31 maggio 2006

L'economia mondiale è in pericolo

di John Bethelsen

La caduta precipitosa dei mercati azionari di tutto il mondo in questa settimana sta destando serie preoccupazioni circa la possibilità, dopo anni di soddisfazione della banca centrale, che l'economia globale stia andando verso una vera crisi. Potrebbero essere semplici intoppi, ma se lo sono, sono viziosi. I guadagni dell'intero anno, in quasi tutti i mercati azionari, sono stati cancellati in meno di una settimana.
Mercoledì scorso il mercato di Londra ha registrato la più alta perdita percentuale giornaliera degli ultimi tre anni; il tedesco indice DAX ha perso il 3.4%; il CA francese il 3.2%; il Dow Jones ha perso l'1.8%; il Nasdaq l'1.5%; e il più ampio indice Standard & Poor's 500 è affondato dell'1.7%.

Ad aggravare la situazione disperata, i prezzi dei fondi USA sono crollati insieme alle azioni, con il rendimento riferito agli ultimi 10 anni cresciuto del 5.15%. I prezzi dei bond e delle rendite si muovono in direzioni opposte. Sebbene la maggior parte delle borse sembrano aver riguadagnato terreno nelle prime contrattazioni di venerdì, restano segni malauguranti.

Il timore principale è che mentre le banche centrali più grandi del mondo, la Federal Reserve Bank statunitense, la Banca del Giappone e la Banca Centrale Europea, hanno tenuto sotto controllo i tassi di interesse e la crescita monetaria, hanno ignorato, o comunque sono state compiacenti nei confronti del rapido proliferare di derivati e dell'innalzamento del prezzo dell'oro e di altri beni come il petrolio e il rame. Anche i governi indiano e cinese, entrambi con banche centrali addomesticate e preoccupati per le inquietudini della popolazione, hanno allentato la presa sulla politica monetaria. Ora alcuni economisti credono che la caduta a picco degli ultimi giorni nei mercati mondiali, sia nei beni che nei guadagni, potrebbe essere l'inizio di un incubo economico. Le banche centrali potrebbero aver aspettato troppo nel cercare di controllare l'inflazione.

L'economista di Hong Kong per i mercati CLSA asiatici e del Pacifico, dott. Jim Walker, ha detto ad esempio, in una lettera privata di questa settimana agli investitori, “è possibile che ci troviamo nel periodo più pericoloso per i mercati finanziari mondiali di tutta la mia carriera.”

Walker non è l'unico. “La Federal è alle prese con due rischi: 1. di aver stretto troppo la morsa, per cui ora è in corso un pesante rallentamento economico e 2. di aver stretto troppo poco, per cui ora è in corso un'accelerazione dell'inflazione,” scrivono Ethan Harris, Drew Matus e John Shin, insieme all'altro economista Lehman Brothers, nel loro Osservatorio Economico Mondiale del 12 maggio.

Geoffrey Barker, economista e manager di macrofinanza presso il Consiglio Finanziario Ballingal di Hong Kong, dice che le banche centrali hanno dimenticato la lezione dei primi anni '80, quando il presidente della Federal, Paul Volcker, applicò storiche e dolorose misure per arrestare l'inflazione, alzando i tassi di interesse fino al punto in cui i titoli del Tesoro raggiunsero tassi annui del 20%.

Questa settimana i mercati hanno iniziato a sfaldarsi e un'ondata di liquidità generata dall'aumento nei prezzi dei beni e dei derivati ha invaso i mercati finanziari, non solo in Europa, ma anche i mercati emergenti. Persino un paese con un governo disastroso come le Filippine ha vissuto un'impennata record del mercato azionario. I mercati in Australia, Corea del Sud e Hong Kong hanno ugualmente raggiunto punte impressionanti, con il denaro che rifluito da un'economia globale in cui troppo pochi strumenti finanziari fanno fronte al troppo denaro in circolazione.

Questa liquidità ha fatto pressione sui beni, i guadagni e i debiti dei mercati emergenti, le monete asiatiche, in particolare in Cina. Il Cross Border Capital, un servizio di consulenza finanziaria, stima i beni finanziari mondiali complessivi in 74 miliardi di dollari USA - di cui 36 miliardi in azioni, 18 miliardi in bond e 20 miliardi in liquidi, che cercano di posizionarsi su tassi di interesse bassi.

Ad aprile Sean Darby, stratega asiatico per Nomura, ha descritto un aspetto di questo fenomeno: un'asta d'arte e ceramica da Sotheby in cui il dipinto di un loto rosa di Chang Yu è stato venduto per 28,12 milioni di dollari Hong Kong (3,62 milioni di dollari USA), oltre cinque volte il prezzo d'apertura di 5 milioni di dollari Hong Kong. “L'ironia della sorte vuole che Chang Yu abbia passato la maggior parte della sua vita a inventare giochi anziché dipingere, credendo che così sarebbe diventato ricco e famoso,” ha scritto Darby. “Crediamo che l'asta rappresenti un'ulteriore e simbolica evidenza del fatto che l'economia finanziaria è ancora traboccante di denaro.”
Darby ha descritto quello che ha definito un “cocktail di domanda mondiale ed eccesso di liquidità… favorito da interessi a breve termine davvero bassi e una mancanza di desiderio da parte delle società di sostituire l'inventario o reinvestire in spese capitali.” Il suo monito è che le banche centrali hanno lasciato le redini della politica monetaria per troppo tempo, che il mercato ha sottostimato la crescita e che i segnali di inflazione che sono emersi ora dal mercato dei bond a lungo termine sono fuorvianti.

Alan Greenspan, il banchiere centrale che tutti hanno amato, potrebbe aver abbandonato la scena al momento giusto, lasciando al suo successore, Ben Bernanke, una serie di problemi apparentemente irrisolvibili. Gli investitori, particolarmente preoccupati dall'aumento dell'inflazione, guardano con ansia alla reazione della Federal nel prossimo meeting del Federal Open Market Committee di fine giugno (il FOMC è l'organo della Federal Reserve che stabilisce le politiche monetarie). Sembra ci sia un consenso crescente sull'aumento dei tassi di interesse. Hanno raggiunto picchi elevati negli Stati Uniti e in Giappone la banca centrale sta massicciamente ritirando gli eccessi di liquidità, stampando meno banconote, in preparazione a un innalzamento dei tassi.

Ma aumentare i tassi di interesse negli Stati Uniti avrebbe parecchie conseguenze, nessuna delle quali appetibile. In un momento in cui i mercati statunitensi e mondiali stanno dando il benvenuto a un dollaro più economico che possa favorire il controllo dell'enorme e crescente deficit del paese, un aumento dei tassi di interesse, significherebbe un'inondazione di nuovo denaro nelle casse degli Stati Uniti che andrà ad aumentare il deficit. Solo alla convinzione sempre più diffusa che la Federal dovrà aumentare i tassi di interesse, nella notte il dollaro USA è cresciuto sull'Euro, sul won coreano, sul dollaro di Nuova Taiwan e sullo yen, tra le altre monete.

In secondo luogo, aumentare i tassi di interesse negli Stati Uniti comporterebbe un aumento automatico nei tassi dei mutui. Il debito della famiglia media americana, che sarebbe ulteriormente esasperato da un qualsiasi aumento degli interessi, rischia anche di essere aggravato da una minor crescita dei redditi e contemporaneamente un declino nei prezzi interni, dice Geoffrey Barker. In una parola l'aumento dei tassi dei mutui rischia di far scoppiare la già precaria bolla delle proprietà immobiliari che sta tenendo a galla l'economia del paese. Milioni di americani hanno ri-finanziato le proprie case e speso i propri guadagni sulle proprietà.

L'americano medio ha un debito di 10.000 dollari. E non è solo. I tassi sui mutui, in particolar modo a Hong Kong e altre zone, compiono un percorso parallelo a quello degli Stati Uniti, e i proprietari di case, o di appartamenti, nel caso di Hong Kong, dovranno abituarsi a considerevoli aumenti nelle rate del mutuo. Senza un reddito costante e una stabilità nei prezzi dei beni più importanti, le case, il debito potrebbe diventare insopportabile. I pignoramenti saranno di nuovo un mal di testa per le banche.

“Stagflazione” è un termine entrato nella lingua inglese nell'ultimo anno di presidenza di Jimmy Carter. Il termine si riferisce a un periodo in cui l'aumento nei prezzi dei beni e, in precedenza, una politica monetaria rilassata, portano la banca centrale a controllare l'inflazione attraverso un aumento dei tassi di interesse e l'economia inizia a stagnare. Un nuovo periodo di stagflazione sarebbe un vero incubo per gli Stati Uniti; quella combinazione di economia stangante e aumento dei tassi di interesse sfaldò i mercati negli ultimi anni dell'amministrazione Carter. E sfaldò l'amministrazione Carter stessa.
La Puru Saxena, un'impresa solida con sede a Hong Kong, in una conferenza stampa questa settimana ha previsto che il petrolio toccherà i 200 dollari Usa a barile e l'oro arriverà a 2.000 dollari l'oncia. Resta da vedere quanto durerà l'attuale diminuzione nel prezzo dei beni. La domanda in Cina, India e in altre economie di nuova industrializzazione non sembra subire riduzioni. Il presidente degli Stati Uniti George W Bush potrebbe vivere due anni e mezzo davvero lunghi prima di lasciare la carica.

John Berthelsen
Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/HE20Dj01.html

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE