02 giugno 2006

Argentina: Kirchner dice 'ciao' al FMI

“Eravamo tormentati da coloro che dicono che bisogna pagare prima le banche e poi la popolazione. Abbiamo dimostrato fermezza e siamo riusciti a costringere coloro che avevano saccheggiato il paese a cedere”, ha affermato il presidente argentino Nestor Kichner alla gigantesca manifestazione tenutasi a Plaza de Mayo di Buenos Aires il 25 maggio per celebrare l’Indipendenza. “Quando entrai in carica si combatteva secondo per secondo, adesso si combatte minuto per minuto, ma il cambiamento nel paese sta diventando sempre più profondo”, ha detto il presidente ai 350 mila manifestanti provenienti da ogni parte del paese e di appartenenza politica diversa.

I nemici sinarchisti dell’Argentina si sono lamentati del fatto che la popolarità crescente del presidente rappresenta una minaccia alla democrazia, e portano proprio ad esempio questa manifestazione che secondo loro sarebbe stata orchestrata come un comizio pre-elettorale, tanto che alcuni manifestanti issavano il cartello “Kirchner nel 2007”. Kichner si è scusato con loro dicendo che purtroppo non ha il tempo che occorrerebbe per costruirsi un movimento d’opposizione come si deve, perché è troppo preso con gli impegni prioritari del governo.

Durante il discorso a Plaza de Mayo, Kirchner si è rivolto “a tutti quegli argentini che, guardando oltre le piccole questioni, vogliono costruire una patria diversa” affinché uniscano le forze per costruire “l’Argentina della giustizia e della dignità”. Facendo di nuovo riferimento all’orrore dei 30 mila desaparecidos e alle altre atrocità subite dall’Argentina, Kirchner ha detto che ora la popolazione è tornata a Plaza de Mayo per farne la piazza delle ricostruzione e del perdono.

Quando ottenne l’incarico tre anni fa, il paese era allo sbando, ha ricordato Kirchner. “Avevamo il 60% della popolazione nella povertà, il 26% nella disoccupazione e quasi il 30% nell’indigenza. L’Argentina sembrava crollare, ma con la forza di gente onesta e per bene di questo paese abbiamo iniziato la ricostruzione”. Il paese era perseguitato dai debiti, da settori privilegiati decisi a non cedere un millimetro, da coloro secondo cui le banche vengono prima della popolazione. “Con il vostro sostegno abbiamo potuto costruire un’Argentina diversa. Abbiamo ottenuto una storica cancellazione di 100 miliardi di dollari di debito privato. Per la prima volta nella storia noi argentini abbiamo potuto vincere la battaglia e costringere chi saccheggiava il paese a cedere, e abbiamo risparmiato 70 miliardi di dollari”.

Kirchner si riferisce ai titoli del debito pubblico, che Buenos Aires aveva venduto sul mercato a condizione formale che essi non fossero venduti al dettaglio, e cioè non fossero girati dalle banche ai risparmiatori. Se ciò è avvenuto, come nel caso dei risparmiatori italiani, non è colpa del governo argentino.

In mezzo agli applausi Kirchner ha aggiunto: “Da questa Plaza de Mayo io dico formalmente ‘ciao’ al Fondo Monetario Internazionale. L’Argentina ha pagato il suo debito. Non dipende più dal FMI”.

“Gli sforzi quotidiani contro questi interessi sono impegnativi. Essi possono cedere un momento ma cercano sempre di riprendere l’iniziativa. Per questo chiedo al popolo argentino di aiutarmi. Unitevi a me nel combattere questa battaglia di cui l’Argentina ha bisogno. Se le cose vanno bene per l’Argentina andranno bene anche per i lavoratori, per i ceti medi, per gli imprenditori del paese, per chiunque è parte della Patria”. E issando con onore e dignità la bandiera dell’Argentina “noi issiamo la bandiera dell’America Latina”.

FONTE: MOVISOL