15 giugno 2006

Dal Britannia alle liquidazioni

L’allievo prediletto del fu, dello scomparso, professor Caffè, il Gran Timoniere del Sacco d’Italia, e cioè di quelle privatizzazioni e “liberalizzazioni” (sic) che hanno di fatto azzerato ogni partecipazione e vigilanza pubblica - e cioè di tutti noi - sulle aziende strategiche, fondamentali, nazionali (dall’energia alle telecomunicazioni, dai trasporti alle banche), mercoledì ha parlato.
Il “primo giorno” di Henry Paulson quale nuovo segretario al Tesoro Usa, è stato dunque anche il “primo giorno” dell’ex direttore generale del Tesoro italiano, del delfino di Ciampi.
A Washington l’amministratore delegato di Goldman & Sachs, a Roma il direttore generale della stessa banca d’affari nonché vicepresidente della Goldman & Sachs International.

A Washington Paulson va al timone del Tesoro - come dichiarato dal suo presidente, Bush - ''grazie a un'intima conoscenza dei mercati finanziari” e e cioè a dettare il ribasso del dollaro per bloccare ulteriormente le esportazioni dai Paesi dell’euro.
A Roma Draghi ha dettato, di pari passo, gli ultimi accorgimenti per sfasciare lo stato sociale: la rapina del tfr da investire in borsa sotto l’etichetta di “fondi pensione”, il completamento delle svendite di Stato, l’assenso preventivo - chiamato “indifferenza” - sulle fusioni tra istituti bancari e cento altre riforme finanziarie di struttura.

Buona scuola non mente. Non a caso il 2 giugno del 1992 proprio Draghi - assieme al governatore della Banca d’Inghilterra, ai vari rappresentanti delle banche d’affari ( la Goldman & Sachs, appunto) al ministro della Distruzione dell’Industria Pubblica Italiana Beniamino Andreatta, e al “mecenate” Georges Soros, partecipò ad una crociera sull’allora panfilo della Regina d’Inghilterra, il Britannia, al largo di Civitavecchia, per tessere la tela della svendita del settore italiano a partecipazione statale che tanta golosità calamitava tutt’intorno.
Non a caso, poco dopo, ci fu il “settembre nero” dell’economia italiana, determinato dalle speculazioni sulla lira del compagno di viaggio Georges Soros che, denunciate da Bettino Craxi ma non ostacolate dal duo Scalfari-Ciampi, portarono alla svalutazione della nostra valuta, alla sua fuoriuscita dal Sistema monetario europeo, e quindi al più grande buco annuale di bilancio italiano del dopoguerra (“sanato”, da una megastangata, da un megaprestito internazionale, con i relativi interessi moltiplicati che dunque tuttora pesano sul deficit pubblico nazionale).

Non a caso a fornire i dollari - la “materia prima” per svalutare la lira - fu la solita Goldman & Sachs.
Non a caso nel Consiglio di Goldman Sachs è stato presente anche Romano Prodi.
Non a caso Romano Prodi è stato lo sponsor ufficiale della laurea honoris causa (sic) elargita dall’Università di Bologna al “mecenate” Soros (tra l’altro condannato all’ergastolo in Malesia per aver replicato la speculazione monetaria anche in quel Paese).
Non a caso c’è ancora un “amico italiano” nella Goldman & Sachs, un “consulente”, sul quale fare riferimento in caso di necessità: l’esimio Mario Monti.
Non a caso Mario Draghi è tuttora “l’uomo forte” dell’euro (si legga la sua primissima dichiarazione d’intenti...), di un euro che deve restare “forte” sul dollaro (per bloccare le nostre esportazioni e facilitare quelle del padrone d’oltre Atlantico). Un “euro” che però non deve essere dei cittadini, delle Nazioni, ma della cupola angloamericana delle Banche centrali, la segreta Banca per i Regolamenti Internazionali.

FONTE: RINASCITA