05 maggio 2006

La termìte ha demolito le Twin Tower!

di Maurizio Blondet

Mi sembra convincente in modo definitivo l'ipotesi del professor Steven Jones, fisico alla Brigham Young University (di Provo, Utah): a far crollare le Twin Tower in modo così netto e in perfetta verticale è stata usata la «termite».
Si tratta di un composto chimico abbastanza semplice, brevettato in Germania nel tardo '800, e ancora usato per proiettili anticarro a carica cava.
Perché la termite - che non è un esplosivo - sviluppa temperature capaci di fondere corazzature d'acciaio in pochi secondi.
Costituita di polvere d'alluminio finemente mescolata ad ossido di ferro (praticamente, «ruggine purificata»), la termite, una volta innescata con una semplice miccia, produce una reazione chimica (l'ossido di ferro cede ossigeno all'alluminio) che sviluppa istantaneamente una luce vivissima e una temperatura di 2500 gradi Celsius.
Più che sufficiente a fondere il ferro, che liquefa a 1535 gradi.
E la temperatura della reazione può essere ulteriormente potenziata con l'aggiunta di semplice zolfo.
Secondo Jones, ingegneri esperti di demolizione, probabilmente specialisti del genio militare, avrebbero pre-posizionato cariche di termite attorno alle 48 massicce colonne d'acciaio (spesse 30 centimetri) che reggevano i due grattacieli.

Jones segnala un video dell'11 settembre dove si vede una sostanza rovente, di colore giallo, letteralmente colare da un angolo di uno dei grattacieli.
Sarebbe il ferro fuso dalla termite.
In un altro sito, si può notare la foto di quel che resta di una delle colonne d'acciaio del World Trade Center: appare tagliata di netto, e con colature di ferro, simili alle colature di cera di una candela (http://www.prisonplanet.com/articles/april2006/240406thermiteidentified.htm).
Nello stesso sito, si possono vedere brevi video che mostrano l'imponente, rapidissimo effetto della termite innescata sul motore di una vecchia auto: che fonde, con colature giallo-incandescenti, in pochi minuti (1).
L'ipotesi del professor Jones spiega fatti altrimenti enigmatici.
Come l'altissima temperatura emanata dalle macerie del World Trade Center ancora molti giorni dopo il crollo, e le vistose tracce di metallo fuso fra i detriti.
La cosa fu segnalata dai media.
Christopher Bollyn, giornalista dell'American Free Press, ne scrisse nel 2002.
Intervistò due dei tecnici incaricati della rimozione delle macerie, Peter Tully, titolare della «Tully Construction of Flushing» di New York, e Mark Loizeaux, della «Controlled Demolitions Inc.» di Phoenix.

Tully disse di aver visto «pozze di ferro fuso, letteralmente».
Loizeaux confermò: «sì, punti caldi di ferro fuso nei sotterranei, al fondo dei vani-ascensore delle torri, al settimo livello» sottoterra.
I grumi di ferro erano ancora roventi «tre, quattro e cinque settimane più tardi, quando i detriti furono rimossi» (2).
La termite non ha bisogno di aria per bruciare (utilizza l'ossigeno dell'ossido di ferro), e può reagire anche sott'acqua: ciò spiega la persistenza della fusione, nonostante i getti continui che per giorni i pompieri di New York lanciarono sulle macerie per raffreddarle.
La durata del calore implica, naturalmente, che tonnellate di termite debbono essere state usate: e innescate con cronometrica precisione in modo da «tagliare» le 48 colonne nello stesso istante. Senza una perfetta sincronia, i grattacieli sarebbero caduti di lato, anziché in perfetta verticale.
Il professor Jones trova l'adozione della termite «molto astuta» anche per un'altra ragione: essendo composta di materiali comuni come polvere d'alluminio e ossido di ferro, non lascia tracce e segnature di esplosivo reperibili dalle indagini.
I materiali di base sono del resto in libera vendita, dunque non soggetti a registrazione e tracciabilità come gli esplosivi o i componenti di possibili esplosivi.

Il professor Jones ha postato il suo studio, di 52 pagine, sul sito della propria università (physics.byu.edu) e sfida gli scienziati che, sotto contratto del governo, hanno avvalorato la tesi del crollo spontaneo delle Torri, dovuto all'impatto degli aerei, e al calore sviluppato dal loro carburante incendiato che avrebbe «rammollito» le 48 massicce colonne di metallo.
Ma la nuvola rovente che tutti abbiamo visto espandersi all'esterno delle Towers colpite prova che la maggior parte del carburante è bruciato nell'aria, «fuori» dagli edifici.
E il fumo nero che abbiamo visto in seguito dimostra che, dentro gli edifici, l'incendio del poco carburante penetrato stava soffocando per scarsità di ossigeno: la temperatura sviluppata era dunque troppo bassa per fondere il ferro.
Vi sono persino foto e video che mostrano persone vive affacciarsi all'orrenda spaccatura provocata dall'impatto nei grattacieli.
Dunque lì, la temperatura era addirittura normale.
«La mia teoria è una teoria scientifica, e perciò confutabile (falsifiable)», sfida Jones: «Provate a confutarla».

Chris Bollyn ha provato a bussare alle porte dei tre scienziati che sostengono la tesi ufficiale. Thomas Eagar del MIT ha rifiutato semplicemente di leggere il rapporto di Jones.
Zdenek Bazant, della Northwest University - che ha elaborato la teoria ufficiale solo due giorni dopo l'11 settembre, senza andare sul posto - ha detto di «non avere tempo» di vedere il video che mostra le colate di metallo fuso sul fianco della Torre.
Abolhassan Astaneh-Asl, docente di Berkeley (iraniano di nascita) che era membro della American Society of Civil Engineering nei giorni in cui questo ente confermò la teoria ufficiale, ha anch'egli rifiutato di guardare le foto, adducendo la «mancanza di tempo».
Galileo, al suo tempo, si prese gioco di uno scienziato aristotelico che rifiutò di guardare attraverso il cannocchiale, per paura di vedere smentita la teoria tolemaica.
Evidentemente, esistono ancora «aristotelici» a pagamento.

Note
1) Paul J. Watson e Alex Jones, «Thermite identified as culprit of WTC collapse», PrisonPlanet, 24 aprile 2006.
2) Christopher Bollyn, «Professor says cutter charges Brought down WTC buildings», American Free Press, 1 maggio 2006.

FONTE: EFFEDIEFFE