30 giugno 2006

Israele trova il casus belli

I media di tutto il mondo hanno cercato di mimetizzare la notizia, approfittando del fatto che l’opinione pubblica è abituata ai raid sionisti in Palestina, ai rapimenti, agli omicidi.
L’atteggiamento aggressivo di Tel Aviv meriterebbe invece ben altra attenzione, anche da parte dell’Onu che, se fosse una cosa seria, dovrebbe essere pronto ad intervenire per scongiurare un massacro di innocenti. Utilizzando come pretesto il rapimento di un soldato israeliano, l’entità sionista si è predisposta per sferrare un vero e proprio attacco militare contro la Palestina e contro il legittimo governo guidato da Hamas.

Carri armati con la stella di David hanno circondato i Territori e stanno attendendo il via libera per un blitz su larga scala. Tel Aviv non esclude inoltre la possibilità di rapire ministri del governo palestinese. Benjamin Ben Eliezer, ministro delle Infrastrutture, laburista, ha dichiarato che “Israele non ha problemi a entrare nella striscia di Gaza e a rapire mezzo governo palestinese”. Il primo ministro israeliano, Ehud Olmert, ha dato ordini allo Stato maggiore di preparare i piani per una lunga e vasta operazione militare. Se il militare israeliano non verrà rilasciato senza condizioni Israele è pronta alla guerra. La minaccia è stata formulata durante un colloquio che Yuval Diskin, capo dello Shin-Bet, ha avuto con il presidente dell’Anp, il moderato Abu Mazen.

E questo proprio mentre, nel corso di una conferenza stampa congiunta a Gaza, Fatah e Hamas firmano e annunciano ufficialmente un documento che riconosce implicitamente lo Stato d’Israele. Dopo due settimane di difficili trattative entrambi i partiti hanno firmato un documento che accetta il principio dei negoziati con Israele e stabilisce che questi saranno condotti da Abu Mazen. L’intesa chiarisce che la lotta con Israele sarà limitata ai soli territori occupati nel 1967.
I palestinesi da parte loro si dichiarano poi pronti a rilasciare il soldato sionista, ma vorrebbero il rilascio di tutte le donne e bambini prigionieri nelle carceri sioniste, in gran parte in spregio a qualsiasi diritto internazionale. Se però bisogna credere alla buona volontà palestinese non si può dire altrettanto per i sionisti.

Questa per Olmert è soltanto una buona occasione per scatenare una nuova guerra, per annullare qualsiasi dialogo, perché Tel Aviv non ricerca e non ha mai ricercato soluzioni pacifiche, ma soltanto l’annientamento totale del popolo palestinese, perché fintanto ci sarà qualcuno in grado di rivendicare la sua terra la legittimità di Israele resterà sempre in discussione.
L’Onu può però rimanere passivo davanti a questa nuova azione criminale di Tel Aviv? Pare proprio di sì. Anzi, qualcuno sta pure cercando di far ricadere ogni responsabilità sul governo di Hamas, legittimando così addirittura un rovesciamento violento di un governo uscito legittimamente da elezioni democratiche.
Del resto le guerre per imporre elezioni ‘democratiche’ si fanno solo quando dalle urne escono bravi collaborazionisti, altrimenti per Washington e Tel Aviv è meglio la guerra.

FONTE: Rinascita di mercoledì 28 Giugno 2006