29 maggio 2006

Vladimir Putin e l'ascesa del Petro-Rublo

di Mike Whitney

“Se, un giorno, i maggiori produttori di greggio domandassero euro in cambio dei loro barili, avremmo l'equivalente finanziario di un attacco nucleare”.
Bill O' Grady, A.G. Edwards.

La Russia ha in mente un attacco preventivo agli Stati Uniti, di tale portata da far innescare un crack del mercato ed un disastro economico in America.
Il 10 di maggio, durante il suo discorso al Parlamento sullo Stato della Nazione, il Presidente Vladimir Putin ha annunciato che la Russia renderebbe il Rublo “internazionalmente convertibile”, così da poterlo utilizzare nelle transazioni riguardanti petrolio e gas naturale. Al momento, il petrolio viene esclusivamente valutato in dollari. L'annuncio di Putin risuona come un annuncio di guerra.

Se la Russia dovesse proseguire il suo progetto di conversione, le banche centrali, attraverso l'Europa e l'Asia, ridurrebbero i loro depositi in dollari spedendo miliardi di biglietti verdi in surplus verso gli Stati Uniti. I contraccolpi sull'economia americana non possono che essere catastrofici, gettando il paese in profonda depressione se non in recessione: gli Stati Uniti non sarebbero in grado di ri-assorbire i miliardi di dollari al momento in circolazione per le transazioni legate al petrolio senza entrare in un violento circolo di iper-inflazione.

”Il rublo deve diventare un mezzo più diffuso per le transazioni internazionali” ha detto Putin. “A questo punto, abbiamo bisogno di aprire una borsa in Russia per il commercio di petrolio, gas ed altri beni da pagare in rubli.”

Il piano di Putin è simile a quello dell'Iran, che ha annunciato l'apertura di una “Borsa del Petrolio” nell'isola di Kish entro due mesi; tale borsa permetterebbe la transazione del petrolio in petro-euro, a scapito del dollaro. L'azione iraniana ha intensificato la belligeranza dell'amministrazione Bush ed ha messo i due paesi sulla strada della Guerra. E' il caso di ricordare che Saddam venne attaccato appena sei mesi dopo aver adottato la conversione in euro. L'Iran dovrebbe aspettarsi un simile destino.

Gli Stati Uniti sono obbligati a proteggere il monopolio del dollaro nel mercato del greggio, o perderà il vantaggio di costituire di fatto la “riserva di valuta del mondo”. Fintanto che rimarrà tale, gli Stati Uniti potranno mantenere il loro vertiginoso debito nazionale a quota 8.4 trilioni (ed il deficit di scambi a circa 800 milioni di $) senza paura di altalenanti tassi di interesse o iper-inflazione. La Federal Reserve, semplicemente, stampa valuta che i paesi esteri accettano in cambio di beni di prima necessità e prodotti artigianali. La supremazia economica dell'America dipende interamente dalla sua abilità nel forzare le altre nazioni ad effettuare le loro cruciali acquisizioni energetiche tramite biglietti verdi. Questo permette a Washington di spostare il peso della spesa della sua Guerra in Iraq (e degli enormi tagli fiscali di Bush) sulle spalle dei paesi in via di sviluppo. E' questo il sistema che gli Stati Uniti intendono far perdurare all'infinito.

Il monopolio Americano nel commercio del petrolio rappresenta la più grande frode nella storia: il dollaro è l'equivalente di un assegno scoperto su un conto in rosso di 8,4 trilioni. Tristemente, l'amministrazione Bush ha tutte le intenzioni di difendere il suo racket estorsivo eliminando ogni concorrente del dollaro. Questo significa che la crescente coalizione di stati (Venezuela, Russia, Iran) che stanno minacciando di allontanarsi dall'aura del biglietto verde può aspettarsi solamente di dover affrontare tutta la rabbia dello Zio Sam.

Sventolare la bandiera di guerra potrebbe essere un'opzione con l'Iran, ma come la mettiamo con la Russia? L'amministrazione Bush rischierebbe un'armageddon nucleare per proteggere il suo flaccido dollaro?

L'amministrazione sta enucleando tutte le possibili alternative e sta sviluppando una strategia in grado di schiacciare la ribellione di Putin. (Questo spiegherebbe perché Fareed Zacharia, editore di Newsweek e portavoce del Consiglio per le Relazioni Internazionali, ha chiesto al suo ospite della rubrica “Foreign Exchange” di questa settimana se ritenesse plausibile pensare che Putin potrebbe essere “assassinato”?!?)

Nell'articolo di Dave Kimble "Collapse of the petrodollar looming" , recentemente pubblicato, l'autore fornisce i dettagli dell'importanza della Russia nel mercato globale del greggio.

“Le esportazioni russe di petrolio rappresentano il 15,2% del totale mondiale, rendendolo un giocatore molto più significativo dell'Iran, con un volume di esportazioni pari al 5,8%. La Russia inoltre produce il 25,8% delle esportazioni mondiali di gas, mentre l'Iran al momento è ancora in fase di ingresso nel mercato in veste di esportatore. .. ed il Venezuela ha il 5,4% del mercato dell'esportazione.”

Ovviamente, non è interesse della Russia trattare con i suoi partner europei ancora in dollari, tanto quanto non lo sarebbe per gli Stati Uniti trattare con il Canada in rubli. Putin può rafforzare l'economia russa e dare lustro al prestigio del paese, da superpotenza energetica, grazie alla transizione verso il rublo.

Ma Washington permetterà a Putin di riuscirci?

Il Consiglio per le Relazioni Internazionali (CFR), la riservata organizzazione di 4.400 Americani d'elite provenienti dai campi dell'industria, finanza, politica e industria bellica (che guidano il macchinario statale dietro la maschera della democrazia) ha già emanato un conciso attacco verbale a Putin (“La direzione sbagliata della Russia”; Manila Times), sottolineando cosa ci si aspetta dalla Russia affinché si ri-allinei agli standard di condotta americani. Il testo sostiene che la Russia è “volta verso la direzione sbagliata” e che “una partnership strategica non sembra più possibile”. L'articolo ripropone le solite accuse: Putin sta diventando troppo “autoritario” e sta “minando le possibilità di crescita della democrazia in Russia” (nessun riferimento alle crescenti democrazie in Arabia Saudita o in Uzbekistan?). Il CFR cita la “resistenza di Putin verso l'accesso militare degli USA e della NATO nelle basi centro-asiatiche” (le quali rappresentano una baionetta puntata al collo di Mosca), l'impedimento alla libertà di azione dei gruppi operativi volti al “cambio di regime” appartenenti a Washington (Fondi dell' “Atto in supporto della Libertà”), ed il continuo supporto fornito dalla Russia al pacifico sviluppo di energia nucleare dell'Iran.

L'America non è mai stata amica della Russia. Essa ha approfittato appieno della confusione che ha fatto seguito alla caduta dell'Unione Sovietica per applicare le sue strategie neoliberali, i cui effetti hanno distrutto il rublo, schiacciato l'economia, e trasferito le vaste risorse dello stato ad una manciata di oligarchi corrotti. Putin, autonomamente, ha rimesso la Russia su basi solide, riprendendo la Yukos dal venale Khordukovsky e puntando sulla riduzione di povertà e disoccupazione. Ora gode di una percentuale di consensi del 72% e non ha bisogno dei consigli dell'amministrazione Bush o del CFR circa la miglior strategia politica per la Russia.

Gli USA stanno assumendo il loro tradizionale ruolo di antagonista della Russia installando altre basi militari nell'Asia Centrale, contribuendo all'instabilità in Cecenia, isolando la Russia dai suoi vicini europei, ed interferendo direttamente nelle sue elezioni.

Al prossimo summit del G-8, la prossima settimana, dovremmo aspettarci un attacco a tutto campo dei media per far apparire Putin come l'ultima incarnazione di Adolf Hitler. (E' il caso di sottolineare che l'annuncio della volontà di Putin di convertire le transazioni petrolifere in rubli non è apparso in NESSUN media occidentale. Come il rapporto di Downing Street, il bombardamento di Fallujah, o le “artefatte” elezioni del 2004, i media occidentali evitano scrupolosamente qualsiasi argomento che possa gettare luce sulle reali operazioni del governo USA).

La sfida di Putin al dollaro è la prima cartuccia di una guerriglia che finirà con la distruzione del biglietto verde e la restaurazione della parità tra le nazioni della terra. Essa rappresenta un tacito rifiuto ad un sistema che ha bisogno di coercizione, torture e guerre senza fine per mantenere la supremazia globale. Quando il dollaro inizierà il suo inevitabile declino, il paradigma economico-globale collasserà, la macchina da guerra americana si arresterà, ed i soldati torneranno a casa.

A quel punto, dovremo dire grazie a Vladimir Putin ed all'ascesa del petro-rublo.

Mike Whitney
Fonte: http://www.uruknet.info
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di AMIR AHMADI

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE