18 aprile 2006

Sapore di guerra fredda

di Massimo Mazzucco

Circa un anno fa, avevamo parlato di una "nuova guerra tiepida", nei rapporti fra Russia e America. Da oggi la cosa è ufficiale. Da Mosca arriva un sondaggio indipendente, condotto dal Centro Levada della capitale, secondo cui il 57% dei russi considera gli Stati Uniti "una minaccia alla sicurezza globale", mentre solo il 33% pensa che non lo sia.
Yevgeny Ivanov, il leader del più grande movimento politico giovanile russo, Nashi, ha detto che gli Stati Uniti stanno cercando di allargare il loro potere "comprandosi leader e organizzando colpi di stato".
Il riferimento alle recenti "rivoluzioni colorate", in Georgia e Ucraina, era trasparente. "Per loro globalizzazione - ha detto Ivanov - significa avere il diritto di decidere i destini del mondo".
Gli fa eco, dal fronte militare, il comandante in pensione Fyodor Suvorov. "Che cosa ci fanno - si domanda Suvorov - gli Stati Uniti nella ex federazione russa? Sarebbe come se noi andassimo a 'proteggere i nostri interessi' in Messico. E mentre noi gli concediamo di farlo, questi hanno spinto la NATO fino alle porte di casa nostra".
Mentre i russi accusano l'America di fare quello che è da tempo sotto gli occhi di tutti, è curioso leggere quello che invece l'America vorrebbe imputare a carico dell'impero sovietico: secondo un rapporto recente del Consiglio delle Relazioni Estere americano, pubblicato il mese scorso, Putin sta portando la Russia "nella direzione sbagliata ".
Lo si accusa di "eccesso di autoritarismo", di "ricatto energetico" verso la vicina Ucraina, e di "strategia antiamamericana" in zone come l'Iran e le repubbliche centro-asiatiche. A questo si aggiunge il rapporto di una commissione governativa per i rapporti umani, che accusa il Cremlino di ignorare il parlamento, di imbavagliare i media, di fare pressioni sul sistema giudiziario, e di perseguitare in ogni modo le organizzazioni non governative.
Curioso, come dicevamo, che queste accuse vengano da una nazione in cui il presidente ha appena firmato un ordine che autorizza le intercettazioni sui cittadini, evitando accuratamente di sottoporlo al parlamento, in cui tutte le televisioni ricevono ormai quotidianamente gli ordini di scuderia, in cui i processi - vedi caso Massaoui -sono chiaramente teleguidati a fini propagandistici, e dove le organizzazioni non governative riescono a malapena a sopravvivere alla luce del sole, grazie ad una Costituzione che non è ancora stata del tutto calpestata.
Naturalmente, la faccenda del trave e della pagliuzza non è nata ieri.
L'aria sta quindi cambiando. Sembra lontano anni luce l'atteggiamento morbido e amichevole di Putin nel concedere all'"amico George" di fare base in Turkmenistan, all'inizio dell'invasione dell'Afghanistan, per poter appoggiare materialmente l'Armata Nord, che si apprestava a marciare su Teheran.
Evidentemente, Putin non deve essere rimasto troppo soddisfatto da quello che ha avuto in cambio da Bush, visto che dopo quell'episodio il suo atteggiamento verso Washington ha cominciato a cambiare radicalmente. E se a questo punto gli americani, che stanno pubblicamente subendo la spinta di Tel Aviv, non hanno ancora attaccato l'Iran, è certamente dovuto al fatto che Mosca non vuole che ciò avvenga.
È come se avessero tirato una riga sul mappamondo, dicendo "da qui in poi non si tocca più nulla, è tutta roba nostra".
Gli americani hanno anche provato a suggerire di essere i più forti, tramite un articolo su un periodico d'affari esteri americano, che sosteneva che la Russia in questo momento sia vulnerabile ad un attacco atomico, a causa del decadimento degli armamenti più obsoleti, e grazie ai "grossi passi avanti nella tecnologia militare" fatti dagli Stati Uniti in questi ultlimi anni.
Ma la risposta, da parte della vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Duma, Natalia Narochnitskaya, non è stata certo incoraggiante. "Questo genere di articoli - ha detto la Narochnitskaya - ci porta inevitabilmente a entrare nell' ottica di dover rispondere ad armi pari. E questa è una strada molto pericolosa da intraprendere".
La resa dei conti si avrà in tutta probabilità il prossimo luglio, con il fatidico incontro dei G-8 a casa di Putin, a Pietroburgo. La lunga rincorsa dei russi, durata 12 anni, per riuscire ad entrare a pieno titolo nell' organizzazione economica mondiale, ultimamente sta venendo rallentata e ostacolata proprio dagli americani. E a Washington ci sono già grossi personaggi, come il senatore John McCain (il rappresentante "centrista" dei repubblicani), che sostengono apertamente il boicottaggio americano ai "giochi di luglio" in casa del nemico.
Inutile dire che l'unica firma che manca, affinché la Russia sia integrata a livello paritario con le altre sette potenze del club, è proprio quella americana.
Come al solito l'Europa - divisa da battibecchi e da questioni interne di ogni tipo - sta alla finestra a guardare. Se anche fossimo davvero il "quarto blocco", dopo Cina, Russia e Stati Uniti, di certo seguiamo i primi tre a grande distanza.

FONTE: LUOGOCOMUNE