29 giugno 2006

Esportiamo la democrazia

di Domenico Savino

C'è uno Stato al mondo che ha violato 72 risoluzioni ONU e mai nessuna superpotenza o nessuna coalizione internazionale è intervenuta per obbligarlo a rispettarle.
Questo stato è Israele.
C'è uno Stato che ha invaso territori da cui non si è mai ritirato, che ha sradicato popolazioni autoctone, sostituendole con altre appartenenti ad una sola nazionalità religiosa, provenienti da parti lontanissime del mondo, senza che nessuno abbia osato parlare di pulizia etnica.
Questo stato è Israele.
C'è uno Stato al mondo che fa della lotta la terrorismo il pretesto per esercitare uno spietato terrorismo di Stato e una politica di spopolamento portata avanti a marce forzate e senza che nessuno intervenga.
Martin van Creveld, noto docente di storia militare all'università ebraica di Gerusalemme ha evidenziato che ciò corrisponde ad una strategia precisa, perché «se dovesse protrarsi a lungo, il governo potrebbe perdere il controllo del popolo. In campagne come questa le forze anti-terrorismo perdono perché non riescono a vincere e i ribelli vincono perché riescono a non perdere. Considero inevitabile la disfatta totale di Israele. Ciò significherebbe il crollo dello Stato e della società israeliani. Distruggeremmo noi stessi».
E in questa situazione, proseguiva, sempre più israeliani finiscono per considerare il «trasferimento» dei palestinesi (cioè la loro deportazione negli Stati limitrofi nda) l'unica salvezza.
Questo Stato è Israele.
C'è uno Stato al mondo che ha violato il trattato di non proliferazione nucleare e contro il quale non è mai stata presa alcuna forma o anche solo minaccia di sanzione.
Questo Stato è Israele.

C'è uno Stato al mondo dove un suo scienziato di nome Mordechai Vanunu, che aveva collaborato alla realizzazione di quel progetto atomico, nel 1986 mostrò al giornale britannico Sunday Times fotografie degli impianti nucleari di Dimona, nella regione settentrionale del deserto del Negev, affermando che lì erano stivate ben 200 testate atomiche.
Prima che la notizia venisse pubblicata, i servizi segreti di quel Paese, il Mossad, rapirono a Roma quello scienziato, riportandolo a forza in patria e condannandolo a 18 anni di carcere dopo un processo segreto.
Quello scienziato ha scontato i primi 11 anni e mezzo in isolamento.
Quello Stato è Israele.
L'8 luglio 2004, secondo quanto riferito dalle agenzie AGI e Reuters, «le autorità israeliane hanno detto al direttore dell'AIEA El Baradei che il programma nucleare iraniano rappresenta una minaccia per Israele. E certamente, se si vuole seriamente avviare una prospettiva di disarmo in Medio Oriente, occorre partire dalle dittature fanatiche e sostenitrici del terrorismo che non nascondono neppure i loro propositi genocidi, non da una democrazia costretta a difendersi per sopravvivere».
Peccato che molti anni prima un suo ex ministro della Difesa, Moshè Dayan avesse affermato:
«Israele dev'essere come un cane rabbioso, troppo pericoloso per darsi pensiero. Ritengo che a questo punto non ci sia più speranza. Dovremo cercare di evitare che si arrivi a quel punto, se è ancora possibile. Le nostre forze armate, però, non sono al trentesimo posto nel mondo, bensì al secondo o al terzo. Abbiamo la capacità di trascinare il mondo intero nella nostra rovina. E vi assicuro che accadrà, prima che Israele affondi».
Questo Stato è Israele.

C'è uno stato al mondo che per anni ha collaborato con il Sudafrica dell'apartheid per ottenere la fornitura di circa 550 tonnellate di uranio per l'impianto di Dimona e che nel settembre 1979 tenne con il regime di Pretoria un test nucleare congiunto nell'Oceano Indiano.
Secondo il quotidiano ebraico Ha'aretz del 20 aprile 1997 all'inizio degli anni Ottanta questo Stato avrebbe aiutato il governo del Sudafrica a sviluppare armi nucleari.
Questo Stato è Israele.
C'è uno Stato al mondo dove ancora l'apartheid è «il principio primo di tutto il suo sistema legale, oltre che la dimensione evidente e verificabile ad ogni livello sociale, residenziale, del viver quotidiano. Tuttavia, la maggior parte delle leggi approvate dal parlamento, non sembrano discriminatorie, almeno nella forma. Se si analizzano con un po' di attenzione, si vede subito che, alla base dì tutte c'è la discriminazione tra 'ebrei' e 'non ebrei'».
Questo stato è Israele.
Chi afferma ciò non è un pericoloso antisemita, ma Israel Shahak, ebreo, internato nel campo di concentramento nazionalsocialista di Bergen Belsen e dal 1945 stabilitosi in Israele.
Secondo la legge - prosegue Shahak - «in questo Stato deve considerarsi 'ebreo' chi ha avuto una madre, una nonna, una bisnonna e una trisavola ebrea, di religione ebraica, oppure perché si è convertito al giudaismo da un'altra religione, secondo i criteri riconosciuti e accettati come legittimi dalle autorità d'Israele.
Chi si sia convertito dal giudaismo a un'altra religione non è più considerato 'ebreo'».
Questo Stato è Israele.
In questo Stato «vi è una legislazione discriminatoria nei confronti dei non ebrei, che favorisce esclusivamente gli ebrei in molti aspetti della vita».

Pochi sanno - afferma Shahak - che il diritto di residenza, si fonda «sul fatto che, in Israele, il 92% della terra è proprietà dello Stato ed è amministrato dalla Israel Land Authority secondo i criteri del Jewish National Fund (JNF), affiliato all'Organizzazione Sionista Mondiale (World Zionist Organization). Sono regole fondamentali del JNF la proibizione a chi non è 'ebreo' di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di rivendicare il proprio diritto al lavoro e questo soltanto perché non è ebreo. Al contrario, agli ebrei non è in nessun caso proibito stabilire la propria residenza o aprire attività commerciali in qualsiasi località d'Israele […]. Secondo le regole del JNF, ai non ebrei si proibisce ufficialmente di lavorare le terre amministrate dalla Israel Land Authority. […]. E' severamente proibito agli ebrei insediati sulla National Land subaffittare anche una parte delle loro terre agli arabi, persino per tempi brevissimi e chi lo fa incorre in pesantissime multe. Al contrario, non c'è nessuna proibizione se si tratta di non ebrei che affittano le loro terre ad altri ebrei».
Questo Stato è Israele.
C'è uno Stato che pratica l'apartheid e non subisce sanzioni né reprimende dal consesso internazionale.
C'è un legge in quello Stato, la Legge dell'Ingresso del 1952, secondo cui «chi non è in possesso di un visto o di un certificato d'immigrazione sarà immediatamente deportato e non potrà più chiedere il rilascio del visto».
Sembra una legge neutrale, precisa Shahak.

Peccato che la definizione di chi ha le qualifiche per ottenere il visto d'immigrazione si trova nella parallela Legge del Ritorno: solo «gli ebrei».
Spiega Shahak che «la clausola della deportazione degli 'stranieri' è applicabile solo ai 'non ebrei'. Il Ministero dell'Interno non ha l'autorità d'impedire a un ebreo, anche se ha precedenti penali e può costituire un pericolo per la società, di esercitare il suo diritto a stabilirsi in Israele. Solo un cittadino straniero non ebreo ha bisogno del permesso, ma agli ebrei che giungono da altre nazioni vengono subito concessi tutti i diritti e i privilegi previsti per i cittadini d'Israele: il 'certificato d'immigrazione' conferisce automaticamente la cittadinanza, il diritto di votare e di essere eletti anche se non conoscono una sola parola di ebraico. Il 'certificato d'immigrazione' dà diritto immediato alla 'cittadinanza' in virtù del ritorno nella 'terra madre d'Israele' e a molti benefici finanziari che variano a seconda della nazione da cui provengono gli 'ebrei'.
Per esempio, quelli che provengono dall'ex URSS ricevono subito una 'gratifica complessiva' di $ 20.000 per famiglia. Le leggi sulla cittadinanza del 1952 che, senza mai menzionare 'ebrei' e 'non ebrei', sono il fondamento primo dell'apartheid, insieme alle leggi sull'istruzione pubblica, alle norme della Israel Land Authority, che garantiscono la segregazione delle terre e le leggi matrimoniali religiose che sono mantenute separate dal codice matrimoniale civile».
Questo Stato è Israele.
C'è uno Stato dove «nei documenti d'identità che tutti sono tenuti a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento, sotto la dicitura 'nazionalità' figurano le seguenti categorie: 'ebreo', 'arabo', 'druso', 'circasso', 'samarita', 'caraita' o 'straniero'. Dal documento d'identità i funzionari dello Stato sanno subito a quale categoria appartiene la persona. Malgrado innumerevoli pressioni, il Ministero dell'Interno si è sempre rifiutato di accettare la dicitura 'nazionalità israeliana'.
Sembra una beffa, ma a quelli che l'hanno richiesto, viene risposto su carta intestata 'Stato d'Israele' che 'si è deciso di non riconoscere una nazionalità israeliana'».
Questo Stato è Israele.

C'è uno Stato che impedisce a una parte dei propri cittadini di entrare nell'esercito, riservando ad una «nazionalità» solo, quella ebraica, il monopolio dell'uso della forza militare: «la legge sulla coscrizione militare del 1986 non sembra discriminatoria perché usa l'espressione 'giovani di leva arruolati' come termine universale e riferibile a tutti i cittadini d'Israele. In realtà contiene un semplice marchingegno che ne fa una delle leggi più discriminatorie, un vero e proprio pilastro dell'apartheid: è la figura dell'enumerator, autorizzato a chiamare i giovani ad iscriversi nelle liste di leva, a convocarli al distretto con uno specifico richiamo alle armi. Nella legge si fa uso del termine 'autorizzato', il che implicitamente lascia all'enumerator la facoltà di chiamare, o di non chiamare alle armi, i giovani in età di leva. Quelli che non ricevono la chiamata sono automaticamente esentati dal servizio militare. E' semplicissimo: quelli che dai documenti d'identità risultano appartenenti al 'settore arabo' non vengono chiamati». (1)
Questo Stato è Israele.
C'è uno Stato dove oltre 100 palestinesi, tra cui oltre 30 bambini, sono stati uccisi dall'inizio dell'anno dalle forze armate e dove perfino Amnesty International ha denunciato l'uso sproporzionato della forza contro i civili palestinesi.
Questo Stato è Israele.
C'è uno Stato in cui esistono due tipi di targhe d'auto, immediatamente riconoscibili dal colore, giallo e azzurro: uno per i cittadini israeliani ebrei, e l'altro per i cittadini israeliani arabi.
Questo Stato è Israele.
C'è uno stato in cui - come riferisce il quotidiano di Gerusalemme Haaretz - una neonata è stata trattenuta per due mesi in un ospedale di Gerusalemme Est in attesa che i genitori pagassero il costo del parto.
Quella bambina era la terza di tre gemelli e la clinica ha dimesso solo 2 fratellini in attesa del saldo del conto.
Quella bambina è figlia di genitori che sono sì cittadini israeliani, ma di «nazionalità araba». (2)
Questo Stato è Israele.
Allora diciamolo: se deve essere, sia per tutti.
Esportiamo la democrazia.
In Israele.

Note
1) Le affermazioni di Shahak sono contenute nel volume «Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni», Centro Librario Sodalitium, 1997.
2) http://www.sottovoce.it/cms/visartedit.php?area=28&id=7

FONTE: EFFEDIEFFE