10 aprile 2006

Iran: deciso l'attacco atomico

di Maurizio Blondet

STATI UNITI - Seymour Hersh è il migliore giornalista USA in questioni militari.
Fu lui a rivelare al mondo la strage americana degli abitanti di My Lai (Vietnam 1969), per cui fu insignito del premio Pulitzer.
E’ stato lui a rivelare, nel 2004, le torture ad Abu Ghraib.
Va dunque preso sul serio anche oggi: ha rivelato che Bush e i neocon contano di incenerire l’Iran con bombe atomiche.
Il suo lungo reportage sul New Yorker (1) è denso di informazioni da fonti altissime, e rende il clima paranoide che domina la Casa Bianca.
Lì, il premier iraniano Ahmadinejad viene definito «il nuovo Hitler» («è questo il nome che usano», dice un anonimo alto funzionario dell’intelligence).
Il presidente Bush si sente investito dalla missione di salvare il mondo dal nuovo Hitler: «Salvare l’Iran sarà la mia eredità al mondo», ripete.
E si sente libero di obbedire alla voce interiore perché, essendo all’ultimo mandato, non deve affrontare nuove elezioni: «farò quello che nessun democratico o repubblicano, se eletto in futuro, avrebbe il coraggio di fare».
Cosa?
Il cambio di regime con le bombe.
Alla Casa Bianca si pensa che «una robusta, sostenuta campagna di bombardamenti umilierà i capi religiosi e porterà la popolazione ad insorgere e a cacciare il governo», riferisce un’altra fonte.

E aggiunge: «mi ha colpito molto quando l’ho sentito. Che cosa fumano?, mi sono chiesto».
Ma la droga è quella somministrata dal Washington Institute for Near East Policy, un altro «pensatoio» della lobby israeliana.
Patrick Clawson, l’iranologo del pensatoio, conduce i pensieri presidenziali: fingiamo di continuare gli sforzi diplomatici, detta l’esperto, ma rendiamo chiaro che Teheran non ha altra scelta che capitolare alle richieste americane, o subire un attacco militare.
Il presidente ha cominciato ad incontrare alcuni senatori, di cui almeno uno democratico, per metterli a parte dei suoi piani sull’Iran.
Una fonte dice che da quei colloqui discreti si è visto che «il Congresso non preme affatto» per evitare l’azione militare, «la sola pressione politica viene dai tizi che l’attacco lo vogliono» (la nota lobby).
La cosa allarmante, aggiunge questa fonte, è che «il nostro (presidente) ha una visione messianica».
La più grande potenza nucleare guidata da un fanatico fondamentalista: assai più fanatico e irrazionale di Ahmadinejad, che la bomba non l’ha ancora, e forse l’avrà fra un decennio.
Operazioni intimidatorie sono già in corso.
A parte azioni di sabotaggio e agitazione all’interno del Paese, caccia-bombardieri in decollo dalle portaerei del Golfo Persico stanno conducendo voli che simulano le manovre di bombardamento atomico («over the shoulder bombino», nel gergo) sotto lo sguardo dei radar iraniani.

Il colonnello Sam Gardiner, docente in pensione del National War College, ha fornito un rapporto scritto sugli obbiettivi da colpire in Iran: almeno 400.
«L’Iran ha probabilmente due impianti di produzione di armi chimiche. Dovremo colpire quelli. Avremo la necessità di colpire anche i missili balistici a medio raggio che sono stati recentemente ri-dispiegati vicino all’Iraq. Ci sono 14 campi d’aviazione con hangar corazzati… dovremo liberarcene. Avremo bisogno di neutralizzare le piattaforme che possono essere usate contro la navigazione nel Golfo: questo significa colpire i siti dei missili da crociera e dei sottomarini diesel… Diversi di questi impianti sono difficili da colpire, anche con bombe a penetrazione. Gli USA dovranno usare unità di operazione speciale».
Il problema è la centrale delle centrifughe di Natanz, 25 metri sotto terra, dove trovano posto 50 mila centrifughe per l’arricchimento.
I satelliti-spia hanno scoperto gli impianti di ventilazione in superficie, simili a uguali impianti sotterranei identificati in URSS molti anni fa.
Allora, il Pentagono valutò che solo bombe atomiche potevano mettere fuori uso quegli impianti sovietici.
I bombardieri strategici invisibili B-2 sono prescelti per questo attacco, come raccomandato dai guerrieri da tavolino neocon.

Ma i militari veri, al Pentagono, dicono: non si sa abbastanza di quei ventilatori: quali alimentano i diesel, quali fanno respirare gli addetti, e quanti sono falsi.
A maggior ragione, è la risposta dei guerrieri in doppiopetto, solo ordigni nucleari possono con sicurezza fare «il lavoro in modo decisivo».
«Questi politici non hanno idea», ha detto ad Hersh un altissimo ufficiale: «qui stiamo parlando di fungo atomico, morti di massa, radiazioni, contaminazione che durerà anni».
Gli Stati Maggiori Riuniti hanno cercato di far pressione sui «politici» (Rumsfeld e la sua cricca israeliota) per togliere dalle possibilità un attacco nucleare.
«Ai più alti livelli» militari l’opposizione è fortissima, e può portare alle dimissioni di diversi ufficiali.
L’alto comando presenterà una formale raccomandazione contro l’uso di armi atomiche; dopo di che, probabilmente, non avranno altra opzione che dimettersi.
In ogni caso, i bombardamenti non potranno essere chirurgici.
L’Air Force ha identificato «centinaia» di obbiettivi da colpire per la sicurezza dei propri mezzi ed uomini, e «il 99 % di questi obiettivi non ha nulla a che fare con la proliferazione».
Commandos americani sono già sul terreno.
Protetti dalle minoranze azere e baluchi (che pagano profumatamente), identificano i bersagli e si preparano ad «illuminarli» coi laser per teleguidare le bombe degli aerei.
Ciò indica che il grande attacco è prossimo: non si possono tenere quegli uomini sul terreno per mesi.

Gli israeliani premono, fanno fretta, e hanno già lanciato la guerra psicologica per giustificare l’aggressione.
Una inserzione a tutta pagina dell’American Jewish Congress, apparsa su tutti i giornali USA,mostra una mappa del mondo, con l’Iraq al centro, e il raggio dei suoi missili presenti e futuri: i più avanzati (e non ancora esistenti) possono colpire Londra, Oslo, Parigi…
«Chi si sente sicuro sotto il tiro dei missili iraniani?», strilla il titolo.
Ognuno in Europa può pensare da sé per quale ragione mai l’Iran dovrebbe incenerire Parigi od Oslo.
Ma la campagna di terrore preventivo è diretta per il pubblico americano.
Rafforza la pressione che il regime d’Israele sta facendo su tutto il sistema di potere americano, mandando un viavai di delegazioni per dire che il tempo stringe, che gli USA devono colpire «subito», altrimenti Israele «farà da sé».
«E lo faccia», risponderebbe un presidente meno messianico e più realista.
Ma Bush, ad ogni visita, si sente ancora più invaso dalla sua missione apocalittica.
Meir Dagan, capo del Mossad, gli dice che l’Iran avrà la bomba entro uno-due anni.
La AIEA e la CIA sostengono che, al minimo, a Teheran occorreranno dieci anni.
E’ facile capire chi riceverà ascolto.

Gli inglesi sono spaventati delle ricadute in Europa di un attacco nucleare contro un Paese che non è in guerra: un crimine contro l’umanità di gravità inaudita.
Jack Straw, il ministro degli Esteri di Londra, ha detto: «non c’è flagranza, manca il casus belli».
Implora dalla Casa Bianca un motivo per giustificare l’attacco agli occhi dell’opinione pubblica.
E probabilmente l’avrà.
Non a caso, Rudolph Giuliani ha cominciato a «prevedere» un nuovo mega-attentato su suolo americano.
«L’11 settembre non resterà isolato nella storia» (2), ha detto alla Illinois University di Chicago.
Il timore dei bene informati sui mandanti dell’auto-attentato prossimo è che esso, per giustificare una risposta atomica, possa essere in qualche modo nucleare: o una piccola esplosione o una bomba sporca da addebitare a Teheran.
Con migliaia di vittime americane.
Ma forse, in fondo, sarà più facile.
Un primo attacco convenzionale USA potrebbe provocare, come temuta risposta iraniana, il blocco degli stretti di Ormutz.
Conseguenza immediata, il greggio a 100-200 dollari a barile.
E il conseguente rincaro dei carburanti alle nostre pompe.
Allora tutto il civile Occidente degli automobilisti sarà a gridare: «Nuke Iran!».
Tutti convinti ad invocare l’atrocità più grossa della storia dell’uomo.
(E il Papa va ad Israele. Se non per dire la verità, perché non si risparmia il viaggio?
Un giorno il mondo giudicherà «il silenzio del Papa» sul Quarto Reich e i suoi delitti).

Note
1) Seymour Hersh, «The Iran plans», 17 aprile 2006.
2) «Giuliani predicts another terror attack», Newsmax, 5 aprile 2006.

FONTE: EFFEDIEFFE