29 maggio 2006

Israele «prevede» attentato a Berlino

di Maurizio Blondet

Israele ha avvertito i servizi d'intelligence europei e americani di «possibili attentati durante i mondiali di calcio» di Berlino.
Lo dice l'agenzia ebraica Ynet (1), che - fatto significativo - non cita fonti israeliane, bensì il giornale Al-Watan, saudita.
Le informazioni del Mossad sono stavolta circostanziate.
Sa già chi saranno gli esecutori e chi i mandanti dell'attentato prossimo venturo a Berlino.
A compiere l'atto terroristico saranno gli Hizbullah, la formazione libanese guidata da Imad Mugniyah, che si ritiene sostenuta dalla Siria e dall'Iran e che, fra l'altro, ha obbligato al ritiro dal Libano meridionale l'esercito sionista.
Ma il mandante sarà, avete indovinato, Teheran.
Secondo il rapporto, «l'attacco terroristico è mirato a dimostrare che Teheran è capace di rappresaglia se attaccata».
Dunque è pronta anche la motivazione e lo scenario tipo 11 settembre, per giustificare anche la prossima guerra per Israele.
Infatti, veniamo informati, dopo l'avvertimento israeliano e per contrastare il pericolo imminente, è stata allestita «una sala operativa congiunta USA-Europa».
Ma non a Berlino, teatro dell'attentato profetizzato.

«A questo fine» (ossia di sventare l'attentato), dice Ynet, «due portaerei americane insieme a una nave francese sono in rotta verso l'Oceano Indiano e il golfo Persico».
Stranamente, l'articolo dà voce a «ufficiali USA contrari all'attacco all'Iran», i quali temono «che l'amministrazione Bush approfitterà di tale attacco terroristico per lanciare un'offensiva che liquiderà la crisi nucleare iraniana e aumenterà il favore presidenziale nei sondaggi».
«Questi ufficiali aggiungono che anche se gli attacchi terroristici fossero organizzati da una terza parte, sarebbero sempre usati per giustificare l'attacco all'Iran».
E' proprio così.
Dick Cheney ha già stilato dei «contingency plans» che espressamente prevedono l'aggressione all'Iran come ritorsione a qualunque attentato, da chiunque commesso.
Al-Watan, citato da Ynet, aggiunge di aver saputo da un agente della sicurezza a Bruxelles che «i servizi d'intelligence hanno impiantato attrezzature di sorveglianza in diverse ambasciate arabe e islamiche e negli uffici di aziende internazionali collegate con paesi islamici e arabi. La fonte ha aggiunto che agenti sotto falsa identità, per lo più donne, hanno infiltrato istituzioni arabe e islamiche: e-mail, fax, e telefonate in partenza sono controllate, e anche i bidoni della spazzatura esterni agli edifici vengono frugati in cerca di qualunque informazione sulla natura dei messaggi inviati da queste organizzazioni».
Insomma, tutto è pronto in anticipo per una replica europea del grande delitto dell'11 settembre, e per la conseguente nube di disinformazione che dovrà coprire le tracce.
Come ci avevano avvertito i nostri informatori di area tedesca, l'attentato musulmano a Berlino pare imminente.

Avrà la massima forza spettacolare, data la presenza delle telecamere di tutto il mondo per l'evento sportivo.
E dovrà essere abbastanza spaventoso da cambiare del tutto il modo di pensare degli europei, far capire che anche loro sono aggrediti dai musulmani, e dunque devono unirsi alle guerre di Bush. Precisamente come aveva detto ai tedeschi Israel Singer, direttore del Congresso Mondiale Ebraico, nel 2003: «Voi credete che un 11 settembre può accadere solo negli Stati Uniti, voi credete di non essere bersagli del terrorismo. Decisamente, la lezione dell'11 settembre a New York in Europa è già dimenticata. Ma quando tremila persone verranno uccise anche qui [in Germania], allora tutte queste vostre preoccupazioni per i diritti umani scompariranno!».
Per poi aggiungere: «La presunzione europea e tedesca è uno scandalo! La Germania non conosce ancora questo problema. Ma può succedere anche qui. E i tedeschi cominceranno a pensarci, se vengono distrutti due grattacieli e muoiono tremila persone. Allora democrazia e diritti dovranno cedere di fronte alla necessità di protezione e sicurezza del popolo, e perderanno significato».
Prima che il panico - agitato come di dovere dai liberi media nostrani - ci renda impossibile obiettare ed anche solo pensare, ci si può ancora stupire un poco di quanto spesso il Mossad, o comunque ambienti israeliani, sappiano in anticipo degli attentati musulmani.

L'11 settembre impiegati della Odigo, una ditta israeliana di messaggeria elettronica con sede presso le Twin Tower, furono avvisati in anticipo da sms a sloggiare da quella zona.
I cinque ragazzoni israeliani, scaricatori di una ditta di traslochi, che furono fermati quel giorno dalla polizia di New York perché visti fotografarsi a vicenda, con l'aria di congratularsi, sullo sfondo dei due grattacieli in fiamme, dissero agli agenti: «non siamo noi il vostro problema, gli arabi sono il vostro e il nostro problema».
Un'ora dopo l'attentato, gli scaricatori sapevano già chi ne erano gli autori.
Il 7 luglio 2005, il giorno della strage al metrò di Londra, il Mossad avvertì il ministro Netanyahu, che si trovava nella capitale, di non uscire dall'albergo.
Purtroppo, l'informazione era arrivata al Mossad solo «sette minuti prima» dell'attentato, non abbastanza per salvare la sessantina di poveri passeggeri, appena in tempo perché il loro ministro non si trovasse in qualche guaio.
Ma anche noi a questo punto acquistiamo qualche capacità di preveggenza.
Siamo in grado di rivelare gli argomenti con cui i giornali di Mieli, Ferrara, Mimun, Magdi Allam, eccetera, ci spiegheranno perchè il folle atto mega-terroristico sia di matrice iraniana.
Teheran ha un evidente e concreto interesse a commettere atrocità nel vecchio continente poco propenso alle guerre per Israele, e ad alienarsi le opinioni pubbliche europee colpendole in ciò che hanno di più sacro (le celebrate radici calcistiche d'Europa), perché come dice Bush «odiano la nostra libertà».

Quella libertà a cui dovremo comunque rinunciare, come giustamente ha detto il profeta Israel Singer, perché il potere deve prima di tutto garantire la nostra sicurezza in pericolo, con arresti arbitrari, intercettazioni e torture.
Gli Hizbullah hanno in questo un interesse più concreto, per poter fornire al glorioso Tsahal il pretesto di rioccupare il Libano meridionale per dare all'Europa quella sicurezza di cui, all'improvviso, mancherà.
Teheran ha un interesse evidente a confermare quello che ripete da mesi ogni ministro israeliano: che «l'Iran nucleare non è un pericolo che riguarda Israele, ma il mondo intero».
Teheran ha l'assoluta necessità di dare ragione a quella curiosa pubblicità a tutta pagina, pubblicata qualche giorno fa su tutti i giornali anglo-americani a cura dell'American Jewish Committee (2). Questa inserzione mostrava una carta del mondo su cui si stendevano due cerchi concentrici con centro sull'Iran: la presunta gittata dei missili degli ayatollah.
Ebbene, da questo era chiaro che il raggio dei missili di Teheran possono colpire facilmente Germania, Italia, Inghilterra, Portogallo.
Lo slogan sull'inserzione domandava: «Può chiunque nel raggio dei missili iraniani sentirsi sicuro? Supponete che un giorno l'Iran dia a terroristi congegni nucleari. Può qualcuno, dovunque stia, sentirsi sicuro?».
Insomma la stessa cosa che ripetono i ministri di Sion; che l'Iran è un pericolo per tutto il mondo, e che il mondo deve azzerare prima che sia troppo tardi.
Ovviamente, a questo punto, Teheran non può fare a meno di sprecare uno dei suoi missili intercontinentali (che per ora non possiede) per colpire l'Europa.
E consegnare agli Hizbullah l'uranio che ha già arricchito (al 4%) perché lo spargano su Berlino.

Si sa che gli iraniani hanno un doppio motivo per colpire specificamente la Germania.
In Iran ci si tramanda e si alimenta il ricordo e la voglia di vendetta per i sei milioni di iraniani sterminati dal Terzo Reich.
E oggi questa Germania neutralista, che si sente al riparo dall'Islam, sta avvicinandosi troppo alla Russia.
Questo va assolutamente stroncato nell'interesse della fede sciita.
Il consiglio è ai musulmani che abitano in Europa di sprangarsi in casa con adeguate scorte di cus-cus nei giorni del mondiale, e ai tifosi di guardare le partite in TV.
Stare alla larga da Berlino - come sicuramente faranno in quei giorni i 25 mila ebrei che sono tornati ad abitarvi - perché è possibile che la bomba sia, se non nucleare, «sporca» e radioattiva. Probabilmente, un ordigno tratto dall'arsenale di armi di distruzione di massa di Saddam, e mai trovato, perché riparato in Iran e Siria.
E questa è la nostra profezia: se la bomba sarà «sporca», vuol dire che l'attacco del libero Occidente all'Iran si farà con bombe atomiche.
E stavolta, con corazzate anche francesi.
Chirac ha capito che se vuole sperare di contrastare l'irresistibile ascesa di Sarkozy, deve essere più likudnik di Sarkozy.

Note
1) Roee Nahmias, «Report: Israel warns of World Cup terror», Ynetnews, 26 maggio 2006.
2) «Can anyone within range of iranian missiles feel safe?», pubblicità sul New York Times del 18 maggio 2006.

FONTE: EFFEDIEFFE