31 maggio 2006

L'economia mondiale è in pericolo

di John Bethelsen

La caduta precipitosa dei mercati azionari di tutto il mondo in questa settimana sta destando serie preoccupazioni circa la possibilità, dopo anni di soddisfazione della banca centrale, che l'economia globale stia andando verso una vera crisi. Potrebbero essere semplici intoppi, ma se lo sono, sono viziosi. I guadagni dell'intero anno, in quasi tutti i mercati azionari, sono stati cancellati in meno di una settimana.
Mercoledì scorso il mercato di Londra ha registrato la più alta perdita percentuale giornaliera degli ultimi tre anni; il tedesco indice DAX ha perso il 3.4%; il CA francese il 3.2%; il Dow Jones ha perso l'1.8%; il Nasdaq l'1.5%; e il più ampio indice Standard & Poor's 500 è affondato dell'1.7%.

Ad aggravare la situazione disperata, i prezzi dei fondi USA sono crollati insieme alle azioni, con il rendimento riferito agli ultimi 10 anni cresciuto del 5.15%. I prezzi dei bond e delle rendite si muovono in direzioni opposte. Sebbene la maggior parte delle borse sembrano aver riguadagnato terreno nelle prime contrattazioni di venerdì, restano segni malauguranti.

Il timore principale è che mentre le banche centrali più grandi del mondo, la Federal Reserve Bank statunitense, la Banca del Giappone e la Banca Centrale Europea, hanno tenuto sotto controllo i tassi di interesse e la crescita monetaria, hanno ignorato, o comunque sono state compiacenti nei confronti del rapido proliferare di derivati e dell'innalzamento del prezzo dell'oro e di altri beni come il petrolio e il rame. Anche i governi indiano e cinese, entrambi con banche centrali addomesticate e preoccupati per le inquietudini della popolazione, hanno allentato la presa sulla politica monetaria. Ora alcuni economisti credono che la caduta a picco degli ultimi giorni nei mercati mondiali, sia nei beni che nei guadagni, potrebbe essere l'inizio di un incubo economico. Le banche centrali potrebbero aver aspettato troppo nel cercare di controllare l'inflazione.

L'economista di Hong Kong per i mercati CLSA asiatici e del Pacifico, dott. Jim Walker, ha detto ad esempio, in una lettera privata di questa settimana agli investitori, “è possibile che ci troviamo nel periodo più pericoloso per i mercati finanziari mondiali di tutta la mia carriera.”

Walker non è l'unico. “La Federal è alle prese con due rischi: 1. di aver stretto troppo la morsa, per cui ora è in corso un pesante rallentamento economico e 2. di aver stretto troppo poco, per cui ora è in corso un'accelerazione dell'inflazione,” scrivono Ethan Harris, Drew Matus e John Shin, insieme all'altro economista Lehman Brothers, nel loro Osservatorio Economico Mondiale del 12 maggio.

Geoffrey Barker, economista e manager di macrofinanza presso il Consiglio Finanziario Ballingal di Hong Kong, dice che le banche centrali hanno dimenticato la lezione dei primi anni '80, quando il presidente della Federal, Paul Volcker, applicò storiche e dolorose misure per arrestare l'inflazione, alzando i tassi di interesse fino al punto in cui i titoli del Tesoro raggiunsero tassi annui del 20%.

Questa settimana i mercati hanno iniziato a sfaldarsi e un'ondata di liquidità generata dall'aumento nei prezzi dei beni e dei derivati ha invaso i mercati finanziari, non solo in Europa, ma anche i mercati emergenti. Persino un paese con un governo disastroso come le Filippine ha vissuto un'impennata record del mercato azionario. I mercati in Australia, Corea del Sud e Hong Kong hanno ugualmente raggiunto punte impressionanti, con il denaro che rifluito da un'economia globale in cui troppo pochi strumenti finanziari fanno fronte al troppo denaro in circolazione.

Questa liquidità ha fatto pressione sui beni, i guadagni e i debiti dei mercati emergenti, le monete asiatiche, in particolare in Cina. Il Cross Border Capital, un servizio di consulenza finanziaria, stima i beni finanziari mondiali complessivi in 74 miliardi di dollari USA - di cui 36 miliardi in azioni, 18 miliardi in bond e 20 miliardi in liquidi, che cercano di posizionarsi su tassi di interesse bassi.

Ad aprile Sean Darby, stratega asiatico per Nomura, ha descritto un aspetto di questo fenomeno: un'asta d'arte e ceramica da Sotheby in cui il dipinto di un loto rosa di Chang Yu è stato venduto per 28,12 milioni di dollari Hong Kong (3,62 milioni di dollari USA), oltre cinque volte il prezzo d'apertura di 5 milioni di dollari Hong Kong. “L'ironia della sorte vuole che Chang Yu abbia passato la maggior parte della sua vita a inventare giochi anziché dipingere, credendo che così sarebbe diventato ricco e famoso,” ha scritto Darby. “Crediamo che l'asta rappresenti un'ulteriore e simbolica evidenza del fatto che l'economia finanziaria è ancora traboccante di denaro.”
Darby ha descritto quello che ha definito un “cocktail di domanda mondiale ed eccesso di liquidità… favorito da interessi a breve termine davvero bassi e una mancanza di desiderio da parte delle società di sostituire l'inventario o reinvestire in spese capitali.” Il suo monito è che le banche centrali hanno lasciato le redini della politica monetaria per troppo tempo, che il mercato ha sottostimato la crescita e che i segnali di inflazione che sono emersi ora dal mercato dei bond a lungo termine sono fuorvianti.

Alan Greenspan, il banchiere centrale che tutti hanno amato, potrebbe aver abbandonato la scena al momento giusto, lasciando al suo successore, Ben Bernanke, una serie di problemi apparentemente irrisolvibili. Gli investitori, particolarmente preoccupati dall'aumento dell'inflazione, guardano con ansia alla reazione della Federal nel prossimo meeting del Federal Open Market Committee di fine giugno (il FOMC è l'organo della Federal Reserve che stabilisce le politiche monetarie). Sembra ci sia un consenso crescente sull'aumento dei tassi di interesse. Hanno raggiunto picchi elevati negli Stati Uniti e in Giappone la banca centrale sta massicciamente ritirando gli eccessi di liquidità, stampando meno banconote, in preparazione a un innalzamento dei tassi.

Ma aumentare i tassi di interesse negli Stati Uniti avrebbe parecchie conseguenze, nessuna delle quali appetibile. In un momento in cui i mercati statunitensi e mondiali stanno dando il benvenuto a un dollaro più economico che possa favorire il controllo dell'enorme e crescente deficit del paese, un aumento dei tassi di interesse, significherebbe un'inondazione di nuovo denaro nelle casse degli Stati Uniti che andrà ad aumentare il deficit. Solo alla convinzione sempre più diffusa che la Federal dovrà aumentare i tassi di interesse, nella notte il dollaro USA è cresciuto sull'Euro, sul won coreano, sul dollaro di Nuova Taiwan e sullo yen, tra le altre monete.

In secondo luogo, aumentare i tassi di interesse negli Stati Uniti comporterebbe un aumento automatico nei tassi dei mutui. Il debito della famiglia media americana, che sarebbe ulteriormente esasperato da un qualsiasi aumento degli interessi, rischia anche di essere aggravato da una minor crescita dei redditi e contemporaneamente un declino nei prezzi interni, dice Geoffrey Barker. In una parola l'aumento dei tassi dei mutui rischia di far scoppiare la già precaria bolla delle proprietà immobiliari che sta tenendo a galla l'economia del paese. Milioni di americani hanno ri-finanziato le proprie case e speso i propri guadagni sulle proprietà.

L'americano medio ha un debito di 10.000 dollari. E non è solo. I tassi sui mutui, in particolar modo a Hong Kong e altre zone, compiono un percorso parallelo a quello degli Stati Uniti, e i proprietari di case, o di appartamenti, nel caso di Hong Kong, dovranno abituarsi a considerevoli aumenti nelle rate del mutuo. Senza un reddito costante e una stabilità nei prezzi dei beni più importanti, le case, il debito potrebbe diventare insopportabile. I pignoramenti saranno di nuovo un mal di testa per le banche.

“Stagflazione” è un termine entrato nella lingua inglese nell'ultimo anno di presidenza di Jimmy Carter. Il termine si riferisce a un periodo in cui l'aumento nei prezzi dei beni e, in precedenza, una politica monetaria rilassata, portano la banca centrale a controllare l'inflazione attraverso un aumento dei tassi di interesse e l'economia inizia a stagnare. Un nuovo periodo di stagflazione sarebbe un vero incubo per gli Stati Uniti; quella combinazione di economia stangante e aumento dei tassi di interesse sfaldò i mercati negli ultimi anni dell'amministrazione Carter. E sfaldò l'amministrazione Carter stessa.
La Puru Saxena, un'impresa solida con sede a Hong Kong, in una conferenza stampa questa settimana ha previsto che il petrolio toccherà i 200 dollari Usa a barile e l'oro arriverà a 2.000 dollari l'oncia. Resta da vedere quanto durerà l'attuale diminuzione nel prezzo dei beni. La domanda in Cina, India e in altre economie di nuova industrializzazione non sembra subire riduzioni. Il presidente degli Stati Uniti George W Bush potrebbe vivere due anni e mezzo davvero lunghi prima di lasciare la carica.

John Berthelsen
Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/HE20Dj01.html

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

29 maggio 2006

Israele «prevede» attentato a Berlino

di Maurizio Blondet

Israele ha avvertito i servizi d'intelligence europei e americani di «possibili attentati durante i mondiali di calcio» di Berlino.
Lo dice l'agenzia ebraica Ynet (1), che - fatto significativo - non cita fonti israeliane, bensì il giornale Al-Watan, saudita.
Le informazioni del Mossad sono stavolta circostanziate.
Sa già chi saranno gli esecutori e chi i mandanti dell'attentato prossimo venturo a Berlino.
A compiere l'atto terroristico saranno gli Hizbullah, la formazione libanese guidata da Imad Mugniyah, che si ritiene sostenuta dalla Siria e dall'Iran e che, fra l'altro, ha obbligato al ritiro dal Libano meridionale l'esercito sionista.
Ma il mandante sarà, avete indovinato, Teheran.
Secondo il rapporto, «l'attacco terroristico è mirato a dimostrare che Teheran è capace di rappresaglia se attaccata».
Dunque è pronta anche la motivazione e lo scenario tipo 11 settembre, per giustificare anche la prossima guerra per Israele.
Infatti, veniamo informati, dopo l'avvertimento israeliano e per contrastare il pericolo imminente, è stata allestita «una sala operativa congiunta USA-Europa».
Ma non a Berlino, teatro dell'attentato profetizzato.

«A questo fine» (ossia di sventare l'attentato), dice Ynet, «due portaerei americane insieme a una nave francese sono in rotta verso l'Oceano Indiano e il golfo Persico».
Stranamente, l'articolo dà voce a «ufficiali USA contrari all'attacco all'Iran», i quali temono «che l'amministrazione Bush approfitterà di tale attacco terroristico per lanciare un'offensiva che liquiderà la crisi nucleare iraniana e aumenterà il favore presidenziale nei sondaggi».
«Questi ufficiali aggiungono che anche se gli attacchi terroristici fossero organizzati da una terza parte, sarebbero sempre usati per giustificare l'attacco all'Iran».
E' proprio così.
Dick Cheney ha già stilato dei «contingency plans» che espressamente prevedono l'aggressione all'Iran come ritorsione a qualunque attentato, da chiunque commesso.
Al-Watan, citato da Ynet, aggiunge di aver saputo da un agente della sicurezza a Bruxelles che «i servizi d'intelligence hanno impiantato attrezzature di sorveglianza in diverse ambasciate arabe e islamiche e negli uffici di aziende internazionali collegate con paesi islamici e arabi. La fonte ha aggiunto che agenti sotto falsa identità, per lo più donne, hanno infiltrato istituzioni arabe e islamiche: e-mail, fax, e telefonate in partenza sono controllate, e anche i bidoni della spazzatura esterni agli edifici vengono frugati in cerca di qualunque informazione sulla natura dei messaggi inviati da queste organizzazioni».
Insomma, tutto è pronto in anticipo per una replica europea del grande delitto dell'11 settembre, e per la conseguente nube di disinformazione che dovrà coprire le tracce.
Come ci avevano avvertito i nostri informatori di area tedesca, l'attentato musulmano a Berlino pare imminente.

Avrà la massima forza spettacolare, data la presenza delle telecamere di tutto il mondo per l'evento sportivo.
E dovrà essere abbastanza spaventoso da cambiare del tutto il modo di pensare degli europei, far capire che anche loro sono aggrediti dai musulmani, e dunque devono unirsi alle guerre di Bush. Precisamente come aveva detto ai tedeschi Israel Singer, direttore del Congresso Mondiale Ebraico, nel 2003: «Voi credete che un 11 settembre può accadere solo negli Stati Uniti, voi credete di non essere bersagli del terrorismo. Decisamente, la lezione dell'11 settembre a New York in Europa è già dimenticata. Ma quando tremila persone verranno uccise anche qui [in Germania], allora tutte queste vostre preoccupazioni per i diritti umani scompariranno!».
Per poi aggiungere: «La presunzione europea e tedesca è uno scandalo! La Germania non conosce ancora questo problema. Ma può succedere anche qui. E i tedeschi cominceranno a pensarci, se vengono distrutti due grattacieli e muoiono tremila persone. Allora democrazia e diritti dovranno cedere di fronte alla necessità di protezione e sicurezza del popolo, e perderanno significato».
Prima che il panico - agitato come di dovere dai liberi media nostrani - ci renda impossibile obiettare ed anche solo pensare, ci si può ancora stupire un poco di quanto spesso il Mossad, o comunque ambienti israeliani, sappiano in anticipo degli attentati musulmani.

L'11 settembre impiegati della Odigo, una ditta israeliana di messaggeria elettronica con sede presso le Twin Tower, furono avvisati in anticipo da sms a sloggiare da quella zona.
I cinque ragazzoni israeliani, scaricatori di una ditta di traslochi, che furono fermati quel giorno dalla polizia di New York perché visti fotografarsi a vicenda, con l'aria di congratularsi, sullo sfondo dei due grattacieli in fiamme, dissero agli agenti: «non siamo noi il vostro problema, gli arabi sono il vostro e il nostro problema».
Un'ora dopo l'attentato, gli scaricatori sapevano già chi ne erano gli autori.
Il 7 luglio 2005, il giorno della strage al metrò di Londra, il Mossad avvertì il ministro Netanyahu, che si trovava nella capitale, di non uscire dall'albergo.
Purtroppo, l'informazione era arrivata al Mossad solo «sette minuti prima» dell'attentato, non abbastanza per salvare la sessantina di poveri passeggeri, appena in tempo perché il loro ministro non si trovasse in qualche guaio.
Ma anche noi a questo punto acquistiamo qualche capacità di preveggenza.
Siamo in grado di rivelare gli argomenti con cui i giornali di Mieli, Ferrara, Mimun, Magdi Allam, eccetera, ci spiegheranno perchè il folle atto mega-terroristico sia di matrice iraniana.
Teheran ha un evidente e concreto interesse a commettere atrocità nel vecchio continente poco propenso alle guerre per Israele, e ad alienarsi le opinioni pubbliche europee colpendole in ciò che hanno di più sacro (le celebrate radici calcistiche d'Europa), perché come dice Bush «odiano la nostra libertà».

Quella libertà a cui dovremo comunque rinunciare, come giustamente ha detto il profeta Israel Singer, perché il potere deve prima di tutto garantire la nostra sicurezza in pericolo, con arresti arbitrari, intercettazioni e torture.
Gli Hizbullah hanno in questo un interesse più concreto, per poter fornire al glorioso Tsahal il pretesto di rioccupare il Libano meridionale per dare all'Europa quella sicurezza di cui, all'improvviso, mancherà.
Teheran ha un interesse evidente a confermare quello che ripete da mesi ogni ministro israeliano: che «l'Iran nucleare non è un pericolo che riguarda Israele, ma il mondo intero».
Teheran ha l'assoluta necessità di dare ragione a quella curiosa pubblicità a tutta pagina, pubblicata qualche giorno fa su tutti i giornali anglo-americani a cura dell'American Jewish Committee (2). Questa inserzione mostrava una carta del mondo su cui si stendevano due cerchi concentrici con centro sull'Iran: la presunta gittata dei missili degli ayatollah.
Ebbene, da questo era chiaro che il raggio dei missili di Teheran possono colpire facilmente Germania, Italia, Inghilterra, Portogallo.
Lo slogan sull'inserzione domandava: «Può chiunque nel raggio dei missili iraniani sentirsi sicuro? Supponete che un giorno l'Iran dia a terroristi congegni nucleari. Può qualcuno, dovunque stia, sentirsi sicuro?».
Insomma la stessa cosa che ripetono i ministri di Sion; che l'Iran è un pericolo per tutto il mondo, e che il mondo deve azzerare prima che sia troppo tardi.
Ovviamente, a questo punto, Teheran non può fare a meno di sprecare uno dei suoi missili intercontinentali (che per ora non possiede) per colpire l'Europa.
E consegnare agli Hizbullah l'uranio che ha già arricchito (al 4%) perché lo spargano su Berlino.

Si sa che gli iraniani hanno un doppio motivo per colpire specificamente la Germania.
In Iran ci si tramanda e si alimenta il ricordo e la voglia di vendetta per i sei milioni di iraniani sterminati dal Terzo Reich.
E oggi questa Germania neutralista, che si sente al riparo dall'Islam, sta avvicinandosi troppo alla Russia.
Questo va assolutamente stroncato nell'interesse della fede sciita.
Il consiglio è ai musulmani che abitano in Europa di sprangarsi in casa con adeguate scorte di cus-cus nei giorni del mondiale, e ai tifosi di guardare le partite in TV.
Stare alla larga da Berlino - come sicuramente faranno in quei giorni i 25 mila ebrei che sono tornati ad abitarvi - perché è possibile che la bomba sia, se non nucleare, «sporca» e radioattiva. Probabilmente, un ordigno tratto dall'arsenale di armi di distruzione di massa di Saddam, e mai trovato, perché riparato in Iran e Siria.
E questa è la nostra profezia: se la bomba sarà «sporca», vuol dire che l'attacco del libero Occidente all'Iran si farà con bombe atomiche.
E stavolta, con corazzate anche francesi.
Chirac ha capito che se vuole sperare di contrastare l'irresistibile ascesa di Sarkozy, deve essere più likudnik di Sarkozy.

Note
1) Roee Nahmias, «Report: Israel warns of World Cup terror», Ynetnews, 26 maggio 2006.
2) «Can anyone within range of iranian missiles feel safe?», pubblicità sul New York Times del 18 maggio 2006.

FONTE: EFFEDIEFFE

Vladimir Putin e l'ascesa del Petro-Rublo

di Mike Whitney

“Se, un giorno, i maggiori produttori di greggio domandassero euro in cambio dei loro barili, avremmo l'equivalente finanziario di un attacco nucleare”.
Bill O' Grady, A.G. Edwards.

La Russia ha in mente un attacco preventivo agli Stati Uniti, di tale portata da far innescare un crack del mercato ed un disastro economico in America.
Il 10 di maggio, durante il suo discorso al Parlamento sullo Stato della Nazione, il Presidente Vladimir Putin ha annunciato che la Russia renderebbe il Rublo “internazionalmente convertibile”, così da poterlo utilizzare nelle transazioni riguardanti petrolio e gas naturale. Al momento, il petrolio viene esclusivamente valutato in dollari. L'annuncio di Putin risuona come un annuncio di guerra.

Se la Russia dovesse proseguire il suo progetto di conversione, le banche centrali, attraverso l'Europa e l'Asia, ridurrebbero i loro depositi in dollari spedendo miliardi di biglietti verdi in surplus verso gli Stati Uniti. I contraccolpi sull'economia americana non possono che essere catastrofici, gettando il paese in profonda depressione se non in recessione: gli Stati Uniti non sarebbero in grado di ri-assorbire i miliardi di dollari al momento in circolazione per le transazioni legate al petrolio senza entrare in un violento circolo di iper-inflazione.

”Il rublo deve diventare un mezzo più diffuso per le transazioni internazionali” ha detto Putin. “A questo punto, abbiamo bisogno di aprire una borsa in Russia per il commercio di petrolio, gas ed altri beni da pagare in rubli.”

Il piano di Putin è simile a quello dell'Iran, che ha annunciato l'apertura di una “Borsa del Petrolio” nell'isola di Kish entro due mesi; tale borsa permetterebbe la transazione del petrolio in petro-euro, a scapito del dollaro. L'azione iraniana ha intensificato la belligeranza dell'amministrazione Bush ed ha messo i due paesi sulla strada della Guerra. E' il caso di ricordare che Saddam venne attaccato appena sei mesi dopo aver adottato la conversione in euro. L'Iran dovrebbe aspettarsi un simile destino.

Gli Stati Uniti sono obbligati a proteggere il monopolio del dollaro nel mercato del greggio, o perderà il vantaggio di costituire di fatto la “riserva di valuta del mondo”. Fintanto che rimarrà tale, gli Stati Uniti potranno mantenere il loro vertiginoso debito nazionale a quota 8.4 trilioni (ed il deficit di scambi a circa 800 milioni di $) senza paura di altalenanti tassi di interesse o iper-inflazione. La Federal Reserve, semplicemente, stampa valuta che i paesi esteri accettano in cambio di beni di prima necessità e prodotti artigianali. La supremazia economica dell'America dipende interamente dalla sua abilità nel forzare le altre nazioni ad effettuare le loro cruciali acquisizioni energetiche tramite biglietti verdi. Questo permette a Washington di spostare il peso della spesa della sua Guerra in Iraq (e degli enormi tagli fiscali di Bush) sulle spalle dei paesi in via di sviluppo. E' questo il sistema che gli Stati Uniti intendono far perdurare all'infinito.

Il monopolio Americano nel commercio del petrolio rappresenta la più grande frode nella storia: il dollaro è l'equivalente di un assegno scoperto su un conto in rosso di 8,4 trilioni. Tristemente, l'amministrazione Bush ha tutte le intenzioni di difendere il suo racket estorsivo eliminando ogni concorrente del dollaro. Questo significa che la crescente coalizione di stati (Venezuela, Russia, Iran) che stanno minacciando di allontanarsi dall'aura del biglietto verde può aspettarsi solamente di dover affrontare tutta la rabbia dello Zio Sam.

Sventolare la bandiera di guerra potrebbe essere un'opzione con l'Iran, ma come la mettiamo con la Russia? L'amministrazione Bush rischierebbe un'armageddon nucleare per proteggere il suo flaccido dollaro?

L'amministrazione sta enucleando tutte le possibili alternative e sta sviluppando una strategia in grado di schiacciare la ribellione di Putin. (Questo spiegherebbe perché Fareed Zacharia, editore di Newsweek e portavoce del Consiglio per le Relazioni Internazionali, ha chiesto al suo ospite della rubrica “Foreign Exchange” di questa settimana se ritenesse plausibile pensare che Putin potrebbe essere “assassinato”?!?)

Nell'articolo di Dave Kimble "Collapse of the petrodollar looming" , recentemente pubblicato, l'autore fornisce i dettagli dell'importanza della Russia nel mercato globale del greggio.

“Le esportazioni russe di petrolio rappresentano il 15,2% del totale mondiale, rendendolo un giocatore molto più significativo dell'Iran, con un volume di esportazioni pari al 5,8%. La Russia inoltre produce il 25,8% delle esportazioni mondiali di gas, mentre l'Iran al momento è ancora in fase di ingresso nel mercato in veste di esportatore. .. ed il Venezuela ha il 5,4% del mercato dell'esportazione.”

Ovviamente, non è interesse della Russia trattare con i suoi partner europei ancora in dollari, tanto quanto non lo sarebbe per gli Stati Uniti trattare con il Canada in rubli. Putin può rafforzare l'economia russa e dare lustro al prestigio del paese, da superpotenza energetica, grazie alla transizione verso il rublo.

Ma Washington permetterà a Putin di riuscirci?

Il Consiglio per le Relazioni Internazionali (CFR), la riservata organizzazione di 4.400 Americani d'elite provenienti dai campi dell'industria, finanza, politica e industria bellica (che guidano il macchinario statale dietro la maschera della democrazia) ha già emanato un conciso attacco verbale a Putin (“La direzione sbagliata della Russia”; Manila Times), sottolineando cosa ci si aspetta dalla Russia affinché si ri-allinei agli standard di condotta americani. Il testo sostiene che la Russia è “volta verso la direzione sbagliata” e che “una partnership strategica non sembra più possibile”. L'articolo ripropone le solite accuse: Putin sta diventando troppo “autoritario” e sta “minando le possibilità di crescita della democrazia in Russia” (nessun riferimento alle crescenti democrazie in Arabia Saudita o in Uzbekistan?). Il CFR cita la “resistenza di Putin verso l'accesso militare degli USA e della NATO nelle basi centro-asiatiche” (le quali rappresentano una baionetta puntata al collo di Mosca), l'impedimento alla libertà di azione dei gruppi operativi volti al “cambio di regime” appartenenti a Washington (Fondi dell' “Atto in supporto della Libertà”), ed il continuo supporto fornito dalla Russia al pacifico sviluppo di energia nucleare dell'Iran.

L'America non è mai stata amica della Russia. Essa ha approfittato appieno della confusione che ha fatto seguito alla caduta dell'Unione Sovietica per applicare le sue strategie neoliberali, i cui effetti hanno distrutto il rublo, schiacciato l'economia, e trasferito le vaste risorse dello stato ad una manciata di oligarchi corrotti. Putin, autonomamente, ha rimesso la Russia su basi solide, riprendendo la Yukos dal venale Khordukovsky e puntando sulla riduzione di povertà e disoccupazione. Ora gode di una percentuale di consensi del 72% e non ha bisogno dei consigli dell'amministrazione Bush o del CFR circa la miglior strategia politica per la Russia.

Gli USA stanno assumendo il loro tradizionale ruolo di antagonista della Russia installando altre basi militari nell'Asia Centrale, contribuendo all'instabilità in Cecenia, isolando la Russia dai suoi vicini europei, ed interferendo direttamente nelle sue elezioni.

Al prossimo summit del G-8, la prossima settimana, dovremmo aspettarci un attacco a tutto campo dei media per far apparire Putin come l'ultima incarnazione di Adolf Hitler. (E' il caso di sottolineare che l'annuncio della volontà di Putin di convertire le transazioni petrolifere in rubli non è apparso in NESSUN media occidentale. Come il rapporto di Downing Street, il bombardamento di Fallujah, o le “artefatte” elezioni del 2004, i media occidentali evitano scrupolosamente qualsiasi argomento che possa gettare luce sulle reali operazioni del governo USA).

La sfida di Putin al dollaro è la prima cartuccia di una guerriglia che finirà con la distruzione del biglietto verde e la restaurazione della parità tra le nazioni della terra. Essa rappresenta un tacito rifiuto ad un sistema che ha bisogno di coercizione, torture e guerre senza fine per mantenere la supremazia globale. Quando il dollaro inizierà il suo inevitabile declino, il paradigma economico-globale collasserà, la macchina da guerra americana si arresterà, ed i soldati torneranno a casa.

A quel punto, dovremo dire grazie a Vladimir Putin ed all'ascesa del petro-rublo.

Mike Whitney
Fonte: http://www.uruknet.info
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di AMIR AHMADI

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

26 maggio 2006

La Borsa globale per il controllo totale

Stiamo attualmente assistendo al più grande stravolgimento dei mercati borsistici mondiali dopo il fallimento del nuova economia,e dunque l’attentato dell’11 settembre. In due settimane più di 2000 miliardi di dollari di capitalizzazione sono stati bruciati sui mercati internazionali, 200 miliardi solo nella giornata di lunedì 22 nelle borse europee: la più grande crisi di liquidità si sta preparando.
L'aumento vertiginoso del prezzo delle materie prime sta devastando l'economia reale, e presto l'industria siderurgica e chimica dovranno assorbine l’aumento del prezzo dei metalli e dei derivati petroliferi, così come dell’energia. A questo si accompagnerà una crisi di liquidità dovuta al rialzo dei tassi interessi che indurranno le persone a investire, a risparmiare piuttosto che consumare, e a maggiori costi all’indebitamento, che sia accompagneranno anche da una maggiore difficoltà ad ottenere credito. Quello innestato da anni, se non decenni, è un processo evolutivo e inesorabile, non si può arrestare ma solo rallentare. È quello che più o meno ha cercato di fare Bernanke, perché ha aumentato i tassi di interessi per dare da un lato la stretta monetaria e frenare l’inflazione, e dall’altro per svalutare i debiti della bilancia commerciale. Il dollaro FED ha distrutto l’economica mondiale, come un verme l’ha divorata, e con un debito pubblico così elevato e con una economia fondata sul consumo e non sulla produzione, c’è ben poco da fare. A giugno scatterà il nuovo aumento dei tassi di interessi, non solo in America, ma anche in Europa e in Giappone.

Dalla prima fase detta "d'emissione", che vede una serie di fattori, prima separati, convergere improvvisamente tale da essere evidente agli osservatori più attenti, si passerà ad una fase detta "d'accelerazione". In questa fase gli investitori prendono coscienza della crisi perché comincia a farsi sentire su fatti ed elementi che prima non si considerano. A giugno entreremo in questa fase, in cui gli shock sui mercati saranno sempre più frequenti sino a far esplodere la bolla immobiliare e finanziaria. Dopodichè si entrerò nella terza fase, che è detta "d'impatto", costituita dalla trasformazione radicale del sistema stesso (implosione e/o esplosione) a causa di tutti quei fattori che nel tempo si sono accumulati, il sistema dunque si sgretola. Nella quarta fase detta di "disincantamento" gli attori andranno a costruire un nuovo sistema sulle ceneri dell’altro. Non è possibile dire i tempi e gli scenari che si apriranno, forse passerà un anno, forse 5 anni, ma sicuramente la moneta di carta cadrà in disuso per far posto alla moneta elettronica, e la nostra economia diverrà di tipo “Rent”, cioè dell’affitto, del consumo, non produrremmo né avremo proprietà.

In meno di tre mesi, tutte le certezze sul futuro saranno rovesciate, e giugno sarà davvero un mese critico e decisivo. I timori di un’esplosione dell’inflazione spinge le Banche centrali ad alzare i tassi, ma questo poi determina il crearsi di bolle borsistiche, dovute a delle operazioni puramente speculative che spazzeranno via le economie emergenti e quelle deboli.
È quello che è accaduto sui mercati europei questo lunedì: i grandi fondi di investimento approfittando della differenza dei tassi di interesse, si capitalizzano, ossia si fanno finanziare in mercati con bassi tassi (mercati asiatici), dopodichè investono tali risorse in mercati ad elevato rendimento (america) in titoli derivati e future sulle commodities. Una piccola contrazione del prezzo delle merci è bastato per bruciare 200 miliardi di euro, perché quei futures improvvisamente erano scambiati ad un prezzo inferiore rispetto a quello d’acquisto. Una piccola contrazione dei prezzi poteva far crollare i mercati asiatici, o almeno quelli più deboli come quello Indonesiano, perché loro hanno perso quei soldi investendo nei fondi.
Così si è assistito, tra la prima e la seconda settimana di maggio, alla più forte liquidazione di azioni sulla borsa americana da un anno ed alla più forte caduta settimanale delle borse europee dall'agosto 2004.

Ovviamente coloro che reggono le fila del sistema non vorranno certo perdere il controllo della situazione, e infatti quello che sta ora accadendo sulle borse mondiali non ha precedenti nella storia: la fusione delle borse internazionali un un’unica Entità.
Quello che è iniziato come progetto paneuropeo, su iniziativa della Euronex, società che controlla la federazione delle Borse di Parigi, di Amsterdam, di Lisbona, è diventato un progetto internazionale di dimensioni titaniche. Dal progetto è stata momentaneamente, per così dire, “esclusa la Deutsche Borse”, che non ha voluto cedere alla perdita di una posizione di potere di Francoforte che infatti avrebbe dovute cedere il passo ad Amsterdam, dove sarebbe stata posta la sede della Holding derivante dalla fusione. La Deutsche Borse ha tuttavia perso la sua occasione e dovrà sicuramente pagare molto di più per rimettersi in gioco, perché la fusione con NYSE, la borse di New York, è già stata messa ai voti dell’assemblea dei soci, ossia le più grandi banche internazionali che controllano i fondi di investimento, le Borse s.p.a. e, nella maggior parte dei casi, le società all’interno quotate. Verrà creato il mercato azionario più grande e liquido del mondo, con oltre 4000 società quotate, che non è altro che un sistema finanziario telematico internazionale nel quale confluiranno tutte le transazioni dei paesi occidentali. È infatti questo il primo passo, diremo storico, verso la creazione del sistema telematico sul quale circolerà la moneta elettronica, le transazioni azionarie e lo scambio di merci.
Ben presto anche la Borsa di Londra entrerà nella Holding, e quella Italiana sarà acquisita da questo mostro.L’italia perderà il suo centro finanziario,e presto anche una delle Istituzioni che controlla il mercato azionario e societario, ed è sconcertante che il Ministro Padoa Schioppa non ha altro da dire che spetta sempre alle società decidere perché sono enti privati. Perdendosi il sistema in un’autostrada telematica sconfinata, le Autority e lo stesso governo non avranno più alcuna voce su acquisizioni e fusioni: sarà questa l’espressione del liberalismo più assoluto. Il business dei derivati, dei futures e delle opzioni non conoscerà limiti, insomma è la ribalta dei Banchieri in grande Stile.

Non dobbiamo qui dimenticare che Euronext presenta non poche correlazioni con la loggia massonica che si nasconde dietro Clearstream, e una fra tutte è la partecipazione del suo Presidente al The Bridge Global Forum, che conta tra i suoi membri il Governatore della Banca del Lussemburgo e il Presidente di Clearstream.
Mentre tutto questo accade, il governo tace e ossequiano alle direttive che giungono da coloro che li hanno condotti al potere. Infatti il giorno stesso in cui è stato formato il Governo Prodi, i Banchieri di Banca Intesa hanno pubblicamente dichiarato che occorreva subito cambiare la legge sul risparmio, la stessa legge che timidamente accennava alla proposta di acquisto di Bankitalia da parte dello Stato. Gli scandali calcistici inondano le cronache dei giornali, ma anche in questo caso non bisogna tralasciare il fatto che milioni di euro provenienti da operazioni di calciomercato sono spariti dai bilanci. Anche in questo caso la denuncia della truffa architettata dà solo in parte vita agli scandali: alcune teste devono cadere essendo i capri espiatori, mentre il resto va insabbiato. I fondi neri delle squadre di calcio, che nient’altro sono che i fondi neri delle società che le possiedono, scompaiono ancora una volta nei circuiti bancari utilizzando come prestanome i calciatori: gli ingaggi calcistici miliardari non esistono, perché essi vengono subito rinvestiti dai calciatori stessi in Fondi e Banche, così come le leggi spalma-debito delle società di calcio servono solo a coprire altre truffe. Inoltre, i pm sospettano che i fondi scomparsi siano stati depositati nello Ior dalla società di Moggi. Se lo scandalo proseguirà di questo passo anche il Vaticano ne subirà le conseguenze, screditando sempre di più un’Istituzione per sostituirla con un’altra.


Dietro ogni scandalo c’è sempre un burattinaio che fomenta la tangentopoli e si nasconde poi dietro l’Istituzione che dovrebbe invece essere la soluzione o il Governo dei Buoni.
Allo stesso tempo vediamo che ancora una volta gli Illuminati giungono in Europa, mangiano l’intero mercato europeo trovando un ragionevole accordo con i banchieri europei.
Il presidente della Fondazione Rockfeller è in viaggio in questi giorni nei Balcani, e si eleva ad ambasciatore di pace dicendo al popolo serbo “di chiedersi cosa è un serbo”. Noi vorremo sapere invece cosa è un americano, se non la cavia più docile dei loro più atroci esperimenti, e cosa sono gli Illuminati, che si sono autoproclamati Menti Superiori senza tuttavia avere delle idee proprie. Stanno mangiando l’Europa diffondendo odi e rancori in paesi, in cui i conflitti sociali sono radicati da secoli, e aiutano a depredare imprese e popolazioni, che martoriate da secessioni e genocidi, perdono la propria identità e di rifugiano delle loro Istituzioni. Qui stabiliscono i protettorati e i commissari europei, insinuano i rappresentanti del FMI all’interno dei governi, mentre riempiono le Ambasciate di depravati, di pedofili e assassini. Le cdd. Organizzazioni umanitarie sono il covo degli infimi strati dell’umanità, figli delle Baronie e delle corruzioni, della depravazione più assurda, e poi si ergono come Istituzioni e difensori delle nostre famiglie, dei nostri villaggi e delle nostre case.

FONTE: ETLEBORO

Il balletto dei conti pubblici

Siamo alle solite, il governo appena insediato ha cominciato a lamentarsi del buco finanziario nei conti pubblici lasciatogli in eredità dal precedente governo. Il precedente governo aveva fatto lo stesso e così tutti i governi che a partire dagli anni ’90 si sono autoproclamati paladini del rimpinguamento delle casse statali. Da quando è incominciata la litania sul deficit italiano, all’inizio degli anni ’90, dopo il terremoto che colpì la DC, tutti i nostri amministratori si sono adoprati per provvedimenti economici da lagrime e sangue pur di riportare in attivo il bilancio “dell’azienda Italia”.
Dopo quindici anni si scopre che, nonostante il susseguirsi di finanziarie, manovre correttive, vendita dei gioielli nazionali, siamo poco sopra i livelli dai quali si era partiti nei primi anni ’90. Evidentemente qualcosa non torna, e la scusa dei conti in difetto, è un’arma brandita da ogni governo per segare le gambe a determinati soggetti sociali, più spesso i lavoratori dipendenti ma anche i lavoratori autonomi.

Il Ministro dell’Economia Padoa-Schioppa fa sapere che la situazione è peggiore di quella del 1996 e non sarà facile imprimere un’inversione a tale trend. L’OCSE ha diffuso ieri un documento dove si annuncia una crescita massima per l’Italia intorno al 1,4% con un rapporto tra deficit e PIL del 4,2% nel 2006 e 4,6% nel il 2007. Tradotto: le entrate non coprono le spese per cui si deva andare giù di mannaia. Ma chi dovrà pagare di più per tale ripristino dei conti pubblici? Facile a dirsi e, come avevamo già preannunciato, si prospetta un giro di vite sul ceto medio che nell’era Berlusconi era stato risparmiato per una convergenza di interessi all’interno della CDL.

Facendo i calcoli, al governo Prodi servono almeno 14 mld di euro per ridurre di almeno un punto percentuale il deficit e i soliti spauracchi con i quali si preannuncia l’improcrastinabilità dei provvedimenti da adottare sono: l’uscita dell’Italia dall’unione monetaria e l’abbassamento dell’indice di rating da parte delle agenzie internazionali (downgrade) che renderebbe più alto il premio da pagare per i titoli sul debito pubblico (a causa di minori garanzie di solvibilità).

Ancora una volta ci prospettano il solito vicolo cieco dal quale si esce solo con maggiore liberalizzazione del mercato interno, cospicue privatizzazioni e un abbassamento del costo del lavoro. Quanto a quest’ultima misura, attraverso il cuneo fiscale, si eviterebbe di raschiare ancora sul fondo del barile e, dalla riduzione percentuale di 5 punti, promessa dal governo, 2/3 andrebbero alle imprese e 1/3 ai lavoratori (Montezemolo & C. possono ritenersi soddisfatti, i sindacati un po’ meno). Allora, dicevamo, da dove prenderanno le risorse necessarie (14 mld per la riduzione del deficit e circa 8mld per il cuneo fiscale)? A parte le già proclamate liberalizzazioni e restrizioni di spesa pubblica (per le quali D’Alema si è tanto vantato ieri sera a “Ballarò” definendo un paradosso che sia stata proprio la sinistra ad occuparsene piuttosto che il centro-destra) ci sarà una stretta sulle tasse. Dato che gli evasori sono soprattutto lavoratori autonomi, o almeno quella parte sulla quale si riuscirà d’intervenire (mentre Montezemolo potrà continuare a piazzare i suoi guadagni in Lussemburgo), il vice-ministro Visco ha fatto sapere che le tasse si pagheranno e che non ci saranno più condoni alla Tremonti. In più sarà ripristinata la tassa di successione che il governo Berlusconi aveva abolito.

Dovrebbe così continuare in Italia quella politica di favoreggiamento dei gruppi dominanti che ci hanno portato, questi sì, alla stagnazione più nera. Montezemolo, non a caso, si sta concentrando su grandi operazioni nel settore tessile da attuare in Cina. Avete capito bene, il leader della Confindustria vuole fare concorrenza ai grandi paesi sviluppati arroccandosi nei settori meno determinanti per la crescita economica di un Paese. Invece di investire in innovazioni di prodotto, nuove tecnologie e fonti energetiche ci buttiamo nel tessile, magari anche con i contributi statali.

Rifondazione Comunista si è già messa sul chi vive ma non ha di meglio che proporre consunte politiche neokeynesiane “da domanda” alle quali credono solo loro.

La verità è che l’Italia si trova in questa situazione a causa dell’inettitudine della sua classe dirigente, sia essa politica, culturale, industriale o finanziaria. E non c’entrano nulla né le tasse, né il deficit né le agenzie di rating. Gli organismi internazionali, si chiamino essi Banca Mondiale, Fondo Monetario ecc. ecc., fanno solo da paravento agli interessi della potenza dominante. Pensate un po’ se le agenzie di rating dovessero preoccuparsi del reale indebitamento dell’economia americana, quale sarebbe l’indice di solvibilità da assegnare? Come mai nonostante una bilancia commerciale disastrosa tutti continuano a fare credito agli USA? Gli americani mettono i paesi in riga a suon di bombe e di fantomatici accordi multilaterali (come quelli che i paesi del Sud America cercano costantemente di rinegoziare) e chi contesta si ritrova presto con una guerra per l’ “esportazione della democrazia” in casa.

E’ questo che manca all’Italia, una strategia di lungo respiro orientata alla conquista di spazi di egemonia (ovviamente non da sola, ma con un assetto strategico che coinvolga altri governi) impossibile finché si resterà sotto l’ombrello protettivo americano. Purtroppo i nostri dominanti non sono capaci nemmeno di siglare un accordo minimo come quello per le forniture di gas Russo, perché gli americani hanno come obiettivo prioritario proprio quello d’impedire che si crei una forza a loro avversa in Eurasia. Per ciò gli Usa non ammettono defezioni e, soprattutto, da quei paesi che considerano alla stregua di un cortile di casa.

Quella tracciata è, dunque, l’unica via attraverso la quale si può pensare ad un futuro risollevamento di questo “povero paese” chiamato Italia, ma tale possibilità passa proprio dall’annientamento di due categorie vetuste e compromesse quali sono quelle di destra e sinistra speculari a tale servilismo pro-USA, non solo in Italia ma anche in Europa.

FONTE: RIPENSAREMARX

25 maggio 2006

L’Iran si prepara alla guerra. Asimmetrica.

di Maurizio Blondet

IRAN - In attesa dell’aggressione americana, l’Iran sta riorganizzando le proprie forze armate e sottoponendole a tutta una serie di esercitazioni molto significative.
A dicembre, 15 mila uomini dell’esercito regolare hanno condotto ampie manovre nelle due province abitate dalla minoranza azera (turcofona), Est Azerbaijan e Ovest Azerbaijan: la simulazione comportava l’uso di unità molto mobili e rapide in azioni di guerra irregolare, evidentemente contro infiltrazioni dal vicino Azerbajan.
Una seconda esercitazione molto più imponente (100 mila uomini) ha avuto luogo nella provincia del Khuzestan: nel presupposto che l’'invasore debba come prima cosa attaccare questa regione, la più ricca di petrolio e abitata da arabi sunniti, in modo da tagliare i rifornimenti petroliferi dell’Iran e mettere in sicurezza lo stretto di Ormuz per il passaggio delle navi americane sottocosta. I comandi persiani paiono ritenere la minoranza araba del Khuzestan pronta a sollevazioni sotto influenza straniera.
Per questo la celebre «Basij», un corpo paramilitare che ha condotto tutte le offensive iraniane contro l’Irak di Saddam, è stato rafforzato con i cosiddetti battaglioni Ashura, che hanno addestramento anti-sommossa.

La riorganizzazione maggiore consiste nel riconvertire la Guardia Rivoluzionaria (RG), la milizia islamica del regime, da forza territoriale dedita alla difesa dei confini - difesa impossibile vista la superiorità tecnica e di potenza USA - in un corpo agile che dovrebbe trascinare il nemico all’interno del territorio, e poi impegnarlo con tattiche asimmetriche.
A questo scopo, le province ai confini sono rese militarmente autonome in caso di conflitto, e la RG non dipende più dallo stesso comando dell’esercito regolare (1).
La strategia evidente è di replicare i successi della guerriglia irachena, che quattro anni dopo la «fulminante vittoria» americana, sta usurando le truppe occupanti sul terreno.
Allo stesso modo, i comandi iraniani stanno preparando una forza di resistenza diffusa, mobile e pluri-centrica.
Esercitazioni sono avvenute nelle zone costiere, da Bandar Abbas allo stretto di Ormuz a gennaio, al Golfo Persico in aprile, e attorno alla base navale di Khorramabad e nella zona nord-occidentale del Golfo nei giorni scorsi.
Nello stesso tempo, l’armata si prepara a contrastare una possibile offensiva sull’asse Mandali-Ilam, ossia dall’Iraq centrale al centro dell’Iran.
La catena naturale del monte Zagros viene adattata a linea di resistenza, con varie basi appositamente costruite negli ultimi tempi per assicurare la logistica per 250 mila uomini, e per l’assistenza a mezzo milione di profughi dal confine dell’Iraq.

Fino a che punto serve questa preparazione?
L’ipotesi più probabile è che l’attacco militare USA avvenga esclusivamente dal cielo, senza contemplare un’invasione, e nemmeno teste di ponte sul terreno.
A quanto ha detto un comandante della RG ad Asia Times, i militari di Teheran credono però possibile - e forse per il nemico necessario - un qualche tipo di sbarco per «illuminare»le installazioni nucleari da colpire, che sono sparse e sotterranee, e per constatarne la distruzione.
Le ipotesi che prevedono sono tre: l’uso di sottomarini lanciamissili dal Golfo, l’arrivo di commandos dal mare, o le azioni del gruppo anti-ayatollah Mujaheddin-e-Khalk, addestrati in Israele e in Azerbaijan per penetrare nel territorio.
La forza aerea è ridotta, i missili a disposizione dell’Iran sono vecchi modelli russi e cinesi, che però possono essere lanciati da batterie costiere e anche da battelli veloci.
E’ dubbio se il Paese già disponga dei missili anti-nave russi 3M-82 Moskit, i temuti «Sunburn» che filano al doppio della velocità del suono a pochi centimetri dall’acqua.
Quest’arma potrebbe infliggere gravi danni alla marina USA nel ridotto teatro del Golfo.
«Certo è che l’Iran è ben dotato come missilistica terra-aria e la sta migliorando», dice un analista saudita, Abdurrahman Shayyal.
«Inoltre, l’Iran è comprovatamente difficile da infiltrare, e le sue installazioni e basi militari sono molto ben protette».

Anche per questo gli USA stanno cercando di radunare un’alleanza dei vicini ostili all’Iran.
Ed hanno offerto loro un sistema di difesa anti-missile regionale, uno scudo stellare integrato con informazioni in tempo reale e con l’uso di missili navali Aegis, sofisticatissimi ma mai provati in situazioni belliche.
Ciò, allo scopo dichiarato e propagandistico di proteggere i Paesi filo-americani del Golfo da un’improbabile pioggia di missili persiani.
Ora, benchè i regimi degli emirati e la monarchia saudita non abbiano alcuna simpatia per Teheran, la prospettiva di una «protezione» che di fatto equivale ad una chiamata alle armi non li entusiasma.
«Un’offerta americana da rifiutare», titolava Gulf News, il giornale in lingua inglese, martedì scorso; «come se la regione non fosse ancora abbastanza volatile, ora gli USA vogliono installare un sistema missilistico avanzato negli Stati del Gulf Cooperation Council.
[Ma] i Paesi del Golfo hanno già i loro problemi, camminano sul filo del rasoio fra le varie posizioni… perciò non c’è bisogno alcuno di esacerbare le cose inserendo nella regione misure così discutibili».
Il Council comprende sei Stati arabi affacciati sul Golfo, di cui il più grosso è l’Arabia Saudita.
In un «vertice consultivo» tenuto a Ryad il 6 maggio, hanno espresso contrarietà per un Iran con armi nucleari, ma hanno anche espresso la contrarietà all’uso della forza.

«Qualunque sistema di sicurezza del Golfo che non comprenda l’Iran non può funzionare», dice Muhammd Reza Saedabadi, dell’istituto di Studi americani ed europei all’università di Teheran, «perchè spacca la regione».
Anche Shayyal, l’analista strategico saudita, è dello stesso parere: «gli USA sono ridicoli. Pretendono di fare i poliziotti della regione. Ma hanno a che fare con un Paese che è molto più forte dell’Iraq, dell’Afghanista, del Sudan. E anche del Vietnam».
Ciò concorda fin troppo con l’opinione di Andrew Bacevich, un conservatore e militarista americano, opinionista fisso del settimanale neocon Weekly Standard, docente al dipartimento di relazioni internazionali della Boston University.
Oggi, è assai preoccupato, anzi angosciato: «la guerra (in Iraq) ha messo allo scoperto la limitata profondità della potenza militare americana. Dalla fine della guerra fredda noi americani ci siamo vantati, tambureggiandoci il petto [come gorilla] di essere la più grande potenza militare mai vista al mondo, da far impallidire il Terzo Reich, da fa impallidire l’impero romano…»
«Ora, siamo un Paese di 290 milioni di abitanti che ha una forza di circa 130 mila soldati impegnata in Iraq contro diciamo 10-20 mila ribelli, e a) non possiamo vincere, b) siamo già nel quarto anno di un conflitto che probabilmente non potremo sostenere molto più a lungo.
Tutti coloro che credono nel progetto imperiale americano, e che vedono la potenza militare come fondamento dell’impero, dovrebbero preoccuparsi molto… è risultato che la nostra vantata supremazia militare non è ciò che pretendeva… è imperativo ripensare il nostro ruolo nel mondo sì da ritrarci dall’insostenibile nozione di egemonia globale».

Sulla imminente aggressione all’Iran, Bacevich dice: «una campagna della marina e della forza aerea può cominciarla, ma non può finirla. Se i generali sono sicuri di conoscere esattamente dove è il programma nucleare iraniano, e se abbiamo i dati e le munizioni
per distruggerlo, è un discorso; ma non abbiamo questa certezza. Dal punto di vista dell’esercito di terra e del corpo dei Marines, un attacco aereo può essere l’inizio di una guerra contro l’Iran, ma la cosa non finisce lì. Com’è stato il caso sia in Afghanistan sia in Iraq, seguirà qualche orribile ‘dopo’, e la marina e l’aviazione non saranno lì ad aiutare, almeno non in modo decisivo».
«Dunque ripeto: se siamo entusiasti della supremazia militare americana, dobbiamo riflettere seriamente sulla qualità dei nostri generali. Scegliamo le persone giuste alla carica di comandanti a due, tre, quattro stelle? Li addestriamo e il prepariamo in modo adeguato alle responsabilità che devono affrontare? La guerra in Iraq ha rivelato gravi manchevolezze su questo punto». (2)

Note
1) Iason Athanasiadis, «Iran deploys its war machine», Asia Times, 24 maggio 2006.
2) Tom Engelhardt, «Bacevich on the limits of imperial power», TomDispatch, 23 maggio 2006.

FONTE: EFFEDIEFFE

24 maggio 2006

Luci ed ombre del governo Prodi

Il nuovo governo Prodi si presenta in una luce contraddittoria. Nel discorso programmatico pronunciato il 19 maggio al Senato, Prodi ha presentato una svolta negli indirizzi di politica estera, sostenuta da una forte critica alla guerra in Iraq e alla “guerra al terrorismo”, anche se, verosimilmente, sulle modalità e i tempi del ritiro delle truppe cambierà poco rispetto a quanto era già stato deciso. Nella parte economica, ha presentato un programma all’insegna della globalizzazione. Nella nomina dei ministri egli ha fatto notevoli concessioni ai poteri extra-nazionali.

La seconda fila però, vede una consistente presenza di sottosegretari che hanno appoggiato le iniziative e le proposte di Lyndon LaRouche.

Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, ex direttore della Banca d’Italia ed ex membro del board della Banca Centrale Europea, è un sostenitore del “cancro finanziario” inventato da Greenspan, cioè i derivati, fin dai primi anni Novanta. Inoltre egli condivide l’idea delle “nazioni fallite” teorizzata da Robert Cooper, consigliere di Toni Blair e sostenitore dell’Impero come miglior sistema politico nell’era della globalizzazione. Prima del voto, Padoa Schioppa aveva contribuito a stilare un promemoria per conto dell’Istituto Affari Internazionali, affiliato allo Institute for International Affairs di Londra, che dettava il programma di governo per chiunque avesse vinto le elezioni del 10 aprile. Il primo dei 15 punti del documento comanda “il consolidamento della partecipazione dell’Italia all’Euro”, chiedendo di “smetterla di lamentarsi sulla nostra partecipazione all’Euro o addirittura di paventare un’uscita”. Invece, l’Italia dovrebbe adattare il suo modello economico alla “competizione nel mercato unico e nell’economia globalizzata”. Gli altri punti sono dei corollari di questo postulato. Ad esempio, il punto 2 chiede una “rigorosa applicazione del Patto di Stabilità”, il punto 3 “il completamento del mercato unico nei settori dei servizi e delle utilities” (cioè le liberalizzazioni alla Bolkestein) e via dicendo.

I padrini di Padoa Schioppa avranno un puntello anche nel “partito del no”, rappresentato dal ritorno di Alfonso Pecoraro Scanio al ministero dell’Ambiente.

Sul lato positivo, numerosi sostenitori della proposta larouchiana della Nuova Bretton Woods (NBW) sono stati nominati sottosegretari. Nei dicasteri economici, abbiamo Mario Lettieri, che presentò la risoluzione approvata alla Camera il 6 aprile 2005, e Alfiero Grandi e Alfonso Gianni, che parteciparono attivamente al dibattito. Anche Paolo Giaretta e Ugo Intini, quest’ultimo agli Esteri, hanno sostenuto pubblicamente la Nuova Bretton Woods. Elena Montecchi, al ministero della Cultura, incontrò Amelia Robinson, stretta collaboratrice di LaRouche, lo scorso novembre. Sarebbe stato molto meglio se queste personalità fossero comparse in prima fila.

Fonte: http://www.movisol.org
Movisol – movimento internazionale per i diritti civili solidarietà

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

Sporchi trucchi delle Banche Centrali

di Maurizio Blondet

Il crollo dei mercati azionari mondiali è stato accompagnato da alcune manovre dietro le quinte che vale la pena di sottolineare.
E' ovvio che il calo del dollaro viene pilotato dalla Federal Reserve: così svaluta l’immenso debito americano, e screma il potere d’acquisto delle montagne di dollari in possesso di Cina, Giappone Germania ed altri esportatori, specie petroliferi.
I grandi detentori di dollari hanno tentato di resistere.
Tokio specialmente ha manipolato il cambio dello yen, perché un dollaro basso sottrae valore ai profitti degli esportatori nipponici e alle multinazionali che hanno comprato imprese in USA.
La Germania ha brontolato, perché un rafforzamento dell’euro danneggia il suo export.
Mosca ha minacciato di sostituire il dollaro come riserva.
Poi è arrivato l’ordine dal Bilderberg per bocca del suo membro Martin Wolf, direttore del Financial Times: «lasciate cadere il dollaro, altrimenti è il collasso globale!».
E tutti hanno ubbidito.
Ben Bernanke l’aveva detto chiaro il 21 marzo, che la FED era pronta a convivere con un dollaro basso: «i deficit commerciali USA non possono continuare ad allargarsi per sempre, ma non è necessario che generino un declino precipitoso del dollaro, né che tale declino, ove accada, debba necessariamente scuotere i mercati finanziari, la produzione o l’occupazione».
Tradotto in chiaro, era l’annuncio dell’acrobatico tentativo: deprezzare la moneta di riserva mondiale in modo piano e regolare - facendo pagare agli altri le spese della cicala americana - mantenendo nel pubblico idiota l’illusione del continuo «boom».
Due mesi dopo l’annuncio, però, il dollaro è sotto attacco speculativo, e in un clima di panico lo Standard & Poor perde il 4,5%.

Il 14 maggio, perciò, viene sparsa la voce che il Fondo Monetario è impegnato in colloqui dietro le quinte con i responsabili di UE, Giappone, Cina ed altri per studiare misure riguardanti la svendita dei dollari che scuote i mercati.
Miracolo: il 15 mattina, mezz’ora prima dell’apertura del mercato dell’oro a Londra, «qualcuno» getta sul tavolo un’offerta eccezionale del metallo giallo.
L’oro, che sale da tre anni ad altezze stratosferiche fino a 730 dollari l’oncia, cade di 35 dollari.
E’ evidentemente questa la misura presa dietro le quinte.
A quale scopo?
Cercare di detronizzare l’oro dalla posizione naturale che stava riprendendosi, quella di monetadi riserva.
Ricordiamo che mentre le monete di carta sono promesse di pagamento di qualcuno che può essere insolvente (e di fatto lo è), l’oro ha dentro di sé il suo attivo.
La sua ascesa ha rivelato che resta, come copertura monetaria contro l’inflazione, uno strumentopiù sicuro delle azioni in trionfante rialzo.
Le azioni salgono e salgono, ma il loro valore contro l’oro cala.
Bisogna quindi impedire che l’oro torni ad imporsi come moneta.

E’ una politica tradizionale delle Banche Centrali, quella di rompere il legame psicologico tra i prezzi dell’oro e i tassi dei titoli di debito.
Nel settembre 2003 la Banca Centrale olandese ha svenduto mille tonnellate d’oro e reso noto che ne avrebbe vendute altre 700.
«Ci siamo alleggeriti del 50% delle nostre riserve auree, e questo dice come consideriamo l’oro», proclamò il governatore olandese Nout Wellink.
Sostanzialmente, sterco.
Altre banche hanno seguito l’esempio, compresa Bankitalia.
Svendendo come sterco le ricchezze dei loro cittadini e contribuenti.
Così ora l’oro è ribassato, ed ora è anch’esso nel vortice ribassista che ha coinvolto metallie materie prime, persino il petrolio.
Ma c’è una differenza: il boom dei metalli industriali era dovuto in più gran parte alla speculazione. L’oro ha ristabilito invece un regime di «gold standard di fatto»; può andare giù e su anche selvaggiamente, come ha fatto nel complessivo rialzo dei quattro anni passati, ma per detronizzarlo occorre più di qualche trucco.
Occorre la fiducia mondiale in Ben Bernanke e nelle Banche Centrali, fiducia che non c’è più.

Il gold standard di fatto già impone la sua disciplina ai ridicoli maghetti delle Banche Centrali.
Più loro pompano denaro di carta ed elettronico per gonfiare i loro mercati azionari (illusione di boom eterno), più l’oro rincara.
L’oncia è passata da 350 euro di settembre 2005 a 570 euro dell’11 maggio 2006.
L’EuroStoxx-600 (seicento azioni) sale in termini di euro, ma in once d’oro passa da 0,81 a 0,60, rivelando l'illusione ottica.
Alla lunga, la tendenza del metallo giallo è ineluttabilmente rialzista.
In questo genere di sporchi trucchi, si è distinta per servilismo criminale la Banca Centrale Europea, BCE.
Ricordate il suo proclamato principio?
«Mantenere la stabilità dei prezzi», ossia bloccare l’inflazione sotto il 3%.
Quella politica ideologica di lesina è costata agli europei milioni di posti di lavoro e crescita zero. Ma dopo aver tenuto per anni la massa monetaria stitica, di colpo la BCE ha aperto i cordoni.
A marzo, la moneta M3 messa in circolazione è cresciuta di un vertiginoso 8,6%, con espansione continua per tre mesi.
I prestiti al settore privato, altro modo di accrescere la liquidità, sono cresciuti del 10,8%,
come non si vedeva dal ‘92.
La crescita dei mutui ha superato il 12,15.
E tutto ciò, mentre ci parlano di un'inflazione del 3%, e ammettono a mezza bocca che è del 4,5.

Lo scopo?
Continuare a far crescere i mercati azionari in valore nominale, rimettere in tasca denaro agli speculatori perché non falliscano.
Quando si trattava di salvare i lavoratori, la lesina; per sostenere la speculazione, e allontanare la resa dei conti, la più incredibile generosità.
Ma la resa dei conti verrà.
Più la si procrastina peggio sarà.
La manovra della BCE ha già portato l’euro, che si è apprezzato sul dollaro (male per il nostro export) a cadere del 65% rispetto all’oro, il che ha avuto come conseguenza il rialzo di 60 punti, fino al 4% del BOT tedesco, il bund.
Così si vede che cosa è sterco (la carta) e cosa è l’oro (oro).
La BCE non fa la sola cosa che dovrebbe fare: svalutare competitivamente l’euro, per dar fiato alle esportazioni.
E non lo fa perché i suoi servi hanno giurato al padrone USA di tener bordone alla scivolata del dollaro, a costo della rovina per gli europei.
Quanto a Ben Bernanke, il suo soprannome è «helicopter», perché si è detto disposto a gettare dollari dall’elicottero, pur di salvare le borse e il «boom perpetuo» americano (falso).
Ma questo, era qualche anno fa.

Oggi, si trova davanti a un dilemma insolubile.
Da una parte deve mantenere il dollaro, pur calante, con la reputazione di affidabile moneta di riserva, e perciò è premuto ad aumentare i tassi del bond al 5,25%, magari a giugno.
Altrimenti, il calo del dollaro non sarà piano, ma «precipitoso», l’inflazione s’infiammerà fino all’iperinflazione, il costo del debito USA aumenterà, e così l’invicibile oncia d’oro.
Però, una politica monetaria più seria della FED farebbe scoppiare la bolla immobiliare, che fornisce la sola forma di ricchezza residua dei consumatori americani, provocando una recessione storica.
Gli americani infatti sono sempre più poveri.
Se riescono ancora a comprare a man bassa tutto ciò che la Cina produce, è perché il «valore» facciale delle loro case aumenta trionfalmente.
Così si sentono ricchi, ipotecano le case a quel valore inflazionato e spendono il ricavato.
Ma, come ha detto «elicottero» Bernanke il 18 maggio, oltre il 40% dei mutui in essere in America sono oggi «non tradizionali», ossia a tasso variabile, e mutui senza alcun anticipo, debito al 100 %. Ancora un ritocco del tasso primario, e il debito delle famiglie aumenta, aumentano i tassi dei mutui, i ricchi americani si scoprono poveri.
Anzi poverissimi perché devono far fronte a ratei maggiorati «sotto meno favorevoli condizioni» dell’economia di carta, ossia alla fine del boom fittizio, riduzioni dei posti di lavoro, rincari di ogni genere, restrizioni del credito da panico.

Come se la caverà Bernanke?
Forse ha qualche problema di credibilità.
«No», ha assicurato Bush il 5 maggio: «questo tizio è all’altezza, è astuto, è capace.L’ho nominato io».
Detto da Bush, è l’abbraccio della morte.
Anche lui ha qualche problema di credibilità, negli ultimi tempi.
Intanto, in India, il crollo in Borsa ha già messo la polizia in allarme: i suicidi stanno per aumentare. E da noi, i cosiddetti genii della speculazione, quelli che fino a ieri si dipingevano come i capitani intrepidi del rischio finanziario, hanno subìto la già vista metamorfosi in conigli.
Loro che si piccavano di «conoscere il mercato», di capire meglio di tutti l’economia e i suoi algoritmi.
In realtà, la sola vera legge economica che governa la Borsa è antica almeno quanto la febbre dei tulipani olandese.
Si chiama «la legge del più cretino», e funziona così: anche se sai perfettamente che sono sopravvalutate, continui a comprare azioni e materie prime a prezzi fantasticamente crescenti, nella certezza che ci sarà sempre uno «più cretino» a cui appiopparle dopo.
Fino al giorno in cui ti accorgi che il «più cretino» eri tu.

FONTE: EFFEDIEFFE

22 maggio 2006

Quando gli Illuminati accendevano le lampade

Vi abbiamo parlato spesso di scienza negata, di una verità che ci nascondono per opprimere e distruggere il pensiero degli uomini. La Etleboro dopo lunghe ricerche ha portato alla luce la vera scienza, e con il tempo la offriremo a voi tutti spiegandovi che dietro alle scoperte del XX secolo vi è un unico uomo: Nicola Tesla. Non a caso il nostro logo ha un significato scientifico tratto da manoscritti inediti di Tesla che lo scienziato serbo ha lasciato all’Umanità. Suo padre era serbo, un sacerdote ortodosso, e solo perché viveva nella parte croata venne considerato da tutti croato, dopo che, durante la guerra, tutte le sue statue sono state distrutte.
Tesla era un Uomo di Scienza, ha donato la sua Intelligenza per il bene dell’Umanità, per liberarla dal male e migliorare le condizioni di vita di tutti noi , e non per accumulare soldi, potere o successo personale. Ha ideato durante i suoi anni di studi e ricerche, circa 700 brevetti, a lui si devono tutte le invenzioni che hanno portato il progresso dell’uomo in questo secolo, la radio, la lampadina, la corrente alternata, il motore, il telegrafo, il radar, nel 1900 ha ideato la comunicazione Wireless, ma soprattutto ha scoperto la Energia del Cosmo. Invitiamo tutti a conoscere la sua storia, scrivendo il suo nome sul motore di ricerca, ne rimarrete affascinati e straniti per la sua grande creatività e genialità, per la sua Intelligenza che sembra non essere di questo mondo. Egli è stato il primo uomo a ricevere un segnale dallo spazio e a sostenere che esiste un’ energia cosmica, la sua mente era in grado di elaborare informazioni, creare e visualizzare i suoi progetti senza fare ricorso a disegni, modelli o a tentativi di sperimentazione. Poteva creare delle invenzioni nella sua mente, con l'immagine davanti a sé, riuscendo a valutare anche le eventuali modifiche che erano necessarie, le misure dei componenti di ogni singolo progetto, dopodiché spiegava ai suoi collaboratori come procedere, senza alcun margine d’errore.

Le sue scoperte furono rubate dai Baroni Ladroni, che si autodefinirono Illuminati perché vendevano carbone e illuminavano le prime case con fiaccole a gas. Illustri magnati come Edison e Rockfeller, costruirono il loro impero creando un’associazione tra una Banca e una società di Elettricità tramite la compravendita di brevetti, per cui le loro grandi ricchezze e il loro potere provenivano da un unico progetto. Molti parlano di governi globali di Satana, altri sostengono che viviamo in società rettiliane, ma in realtà , tutti questi personaggi sono dei poveri illusi, perché l’unica verità è che un gruppo di uomini, per sete di denaro e di potere, ha rubato le scoperte di Tesla e le hautilizzate non per il bene dell’Umanità, ma per interessi materialistici.

Fece parte del laboratorio di ricerche di Edison, le cui ricerche sebbene non erano molto brillanti avevano un grande seguito nel mondo scientifico; durante quegli anni non solo non gli fu riconosciuto alcun merito, ma le sue prestazioni non furono mai remunerate. Per alcuni anni accolse nel suo laboratorio Guglielmo Marconi, a cui mostrò tutte le sue teorie e le sue scoperte, che lo scienziato italiano utilizzò poi perfezionandole con le sue invenzioni, ricorrendo a ben 17 brevetti di Tesla. È noto e documentato con brevetti registrati, (U.S. patents #645,76 e #649,621), che fu Tesla a lavorare per primo con le onde elettromagnetiche radio, e realizzò persino un disegno. Solo nel giugno del 1943, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto che Tesla aveva per primo inventato la radio. Il contributo di Tesla è stato fondamentale anche nell’invenzione del radar, egli infatti ipotizzava un congegno per individuare delle navi inviando segnali, onde radio ad alta frequenza. Fu poi il Marconi a sviluppare questo concetto, attuando questa idea e realizzando il collegamento radiotelegrafico fra l'Elettra ed il radiofaro di Sestri Levante.
E' sempre stato molto schivo verso i riconoscimenti accademici e coerente con se stesso; rifiutò in fatti due premi Nobel: nel 1912, quello per la Fisica, per non averlo ricevuto nel 1909, al posto di Marconi, e nel 1915, perchè avrebbe dovuto condividerlo con Edison.
Tesla donò tutti i suoi brevetti all’umanità, perché egli riteneva che se la Scienza produce per ottenere del denaro, va contro la natura dell’uomo e tutti ne risentiranno, perché per denaro si è disposti a fare di tutto. Il mondo della Scienza si appropriò delle sue geniali, senza capire all’inizio il loro significato profondo, e quando successivamente capirono quanto grande fosse la scoperta di Tesla elaborano il segreto Cosmico nel 1950. Kennedy, Reagan e gli altri Presidenti Americani volevano sviluppare quella Teoria, ma i petrolieri e i Banchieri della Federal Riserve, il cui profeta è il Barone Rotshildt, impedirono che venisse poi realizzata. Tutto il suo lavoro fu dichiarato Top Secret dall’FBI, dalla marina militare e dal vicepresidente: dietro tutto questo vi sono sempre loro che hanno derubato l’Umanità della scienza e della verità, donandoci poi profeti e predicatori.
I Banchieri, che ne hanno fatto della massoneria uno stile e una filosofia di vita, vogliono compiere ora un salto di qualità, vogliono distruggere l’Onu, perché gli uomini che lo compongono sono stati corrotti e coinvolti in truffe che hanno portato alla rovina intere popolazioni. Tutti gli Stati oggi stanno arricchendo uranio, e investendo grosse risorse nel nucleare, senza tuttavia spiegare il motivo di tutto questo, quindi qualcosa ci stanno nascondendo.

Oggi è in atto una guerra che va ben al di là del conflitto di civiltà. Da una vi è il Vaticano e l’Opus Dei, che altro non è che un’Entità economica, basata su traffici e sulla credenza che il loro dio sia scritto nella Bibbia, mentre dall’altra parte esiste la massoneria, ossia coloro che tentato di screditare la religione cristiana, e demonizzare la Chiesa. In altre parole non vogliono più farci credere che Jesus sia sceso sulla terra, cancellando la natura divina di Cristo, e non a caso il film “Codice da Vinci” è un film tecnico, come tecnica è la National Geografic, che ha dichiarato che Jesus camminò sull’acqua e non sul ghiaccio. Vogliono farci capire che siamo giunti ad un nuovo credo, cancellando quanto i nostri padri ci hanno tramandato da generazione in generazione. Gli uomini e le religioni hanno costruito tanti dei, ma in realtà noi abbiamo un unico sole. Il biglietto da un dollaro porta l’iscrizione “In God we trust”, Crediamo in Dio, ma sicuramente non nel Dio degli uomini: il Dio degli Illuminati, è l’Oro, la droga, il Petrolio. La rete è affollata di siti che millantano la Storia dei Rothschild, ma bisogna prestare molta attenzione perché in fondo anche questo tipo di racconti esoterici sono messi in circolazione e sono finanziati da loro stessi per creare confusione e imbrogliare le persone, che perdono così la voglia di combattere e di non arrendersi mai.

Da loro provengono le minacce più grandi che noi abbiamo ricevuto, perché gli abbiamo riferito di ritornare ad accendere le lampadine. La Etleboro non si fermerà certo, e nel corso del tempo vi spiegheremo la vera scienza e le invenzioni straordinarie che le scoperte di Tesla hanno contribuito a realizzare.

FONTE: ETLEBORO

La strategia del fumo negli occhi

di Giulietto Chiesa

Ho guardato, riguardato, analizzato il "nuovo" video sul "Pentagono". Non è un video, sono alcuni fotogrammi separati, centellinati in modo molto accurato. Si vede, in più, rispetto a quello che avevamo già visto in precedenza, il muso di una fusoliera. Non sono stato in grado di misurare con esattezza le dimensioni reali di quel muso. Si potrà fare con opportune analisi dell'unica immagine disponibile. Ma fin d'ora si può dire, senza tema di smentita, che tra il muso di un Boeing 757-200 e quello che appare in quel fotogramma non c'è alcuna relazione. Quel fotogramma non smentisce niente. Anzi, rafforza e dimostra la tesi che non fu un Boeing a colpire il Pentagono.

Allora mi sono chiesto: ma se questa storia non risolve i problemi dei manipolatori, perchè l'hanno tirata fuori? E perchè proprio adesso?

E' un episodio da manuale della disinformazione. Il "video" lo vedranno in pochi. Pochissimi saranno in grado di capire cosa contiene. Ma i giornali titoleranno tutti - come in effetti hanno fatto - spiegando al grande pubblico che un "nuovo" video (che non è un video, appunto) rivela finalmente la verità sull'11 settembre.

Tutti leggeranno quel titolo e troveranno conferma a quello che già pensavano. Risultato: con una piccola, inesistente bufala, verrà ottenuto il grande risultato di confermare il falso. Ho fatto l'esperimento con alcuni amici, stimati e intellingenti. Ci hanno creduto. Fate anche voi la prova e scoprirete che, anche per il pubblico meglio informato (figuriamoci per il grande pubblico!) , funziona.

Funziona sempre.

Infine l'ultima domanda: perchè proprio adesso? Qui la risposta non è così facile e non è immediata. L'unica cosa che posso dire è che, negli Stati Uniti, e nel mondo, cresce il sospetto che la storia dell' 11 settembre, che i capi dell'Amministrazione Usa hanno fornito al mondo, non sia quella vera. Sono minoranze, ma assai vigili, e tenaci. Ai primi di Giugno, a Chicago, si terrà un grande incontro internazioale, al quale prenderanno parte decine di esperti, ricercatori, tecnici e studiosi, per raccogliere tutte le novità emerse da decine di ricerche e indagini indipendenti. Vedremo. Ma c'è a Washington qualcuno che teme che l'alone degl'increduli si allarghi. Ecco, forse, perchè proprio adesso ci regalano un fotogramma, compromettente per loro, ma che produrrà altro fumo, tanto fumo, per nascondere il fuoco che loro stessi hanno acceso.

Fonte: http://www.megachip.info/
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1919

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

Le "Armi ad Energia Diretta"

di Maurizio Torrealta e Sigfrido Rainucci

Per "armi ad energia diretta" si intende una classe di armamenti che comprende numerosi dispositivi capaci di indirizzare sui bersagli, in modo molto preciso ed efficace, svariate forme di energia non cinetica. In sostanza, piuttosto che colpire l'obiettivo con un proiettile, o mediante la forza d'urto di un'esplosione, questi dispositivi inviano sul bersaglio radiazioni elettromagnetiche, od onde acustiche, o plasma ad elevata energia, o raggi laser. Gli effetti legati all'uso di tali armi possono essere sia letali che non letali, mentre i campi d'applicazione variano dalla difesa antiaerea alla tutela dell'ordine pubblico.

1. ARMI LASER

La tecnologia laser è una delle maggiori protagoniste degli attuali programmi di ricerca per lo sviluppo di un nuovo arsenale ipertecnologico ed è impiegata con versatilità in diversi dispositivi bellici.

Tactical High Energy Laser (THEL)
Tra le varie, futuristiche armi in sperimentazione presso i laboratori dell'esercito USA figura anche il dispositivo THEL, esistente anche in versione portatile (MTHEL, dove M sta per "mobile"). THEL significa Tactical High Energy Laser, ed è appunto un dispositivo laser ad elevata potenza. La compagnia che da alcuni anni si sta occupando dello sviluppo del progetto THEL si chiama Northrop Grumman. Durante diversi test, resi pubblici anche in video, il potente raggio laser viene utilizzato per fare esplodere missili e proiettili in volo (testando dunque la sua funzionalità quale dispositivo di difesa antiaerea).Il progetto THEL vede impegnati nello sviluppo di questa tecnologia laser sia gli americani che gli israeliani. Proprio l'esercito israeliano annovera il THEL quale arma già in dotazione al suo esercito, e questo fa supporre che ne possieda già degli esemplari, probabilmente già dislocati a difesa di basi militari e città. Il THEL utilizza delle sostanze chimiche (fluorite di deuterio) per creare un raggio laser invisibile capace di abbattere aerei e missili.

Airborne Laser (ABL)
Il sistema ABL consiste in un laser chimico ad alta energia (Chemical Oxygen Iodine Laser - COIL), montato su di un Boeing 747 modificato. Il dispositivo, sviluppato dalla Northrop Grumman e dalla Boeing è in dotazione all'aeronautica USA dal 2003. L'ABL è in grado di individuare ed abbattere missili balistici, può restare in quota per molte ore e rifornirsi di carburante mentre è in volo.

Space-Based High-energy Laser (HEL)
Si tratta di un armamento laser montato su di un satellite, e capace di colpire bersagli nello spazio, sulla terra ed in aria. Oltre agli Stati Uniti ed Israele, anche la Cina sta sviluppando un armamento laser pensato per distruggere i satellite nemici orbitanti. L'arma si chiama ASATS (Anti-Satellite Simulation), in fase di test già nel 1998.

Laser a raggi ultravioletti
L'azienda HSV di San Diego sta sviluppando un'arma laser capace di paralizzare animali e persone. La tecnologia descritta è quella di un laser che sfrutta le caratteristiche dei raggi ultravioletti.

Laser ZEUS
Si tratta di un laser montato su di un Humvee (un veicolo militare dell'esercito USA simile ad una jeep). Secondo fonti ufficiali del Pentagono, mezzi militari muniti di questo dispositivo al laser sono stati impiegati in Afghanistan per fare brillare le mine. Secondo due accreditati siti di informazione militare: Defense Tech e Defence Daily, almeno tre veicoli simili sono stati utilizzati anche in Iraq. Sito ufficiale dello ZEUS, prodotto dalla ditta Sparta Inc.

2. ARMI AL PLASMA E AD IMPULSI

Le basi per una simile tecnologia bellica furono poste negli anni '40 dal fisico Nicola Tesla. Alle scoperte di questo scienziato si deve lo sviluppo di parecchie tecnologie: dalle bobine elettriche ai generatori di corrente, dalla radio alla televisione. Durante i primi anni del `900 Tesla iniziò a lavorare al suo progetto per un "Raggio della Morte". Nel 1942 il progetto era pronto e Tesla lo propose agli Stati Uniti quale arma per battere i nazisti: fu considerato pazzo e la sua proposta non fu presa in considerazione. Il principio del "Raggio della morte" è qualcosa che sta a metà strada fra le armi laser e le armi al plasma. Alla sua morte, avvenuta nel 1943, tutti I documenti dello scienziato sul "Raggio della morte" furono misteriosamente trafugati. Parte di quei documenti è stata citata in un documento segreto del Governo USA su un'arma ad elettroni (documento declassificato nel 1980). Questa tipologia di armamenti ha parecchi tratti in comune con alcune armi laser. Il principio è quello di sparare contro il bersaglio un "proiettile" di energia, composto da materia elettricamente carica composta da elettroni, neutroni e protoni. Il tutto avviene attraverso un processo di ionizzazione dell'aria. Tale meccanismo è stato studiato approfonditamente dagli scenziati del DARPA (il dipartimento per la ricerca e l'innovazione tecnologica del Dipartimento della Difesa USA), con la collaborazione di una azienda tedesca. Armamenti di questo tipo sono in fase di avanzata sperimentazione da parte degli eserciti di: USA, Israele e Australia. L'applicazione letale di questa tecnologia è stata chiamata Pulsed Impulsive Kill Laser (PIKL). Il dispositivo (di cui nella foto si vede un prototipo), ha dimostrato la sua efficacia in diversi test, riuscendo a perforare anche armature in Kevlar e lastre di metallo. La versione non letale del PIKL va sotto il nome di Pulsed Energy Projectile (PEP). Questo dispositivo è in grado di stordire uomini e animali, creando forte dolore e temporanea paralisi. La documentazione sui possibili effetti a lungo termine provocati dall'arma è però scarsa.

Il principale ambito di applicazione previsto per il PEP viene indicato in scenari di controllo dell'ordine pubblico, mentre un'altra delle applicazioni prefigurate è quella di presidio dei checkpoint. Oltre a stordire le persone una simile arma dovrebbe essere capace di bloccare i veicoli, in quanto il suo "impulso energetico" interferirebbe con i sistemi elettrici di iniezione. Il raggio d'azione del PEP è di circa 2 Km, ed il suo funzionamento si basa sull'emissione di un impulso laser ad infrarossi (mediante l'impiego di un "deutorium fluoride laser"). Il plasma prodotto dalla parte iniziale dell'impulso arriva ad esplodere poiché i suoi elettroni assorbono l'energia della parte finale dell'impulso. L'esplosione di questo plasma ad elevata energia si tramuta in una forza d'urto combinata ad un'onda elettromagnetica. Altri dispositivi affini a questa tecnologia si chiamano MARAUDER (Magnetically Accelerated Ring to Achieve Ultra-high Directed Energy and Radiation), ed Extreme Alternative Defense System (XADS).

3. ARMI A MICROONDE

Anche le armi a microonde hanno una storia non recentissima: immediatamente dopo la seconda guerra mondiale se ne ipotizzò l'utilizzo per il controllo delle menti ed altri impieghi più o meno fantascientifici. I primi a sperimentare le microonde in modo più sistematico furono i sovietici. La CIA riporta un episodio che aprì la strada agli studi americani sulle microonde. Negli anni '70 l'ambasciata americana a Mosca fu sottoposta ad un "bombardamento" a microonde. In tale occasione i servizi segreti russi adottarono un piano a lungo termine per indebolire l'apparato diplomatico statunitenze presente a Mosca. Attraverso un'esposizione prolungata a microonde a bassa intensità i diplomatici americani subirono pesanti danni fisici e psicologici. Oltre all'insorgere di diverse forme di cancro sono stati documentati casi di problemi psicologici e cognitivi. I tessuti umani possono infatti essere gravemente danneggiati dalle microonde a diversi livelli: dall'insorgere di tumori a malattie della pelle, da impotenza ad indebolimento delle difese immunitarie, fino ad effetti sul sistema nervoso centrale capaci di provocare amnesie, demenza, sindromi depressive, paranoia, etc.. In base a questi effetti ne è stato più volte ipotizzato un uso "segreto" per l'indebolimento delle masse.

Active Denial System
Il "raggio del dolore" Questo dispositivo è in grado di indirizzare ("sparare") un fascio di microonde ad alta energia verso un bersaglio preciso. La frequenza utilizzata si aggira intorno ai 95 Ghz.Il "raggio del dolore" è classificato come "arma non letali", in quanto il suo raggio invisibile penetra sotto la pelle soltanto per alcuni millimetri, facendo temporaneamente impazzire i recettori del dolore. Nel giro di 1 ­ 2 secondi chi viene colpito dal raggio a microonde prova la sensazione di andare a fuoco. Ufficialmente infatti tali strumenti di guerra servirebbero per produrre un "raggio del dolore", capace di "distogliere" qualsiasi nemico da azioni ostili. L'invisibile raggio microonde a 95 Ghz penetra sotto la pelle per alcuni millimetri provocando, nell'arco di alcuni millisecondi, una insopportabile sensazione di calore che però svanisce non appena si spegne il dispositivo o si scappa oltre il suo raggio d'azione.

Negli esperimenti condotti su circa 400 volontari il tempo di esposizione massimo è stato fissato in 3 secondi, ma secondo il Boston Globe, soltanto una "cavia" è riuscita a resistere per tre secondi. Le fonti del Direttorio USA sulle Directed Energy Weapons sostengono che il "raggio del dolore" non provoca danni permanenti, ma esistono altri rapporti militari che indicano la possibilità di gravi ustioni alla pelle nel caso in cui l'esposizione duri 250 secondi o più. Durante gli stessi test alle "cavie" venivano fatti togliere sia gli occhiali che tutti gli oggetti metallici, in quanto potevano creare degli "hot spots", capaci di ustionare la pelle. Gli utilizzi strategici delle armi a microonde sono elencati in diversi documenti ufficiali: una delle applicazioni che viene citata più di frequente riguarda il controllo delle folle e dell'ordine pubblico. Oltre ai possibili danni a lungo termine causati dal raggio a microonde, le organizzazioni umanitarie si interrogano sulla legalità di questo dispositivo che a causa della sua invisibilità e della sofferenza che provoca, potrebbe facilmente tramutarsi in un versatile strumento di tortura. Altri interrogativi riguardano la possibilità di ustioni (nel caso in cui si indossino oggetti di metallo), danni oculari, o altre tipologie di effetti a lungo termine. Esistono infatti diverse pubblicazioni scientifiche che documentano ampiamente gli effetti altamente dannosi legati all'esposizione alle microonde. Dal cancro al precoce invecchiamento, alla riduzione delle difese immunitarie, ai danni a pelle e retina, fino agli effetti molecolari e genetici, vengono elencate serie infinite di "effetti collaterali" a breve, medio e lungo termine. La ditta che produce questo tipo di armamenti è la Raytheon, con sede a Tucson.
Il dispositivo prodotto dalla Raytheon può essere stanziale oppure montato su di un veicolo militare Humvee. Per quanto riguarda l'impiego del "raggio del dolore" nel campo di guerra, risulta dalla rivista militare Defence Industry Daily che sono stati ordinati 3 veicoli modello Sheriff per circa 31 milioni di dollari, e che è stata richiesta l'approvazione per altri 14 veicoli da parte del Generale di brigata James Huggings, capo dello Staff della Forza Multinazionale in Iraq.

E-Bombs, Electromagnetic Pulse, High Powered Microwave (HPM)
Si tratta di bombe capaci di produrre onde elettromagnetiche comprese nel range dei 4 ­ 20 Ghz. Microonde comprese in tali frequenze sono capaci di "accecare" un gran numero di apparati tecnologici. Questa applicazione delle microonde, in fase di avanzata sperimentazione, in contesti di guerra può servire a distruggere sistemi informatici, telefonici, elettrici, radio e tv del nemico. In pratica viene replicato uno dei "side-effects" delle esplosioni nucleari, ovvero l'emissione di microonde ad elevata potenza. Il tutto avviene in assenza di una reale esplosione: i dispositivi di questo tipo, comunemente chiamati HPM, liberano la propria energia in aria, senza produrre alcun suono o fenomeno visivo. L'effetto delle invisibili onde prodotte dalla "bomba", devastante per tutti i dispositivi elettronici, è praticamente nullo su cose e persone (anche se sugli esseri viventi è appurato che tutti i tipi di microonde provocano effetti dannosi: dai telefonini ai forni a microonde). Gli Stati Uniti sembrano essere la seconda potenza militare più avanzata da questo punto di vista: i primi sarebbero i russi. L'esercito russo disporrebbe infatti di un vasto e variegato arsenale di E-bombs. Si va dalla versione "portatile" che sta in una valigetta (e che ha un raggio d'azione di 12 metri), alle versioni più pesanti, che necessitano di un aereo per essere "sganciate sull'obiettivo". Diversi test russi sono stati fatti in territorio svedese, con la collaborazione della nazione scandinava, che avrebbe acquistato alcuni di questi armamenti. I dispositivi HPM sono facilmente reperibili sul mercato russo, per poco più di $100.000. Tutto ciò può far riflettere sulle possibilità di un ecatombe tecnologica: l'esplosione di un simile dispositivo può in pochi istanti portare una società ipertecnologica indietro di 50 se non 100 anni (in città dove tutte le centrali sono controllate elettronicamente vorrebbe dire niente luce, niente acqua, niente telefono, niente televisione, etc..). I rischi crescono se a venire colpito è il sistema di controllo di una centrale atomica: un crash di tale sistema elettronico potrebbe portare a gravissimi incidenti. Anche una potenza in via di sviluppo come l'India, nel 2000, ha fatto i primi test sui propri armamenti a microonde (il progetto si chiama Kali 5000 - kilo-ampere linear injector).

Approfondimenti:
GlobalSecurity
Air Force
Heritage Foundation

SITI MILITARI DI INTERESSE:
U.S. Air Force Directed Energy Research Lab
Joint Non Lethal Weapons Directorate
Air Force Research Labs
Naval Surface Warfare Center

Maurizio Torrealta e Sigfrido Rainucci
Fonte: http://www.rainews24.it/
Link: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/guerre_stellari_iraq.asp
17.05.2006

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

19 maggio 2006

Guerre stellari in Iraq

Ognuno può constatare che nessun Boeing si è schiantato sul Pentagono

di Thierry Meyssan

Il 16 maggio 2006, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha reso pubblici due video, ripresi da telecamere di sorveglianza, che si ritiene mostrino un aereo schiantatosi sul Pentagono l'11 settembre 2001. La consegna ai media di questi documenti - che sono già stati diffusi in forma di immagini statiche l'8 marzo 2002 - ha luogo circa cinque anni dopo gli avvenimenti. In una dichiarazione fatta a Parigi, Thierry Meyssan considera questo gesto come un tentativo di disinnescare la polemica sugli attentati, che in questo periodo sta aumentando, negli Stati Uniti. L'autore de La spaventosa impostura [1] e di Pentagate [2] si compiace della pubblicazione di questi video, ed invita ciascuno a constatare da sé che nessuna traccia di qualsivoglia Boeing 757-200 è osservabile nelle immagini.

Diversi studi di opinione mostrano che oggi la metà dei Newyorkesi, oltre un terzo dei Tedeschi e più di quattro quinti degli Arabi e dei Latino.Americani rigetta la teoria del “complotto islamico mondiale” e ritiene che il governo degli Stati Uniti sia implicato, quantomeno passivamente, nella perpetrazione degli attentati dell'11 settembre 2001.

Questo punto di vista non cessa di espandersi. NelnNovembre del 2005, Réseau Voltaire ha organizzato una conferenza internazionale, Axis For Peace, largamente ritrasmessa da televisioni indipendenti in America latina, nel mondo arabo e nel mondo slavo. Numerose personalità vi hanno denunciato la responsabilità diretta del potere statunitense nell'organizzazione degli attentati. Negli States, il miliardario Jimmy Walter ha diffuso più di 200.000 DVD che rifiutano la versione ufficiale, mentre molte centinaia di siti internet sono stati dedicati a quest'argomento. Inoltre, ha offerto, invano, 1 milione di dollari a chi fosse riuscito a spiegare scientificamente la versione ufficiale del crollo del World Trade Center. Per non parlare dei nuovi sviluppi: nel corso degli ultimi giorni, il presidente Ahmadinejad ha espresso il suo scetticismo in una lettera aperta al presidente Bush, mentre il Parlamento venezuelano si appresta ad aprire una commissione di inchiesta sugli avvenimenti.

E' in questo contesto che il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha reso pubblica la versione integrale del video registrato dalle telecamere di sorveglianza del parcheggio nel Pentagono. Questa sequenza non apporta alcun elemento nuovo rispetto alle fotografie già pubblicate, che ne erano state estratte. Ciascuno può constatare che nessun Boeing 757-200 si è schiantato sul Pentagono. Come ho spiegato in Pentagate, e come conferma questo video, l'attentato è stato commesso per mezzo di un'aeronave monomotore, di taglia molto piccola. Questa non si è schiantata sull'edificio, ma l'ha trafitto da parte a parte, ed ha provocato una breve e violenta esplosione. Tutti elementi che corrispondono ad un missile, e assolutamente non ad un aereo di linea.

E' dovere di tutti fare luce su questi attentati, col favore dei quali numerose disposizioni costituzionali sono state sospese dal Patriot Act, è stato insturato un regime anti democratico, e si è lanciata la conquista dei campi petroliferi in Medio Oriente.

Thierry Meyssan
Fonte: http://www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article139129.html
17.05.06

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIORGIA

Note del traduttore:

[1] L'incredibile menzogna. Nessun aereo è caduto sul Pentagono, 2002, Fandango Editore
[2] Il Pentagate. Altri documenti sull'11 settembre, 2003, Fandango Editore

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE

18 maggio 2006

Quel video del Pentagono

di Maurizio Blondet

Diversi lettori mi chiedono cosa penso del nuovo video rilasciato dal Pentagono
su quegli attimi dell’11 settembre.
Rovescerei la domanda: cari lettori, vi ha convinto il nuovo video?
Cosa avete visto?
C’è lì un Boeing che si avventa contro il muro del ministero?
Io non ho visto nulla.
Cerchiamo di visualizzare: un Boeing che fosse semplicemente posato sul prato, con il muso toccherebbe già il secondo piano.
Invece la cosa dell’11 settembre aprì un foro tondo a pianterreno.
La cosa stupefacente è che il video, presentato come nuovo, non è nuovo affatto.
Si tratta di un paio di fotogrammi in più della solita telecamera di sorveglianza della vicina stazione di benzina.
Numerosi altri nastri, di numerose altre telecamere, fra cui quelli di un vicino albergo, furono immediatamente sequestrati dall’FBI e mai rivelati.
Perché il rilascio dei fotogrammi nuovi quattro anni dopo?
La scusa ufficiale: si è aspettato che finisse il processo a Zacharias Moussaoui, il «ventesimo pilota», è ridicola.

Moussaoui non partecipò all’attentato perché era detenuto in USA da agosto.
Non c’è nulla in quelle immagini che potesse influenzare il processso.
D’altra parte, se ora è finito il processo, perchè non rilasciare gli altri video più chiari?
Le riprese delle Twin Tower colpite dagli aerei le abbiamo viste decine di volte.
Quelle del Pentagono, mai.
Le stesse immagini dalla pompa di benzina furono rilasciate solo dopo che era uscito il libro di Thierry Meyssan, «L’effroyable imposture», allo scopo evidente di smentirlo.
Fu il Pentagono a rilasciarle: erano immagini di pessima qualità, estremamente compresse, come per far sparire la maggior parte dei dettagli.
Le nuove immagini sono ugualmente di pessima qualità.
Il «nuovo» video è stato emesso da Fox News e immediatamente ripreso da tutte le TV ufficiose del mondo, come accade per una operazione concertata ed organizzata.
La fonte primaria, notoriamente uno strumento dei neocon, fa subito sospettare una manipolazione. La fiducia di questi signori è riposta nella stupidità e nella memoria corta dei più: ora gli stupidi diranno che «hanno visto» il nuovo video, e non avranno dubbi.
O forse, è solo l’inizio di un’operazione psicologica intesa a suscitare un dibattito sul nulla, per poi screditare le ipotesi serie sull’11 settembre, magari rendendo pubbliche nuove immagini.

In questo senso, la fissazione esclusiva e complottista sul «mistero del Pentagono», dovuta a Thierry Meyssan, rischia per lo meno di far perdere di vista il quadro completo degli eventi. Inutile discutere se sul Pentagono si è abbattuto un enorme Boeing (di cui non c’è traccia sul prato) oppure un missile, o un drone.
Inutile, finchè gli indizi e le prove sono tutti in mano alla parte che ha interesse a disinformare, ed a confermare la versione ufficiale. Altre domande questa parte lascia senza risposta.
Ad esempio, ci sono video dei telegiornali che mostrano Donald Rumsfeld, in maniche di camicia, che dà una mano a trasportare barelle di feriti: bella immagine per la pubblicità.
Ma come mai il ministro era così sicuro che non ci sarebbero stati altri attacchi?
Dopotutto, c’era ancora in volo un quarto aereo, quello finito in Pennsylvania.
Rumsfeld non doveva essere sul prato, ma al sicuro in qualche bunker sotterraneo.
Era già stato abbastanza fortunato, per così dire, visto che il suo ufficio, guarda caso, si trova dalla parte esattamente opposta a quella colpita.
Non stava sfidando un po’ troppo la fortuna?
Perché era così tranquillo circa la propria incolumità?
Altra domanda.

Il settimanale Newsweek scrisse nel 2002, citando «un’alta fonte della marina militare», che almeno tre dei presunti dirottatori erano stati addestrati nella Naval Air Station di Pensacola, la base della US Navy dove si addestrano i piloti delle portaerei (1).
I dirottatori avevano infatti patenti di guida e registrazioni delle auto che davano come indirizzo la base di Pensacola.
Un quarto dirottatore risulta aver seguito i corsi di strategie e tattica dell’Air War College di Montgomery, Alabama.
Un quinto, aveva seguito un corso d’inglese alla Lackland Air Force Base di San Antonio, Texas. Tutti piloti militari sauditi, secondo la fonte.
Su questa notizia non è mai stata fatta chiarezza.
Alla fine, l’FBI ha detto di non poter essere sicura di quelle identità, né delle identità di tutti gli altri.

Note
1) George Wehfritz, «Alleged hijackers may have trained at US bases», Newsweek, 15 settembre 2002.

FONTE: EFFEDIEFFE

17 maggio 2006

Quanto tempo hai ?

di John Kaminski

Aspetti di essere ucciso o vuoi identificare i veri perpetratori?
Come parli al tuo vicino mentre sta uccidendo qualcuno?
E se tutti i tuoi vicini lo stanno facendo, allora che fai? Cominci ad uccidere anche tu?
Poi ci sono le vere vittime, i parenti dei corpi mutilati improvvisamente che ora liquidi tanto loquacemente come facili razionalizzazioni geopolitiche, cosa dici esattamente a queste persone?
Ricordate le parole di Madeleine Albright: “Riteniamo che valesse la pena di pagare questo prezzo.” [riferito ai più di 500.000 bambini iracheni morti a causa dell’embargo USA, ndt.]
Come parli ad una nazione dove la metà della popolazione non sa leggere?
Vogliono ucciderti per quello che hai fatto, lo sai. Puoi biasimarli? Statunitensi che hanno ucciso persone innocenti dalla pelle nera per mezzo di strani videogiochi dentro apparecchi ad alta tecnologia… il prodotto della guerra in Iraq è una ricerca viscerale di vendetta che trascina il mondo intero a punire gli USA nella stessa sadica maniera in cui questo falso Paese della Libertà e Casa dei Prodi ha punito il mondo, per riversare contro di loro le stesse tecniche di tortura che gli Stati Uniti e i loro padroni, Regno Unito e Israele, sfoggiano in giro per il mondo come squallidi semi del diavolo stesso.
L’Iraq sanguina da una ferita fatale e molto presto, ci dicono le sentinelle cibernetiche, la nazione dell’Iran, uno dei più antichi paesi del pianeta, subirà lo stesso straziante destino.
Posso chiedere per cosa?
Il mostro sionista, tre nazioni fuse insieme in una macchina capitalista del terrore, governate dalle stesse persone che hanno gestito l’apparato assassino nell’Unione Sovietica, insieme ai traditori che hanno creato la Germania nazista. Tutto ciò è stato incollato insieme in un epòssido del male, ricatti, corruzione e omicidi coordinati dallo stato di Israele. Mentre parliamo, si diffonde come un cancro per il mondo e macchia l’umanità con le sue false giustificazioni assassine e senza scrupoli.
Giustificazioni per uccisioni e ruberie infinite.
Il mostro sionista include tutti coloro che si definiscono ebrei, perché non c’è differenza tra sionismo ed ebraismo [vedi nota]. Ogni cosa di cui si accusa il sionismo è giustificata dal Talmud.
L’ebraismo è solo la religione degli ebrei, tuttavia controlla il mondo, il che non dice molto sull’indole del resto del mondo, o, in quanto a ciò, sul potere delle sue religioni, perché sono state tutte completamente sovvertite dalle concessioni all’avidità umana che hanno obliterato l’integrità di ogni altro credo e hanno eliminato qualsiasi posto veramente sicuro dove vivere in questo depravato patto col diavolo.
La mostruosa macchina omicida che è stata l’Unione Sovietica era un impresa ebraica, inizialmente finanziata da New York e Londra. Le provocazioni per la prima e la seconda guerra mondiale furono interamente ebraiche, guerre per finanziare il nuovo sistema della Riserva Federale, un inganno che è continuato da allora, guerra dopo guerra, fino a questo triste giorno.
Dal Kalachakra indú a Benjamin Franklin e Mark Twain, siamo stati adeguatamente avvisati. Ma il potere del denaro e dei media sono opprimenti, e, quando combinati con i farmaci, l’alimentazione, l’educazione, la medicina e la letteratura, che cospirano tutti per renderci dei robot alienati, una persona qualsiasi non ha molte possibilità per combattere le forze della schiavitù programmata che si schierano contro di lei.
Identificare i perpetratori è sempre il passo cruciale. Capire esattamente chi sta facendo che cosa a chi.
Per quanto tempo ti aggrapperai alla scusa che è il sistema che è cosí, che devo essere fedele al mio paese e alla mia causa? Per quanto tempo ancora insisterai che non sei responsabile per gli psicopatici dirigenti bancari che calpestano false leggi e derubano e uccidono chiunque scelgano?
O entrerai tranquillamente a passo di valzer nell’amorfo bianco rumore della tua schiavitù?
Quando arriverai all’inevitabile conclusione che è proprio il tuo modo di pensare che ha creato tutta questa carneficina, immagini di paura che hanno reso la nostra vita sociale e collettiva una nauseante ombra marrone e nera? E rossa, per il sangue innocente versato come un liberatore in ogni famiglia. Come hai fatto a diventare un tale codardo frignone, che ha tanta paura di perdere l’oro accumulato da non voler vedere i crimini per i quali accetti di essere responsabile - i palestinesi sanguinanti stesi nel sudiciume di Gaza, e i rossi gusci fracassati dei crani dei bambini a Baghdad.
Quando nella nostra codardia abbiamo fatto questa scelta, abbiamo confiscato il futuro della specie umana per una manciata di insignificanti monete. E ora ne stiamo pagando il prezzo con i nostri bambini, anche se la maggior parte di noi è troppo drogata o troppo ottusa per rendersene conto.
Nega se vuoi, ma questo è ciò che è diventato il nostro mondo. Sai sparare? Ti sarà utile?
Riesci ad immaginarti come deve essere dover usare un’arma ogni giorno semplicemente per sopravvivere? Questo scenario si realizzerà in America prima di quanto ti possa immaginare. Anche se per quel giorno (forse domani), saranno tutti cosí drogati dal veleno che comprano nei supermercati (canta con me - AS-PAR-TAME!) e mentalmente stravolti dalla istupidente programmazione subliminale televisiva, che a quel punto non ci sarà una rivoluzione, solo un lento movimento sonnambulo come in un sogno grigio uscito dal Talmud nei campi di sterminio neocon che persone perbene a… , hai indovinato! – Halliburton stanno costruendo.
Se ancora non sai chi o che cosa sia Halliburton, allora dovresti redigere al meglio il tuo testamento, e prepararti a morire in modo violento nei prossimi mesi.
Mi ricordo che quando ero un ragazzino terribile leggevo dozzine di romanzi sui disastri. E mi ricordo che mi stupiva la narrazione calma e non sospetta che precedeva di poco qualche tragedia colossale. È sempre imperscrutabile quando si contempla quello che lo scrittore non sapeva prima, come una cometa che dal subconscio umano viene per distruggere la specie.
È molto triste da dire (e vado avanti scusandomi anticipatamente), ma un comune argomento di conversazione dal terapista locale in questi giorni è immaginare come ognuno di voi che leggete questa storia morirà nei prossimi mesi.
In cima alla lista ora c’è un attacco nucleare sull’Iran che porta ad una rappresaglia o alla distruzione degli Stati Uniti (un processo di decadenza avanzata che sta già procedendo perfettamente sul piano finanziario e legale), o un qualche imprevista conseguenza tettonica o atmosferica che ucciderà miliardi di persone.
Ma forse fa ancora più paura la spaventosa lista di scenari di morte alternativi che ci stanno dietro.
Nello scenario no. 2 probabilmente si viene buttati in un campo di concentramento Halliburton per aver indossato una maglietta anti-Bush e si viene torturati a morte da ragazzini del Connecticut sotto Prozac e nei marines, appena tornati dopo aver svolto il loro compito ad Abu Ghraib.

Ecco altri scenari
• Il tuo chemioterapista aumenta la dose e muori.
• Qualche sbirro decide che non gli piace l’untuosità dei tuoi capelli, e siccome sa che la passa liscia, t’ammazza.
• Sei stato nell’esercito, ti sei preso le radiazioni in Iraq, e ora hai infettato tua moglie e i tuoi figli.
• Quando torni dall’Iraq, ti rendi conto di cosa hai fatto a donne e bambini innocenti in nome di niente, e ti spari.

Ci sono appena quattro probabilità a caso nel tuo immediato futuro, in questo mondo di sanguinanti sciocchezze che ti sei creato.
La maggior parte di noi sparirà dall’universo molto presto, senza neanche sapere chi ha creato molte di queste situazioni che ci causano dolore e sofferenza inutili, che hanno ucciso tante persone inutilmente.
E noi che finalmente abbiamo capito dobbiamo vivere per sempre con la colpa che sapevamo quello che vedevamo, ma non siamo stati capaci di impedirlo.

John Kaminski è uno scrittore che vive in Florida.

Fonte: http://www.johnkaminski.com/
Link: http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=4183
18.02.2006

Nota della redazione (di The Truth Seeker)

La redazione di questo sito non concorda completamente con l'affermazione che "non c’è differenza tra sionismo ed ebraismo" e ritiene necessario farlo presente.
È vero che i sionisti hanno rubato e si sono appropriati dell'identità ebraica per i loro propri fini, però questo non significa che "tutti coloro che si definiscono ebrei" e si identificano nella fede ebraica facciano parte di questo orrore.
Alcuni sono semplicemente ingenui, afferrati dalla macchina di propaganda sionista. Altri invece non si sono presi la briga di vedere le cose da un altro punto di vista. Mentre altri, come il coraggioso Israel Shamir, [e, per es. Gilad Atzmon, ndt.] non si risparmiano nel parlare contro le menzogne e l’inganno sionisti. Per cui dovremmo guardarci dai giudizi assoluti tipo “tutti gli ebrei sono…”, se no cadiamo nella stessa trappola nella quale sono caduti i nazisti. Infatti è proprio questa l’essenza del razzismo, dare giudizi assoluti senza guardare agli individui finendo per fare il gioco dei sionisti e dei loro alleati.

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE