito da amiconi e furbetti dei quartieri alti.
Costoro pretendono di «guidare il flusso delle finanze pubbliche e il credito» anzitutto «a difesa delle proprie rendite».
Impagabile, e tutto da soppesare, l'elenco dei ceti che Prodi - e la sua cosiddetta sinistra - rappresenta.
Non ci sono gli operai, fra quei ceti.
Ci sono i miliardari di Stato (dirigenza statale: un esempio per tutti il segretario del Quirinale, Gaetano Gifuni, 2 miliardi l'anno), le cui paghe spropositate non prevedono un corrispettivo in responsabilità né produttività (magistratura).
Costoro sono tutti al riparo dalla competizione globale.
Il loro posto è fisso e garantito, al contrario dei lavoratori del privato.
Sono, come blocco sociale, tutti coloro che i soldi dallo Stato «li prendono».
Uniti contro tutti noi che i soldi allo Stato «li diamo».
E che di soldi ne avremo sempre meno.
Le loro paghe, non possiamo permettercele; ma loro sono decisi a farcele pagare comunque, con le tasse.
Ecco perché bisogna aver paura della sinistra.

Questo non significa l'assoluzione per il governo di destra.
La vera colpa di Berlusconi è stata di non aver attuato il mandato rivoluzionario ricevuto dal popolo italiano.
Questo «mandato» non ha nulla di immaginario.
Il popolo l'aveva delineato con i referendum del '94.
Votando in massa, e senza distinzione di votanti di destra o sinistra, per:
la responsabilità civile della magistratura;
contro l'esazione automatica dei sindacati dalle buste paga;
-contro il finanziamento pubblico dei partiti;
per il sistema elettorale maggioritario;
Tale mandato è stato tradito subito;
La legge elettorale varata allora (il Mattarellum) non era un maggioritario, ma un semiproporzionale, pensata apposta per far vivere i partiti minori e clientelari nati dall'esplosione della DC; Berlusconi, che aveva la maggioranza parlamentare necessaria,
non ha smantellato i super-statali ricchi, né ha rimesso ordine nella magistratura, né allontanato dalle mammelle pubbliche il «capitalismo relazionale» colluso.
Fino all'ultimo tradimento, il ritorno al proporzionale che ci farà tornare ai governi di solidarietà, ai pentapartiti aum-aum che hanno rovinato l'Italia.
E l'ha fatto Berlusconi.
La sua colpa è imperdonabile.
Anche perché l'occasione che i popolo gli diede allora non si ripeterà mai più.

Non merita di vincere, e probabilmente non vincerà.
Ma ormai, dobbiamo cercare di non perdere del tutto noi: noi che i soldi allo stato li diamo, noi che paghiamo stipendi da Creso ai Gifuni e ai magistrati, che paghiamo le collusioni dei furbetti dei quartieri alti, sgobbando e affannandoci, nel freddo della competizione globale.
E' questo il punto.
Perché lorsignori resteranno al potere per trent'anni: il fenomeno Berlusconi è irripetibile, e non si ripeterà.
Non si troverà più un altro federatore di forze sociali diverse e partiti così disparati come AN, Lega, UDC e vari spezzoni.
Quindi, non ci sarà più un elettorato di destra come forza reale, di possibile maggioranza.
Loro avranno tutto il tempo di saccheggiare.
E, mentre delle malefatte di Berlusconi siamo stati quotidianamente informati, di costoro non sapremo mai nulla.
La loro collusione diverrà sempre più solida e torbida.
Nessun magistrato avvierà contro di loro un'altra Mani Pulite.
I sindacati lasceranno che i Montezemolo e i Gifuni ci derubino, che i governi di «sinistra» ci tartassino.
Non scenderanno più in sciopero.
I «grandi giornali» taceranno rispettosamente delle collusioni, delle scatole cinesi, delle provvidenze pubbliche, elusioni fiscali e fughe di capitali all'estero dei loro padroni, che sono parte così rilevante della «sinistra».

La sola cosa che possiamo ancora fare, come elettorato sconfitto e tradito, è: non dare carta bianca a questo blocco di poteri forti.
Non regalare loro una vittoria schiacciante, tanto che li faccia credere di poter fare tutto.
Far vedere che esiste ancora una forza elettorale di «destra» - la destra di chi lavora, minacciato di disoccupazione e precarietà, e intanto paga i super-garantiti dal posto pubblico, fisso e dorato, e i vari parassiti sopra citati - e che questa destra non si è sbandata né smobilitata.
Anche se non ha un capo e non ne avrà per chissà quanti decenni, esiste ed è viva.
Berlusconi probabilmente perderà.
Ora si tratta di votare non per lui, ma per noi.

Note
1) www.limprenditore.blogspot.com
2) Gerardo Morina, «Prodi e i poteri forti che gli ruotano intorno», Corriere del Ticino, 22 marzo 2006.


FONTE: EFFEDIEFFE