29 giugno 2006

La dea Kali collabora a «Il Foglio»

di Maurizio Blondet

«Progetto di rieducare i diciottenni di oggi alla possibilità reale della guerra»: il titolo che appare su Il Foglio del 28 giugno ha almeno il merito di non usare giri di parole.
Il quotidiano neocon, ma preferito dai cattolici di destra, quando è in gioco l'interesse supremo d'Israele va dritto al cuore della questione, senza circonlocuzioni.
I giovani d'oggi vanno preparati alle guerre imminenti.
Qualche citazione dall'articolo, firmato da Carlo Pelanda, soi-disant «esperto di scenari internazionali».
Nella sua sfera di cristallo (vedremo dopo chi gliel'ha prestata), lo «scenarista» prevede il seguente scenario: «Il conflitto con l'islam [minuscolo nel testo] potrebbe avere un picco - colpi nucleari ed emergenze epidemiologiche nell'area occidentale (1) - verso il 2015. La Cina […] dal 2022 avrà la forza di tentare qualche sforzo preliminare con l'America, per saggiarne la forza e per impegnarla in una corsa al riarmo fantascientifico nel cui orizzonte (2022-2040) potranno avvenire deflagrazioni globali».
Come è preparato «l'Occidente» a queste guerre inevitabili?
La dotazione di «armi tecnologiche disponibili all'Occidente per attaccare è buona», si rallegra il Pelanda.
L'unità dell'Occidente meno sicura, perché «le sue tre teste, America, Europa e Russia [sic] tendono a restare disunite».

Ma il problema vero che preoccupa Pelanda è la scarsa attitudine militare della nostra gioventù.
«Del tutto negativa è la valutazione della capacità delle popolazioni occidentali di reggere nel futuro disastri, crisi economiche e guerre», ossia la cornucopia di regali sterminatori che hanno in serbo per noi i likudnik di Washington e Gerusalemme.
«In particolare i diciottenni di oggi saranno inadeguati, quando diverranno il corpo centrale della società occidentale che entrerà in guerra dal 2015 al 2040».
Sono loro che saranno chiamati a fare i soldatini.
Il guaio è che sono «senza autodisciplina e cultura di missione», mentre al contrario «i giovani cinesi o islamici che saranno i loro nemici [ormai è deciso, ndr.] esibiscono capacità tecniche, senso di missione e massima autodisciplina».
Questa «debolezza sociologica» rischia di far «perdere la guerra» all'«Occidente» (del Likud).
No, no ragazzi grassocci, panciafichisti tutti telefonino e scarpazze Reebok, così non va.
Vi siete rammolliti.
Il Likud vi vuole forti, guerrieri e feroci.
Come?
Niente paura, il progetto c'è già, ed è stato elaborato nel «think tank» americano che l'autore «frequenta».

Il progetto confezionato per voi si chiama: «Preparare i giovani alla Next War Society». Temevate di restare disoccupati nella New Economy Society, inoccupabili per ignoranza e anafabetismo nella Global high-tech Society?
Il «think tank» vi ha trovato il lavoro del futuro nella successiva realtà, la Società della Nuova Guerra (o Nuova Società della Guerra, vedete voi): vedrete il mondo, voi mammoni, godrete le sabbie dell'Iraq e le aspre alture iraniane, magari anche il Pamir afghano e il deserto del Gobi, spesati e forniti di tutto: giubbotto corazzato e fucile mitragliatore tecnologicamente all'altezza, con adeguato volume di fuoco.
Un mestiere sicuro per almeno 30-40 anni.
E poi andate a dire che gli ebrei non pensano a voi.
Ma il «think tank» ha capito che, per addestrarvi alla Next War Society, deve prima sottrarvi alla nefasta influenza di insegnanti e genitori.
Questi, dice Pelanda «appartengono alla generazione che nel 1968 si ribellò, ma che debellicizzandosi divenne molle».
Un guaio.
Continua Pelanda: «ora i figli vanno ribellicizzati», ma «in discontinuità generazionale», ossia rendendoli sordi alle mamme e ai professori.
Come?

Niente paura: i mezzi ci sono già.
«I veicoli d'istruzione migliore saranno i nuovi videogiochi e i film».
Ora sapete, ragazzi col tatuaggio, la dose di ecstasys in tasca e il cellulare sempre in canna, chi concepisce e smercia i videogiochi «duri» che tanto vi appassionano da qualche tempo.
E' per prepararvi meglio a diventare la next war generation; vi daranno videogiochi «di gestione e superamento di difficoltà estreme», c'informa il Pelanda: smanettando, imparerete divertendovi a sopravvivere a «disastri, crisi economiche e guerre» (testuale), mantenendo una capacità combattiva in «difficoltà estreme» nella realtà virtuale: s'intende che la realtà non-virtuale sarà un po' più dura.
Specie sopravvivere con ustioni nucleari e in ambiente saturo di uranio impoverito, non sarà un gioco da ragazzi.
Ma ormai sarà tardi per smettere di giocare: vi fucileranno per diserzione.
Tanto più che, nel frattempo, sarete resi diversi «dai film» in progetto: film che vi aiuteranno a «definire il nemico, rafforzare un nuovo simbolo di identità e, soprattutto, generare un nuovo idealtipo di donna: Venere Attiva, o W-Venus. La novità che ci darà la vittoria» (2).
Quella Venere Attiva la conoscete già in qualche incarnazione, ragazzi: è una delle tante tettone in calzoncini con quelle due pistole calibro 45 sui flessuosi fianchi che affollano i vostri manga e videogiochi.

E' la War-Venus, che già infiamma i vostri sogni erotici (virtuali).
Ma probabilmente non ne conoscete il vero nome.
Il vero nome viene da una tradizione antica, che il Pelanda e il suo «think-tank» di riferimento vogliono risuscitare per voi.
E' la dea Kalì.
Kali l'oscura, che danza sui campi della morte, nei terreni impuri delle cremazioni.
Nella iconografia originale (non nei manga) sulle sue tette prosperose danza una collanina fatta di teste mozzate; e non porta calzoncini aderenti, ma un ben più lussurioso gonnellino che nulla nasconde, fatto di braccia strappate.
Può prender anche la forma di Durga, che ha una sciabola sguainata e cavalca una tigre.
Comunque appaia, essa è Pashupati, la «Signora degli esseri legati», legati ai ceppi del desiderio e perciò della morte.
Per gli indù, gli esseri inceppati (pashu) sono gli animali e gli uomini animalizzati, soggetti ai loro istinti.
Siete voi, cari ragazzi post-moderni.
Eh sì, ce n'è voluta per rendervi quel che siete, pashu.

Prima, la società dei consumi e permissiva vi ha ripulito di ogni senso del dovere, del bello, del nobile e della forma, rendendovi adeguatamente informi, molli come gelatina e proni ad ogni messaggio pubblicitario, che vi ha incitato a godere senza limiti e senza conseguenze.
Così, vi ha ripulito di ogni briciola di vera civiltà occidentale, ossia di cristianesimo.
Quello, sapete, produceva guerrieri nobili, il cui onore consisteva nel mettere la forza al servizio del bene e del giusto; cavalieri, soldati capaci di sacrificio per la patria…
Vecchiumi, inutilizzabili nella Next War Society.
Essa ha bisogno di guerrieri nuovi, «asiatici» in ogni fibra, ossia quelli che non fanno prigionieri, che torturano il nemico, che sterminano civili, donne e bambini, senza pietà né vergogna.
I marines americani sono già in quel nuovo mondo, imparate.
W-Venus, alias Kalì, è la vostra nuova istitutrice: ve l'ha assegnata il «think tank».
Vi insegnerà a combattere, ma non più per la patria: la sua promessa è di farvi vedere quello che ha sotto i calzoncini: ma, s'intende, nell'aldilà virtuale il cui dio è Shiva.
Perché è lo shivaismo della mano sinistra la religione che è stata scelta per voi, perché ritenuta la più adatta a «bellicizzarvi».
Non crediate che esageri.
Né il sottoscritto, né Pelanda.

Da quel che scrive può apparirvi un pazzo solitario e farneticante: ma già il fatto che il lucido Giuliano Ferrara, anziché chiamare il neurodeliri, lo pubblichi, dovrebbe mettervi sull'avviso.
Io questo Pelanda l'ho conosciuto in anni lontani, quando dirigeva l'ISIG: un misterioso «Istituto di Sociologia Internazionale» che aveva una sede improbabile, a Gorizia: con finanziamenti poco chiari ma cospicui; pareva essere allora un osservatorio sull'Est comunista per conto di qualche CIA.
Ma lo aveva fondato o ispirato Franco Demarchi, un «sacerdote» (della religione cattolica, apparentemente) molto vicino ad Andreatta; insomma lo stesso gruppo umano che aveva fondato l'università di Trento da cui sfornò, secondo programma, i primi brigatisti rossi.
Questo gruppo umano si dedicava infatti a creare nella società «salti di paradigma», preparare la «next society» del momento.
Allora bisognava imporre il permissivismo («rivoluzione culturale», ossia dei costumi); oggi, si tratta di diffondere il ri-bellicismo.
Carlo Pelanda, che si vantava di essere mezzo ebreo forse senza esserlo (può aiutare in certe carriere), insegnava per una metà buona dell'anno negli Stati Uniti.

Sicchè, anche senza aver identificato con precisione il «think-tank» da cui si abbevera, si può azzardare che l'indirizzo non sia lontano dall'American Enterprise (di Wolfowitz, Perle e Leeden); o ancor meno lontano dal PNAC, Project for a new american century (di Wolfowitz, Perle e Leeden), quel pensatoio strategico che, nel 2000, invocò per ri-bellicizzare gli americani, rammolliti dalla pace seguita al crollo dell'URSS, «un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor» (3).
Quel documento era firmato da Dick Cheney, Perle, Wolfowitz, Dov Zakheim il rabbino: tutta gente che era al governo USA quando la «nuova Pearl Harbor» tanto desiderata ebbe luogo, l'11 settembre 2001.
Insomma Pelanda non inventa niente.
I suoi non sono deliri privati e solitari.
E le sue previsioni demenziali sono «scenari» elaborati nei circoli che hanno già attuato gli scenari che conosciamo: l'attentato «islamico» alle Twin Towers, come giustificazione o pretesto delle successive aggressioni all'Afghanistan e all'Iraq.
Stiamo parlando del circolo, attualmente al potere in USA, degli allievi di Leo Strauss.

Il filosofo nazista e talmudico, ammiratore di Nietzsche e insieme di Maimonide, di Carl Schmitt e della Cabbala, che predicava la «nobile menzogna» in politica e «la guerra perpetua» (frase ripresa alla lettera da Bush) come sola igiene per un'umanità che si sta rammollendo.
Nichilista ed ateo radicale, Strauss lodava in Maimonide la doppiezza che gli consentiva di praticare l'eresia senza allarmare i rabbini; d'altra parte per lui «la questione giudaica» (ciò che a scopo di propaganda viene definito «l'esistenza stessa di Israele», perennemente in pericolo) è la «questione centrale», a cui i destini del resto dell'umanità vanno sacrificati senza scrupoli.
Shadia Drury, la docente canadese massina studiosa di questo filosofo di cui sono stati allievi tutti gli ideologi neocon (da Wolfowitz e Kristol a Kagan, da Eliot Cohen a Lewis Libby), ha ripetuto in un'intervista che Strauss «ritiene che in assenza di una minaccia esterna, bisogna inventarne una. Secondo lui, si deve lottare costantemente. La pace porta alla decadenza. La guerra perpetua e non la pace perpetua è ciò in cui credono gli straussiani».
Come si vede, è precisamente ciò che crede Pelanda.
E che prepara il suo «think-tank» di riferimento.
Per ottenere questo scopo, il guru Strauss insegnava oralmente ai suoi discepoli-adepti, ogni doppiezza è lecita: «se puoi usare la democrazia per volgere le masse contro la loro stessa libertà è un grande trionfo».

In questo senso, anche la religione veniva grandemente lodata: come mezzo, come instrumentum regni di filosofi che governano dietro le quinte (Wolfowitz, Perle, Cheney…) e non credono in alcun dio.
In USA, hanno strumentalizzato il protestantesimo millenarista dei cristiani «rinati», inducendoli a sostenere Israele per accelerare il secondo avvento del Messia.
In Italia, provano con qualche successo a manipolare i catto-tradizionalisti, indotti a sostenere Bush «perché è contro l'aborto», e nessuno in questo senso è più «cristiano» di Ferrara e de Il Foglio.
Ma nel fondo, resta una religione di riserva come supremo «oppio dei popoli», o piuttosto cocaina dei popoli, da eccitare alla guerra perpetua che i «cristiani» devono fare per liberare Israele da tutti i suoi nemici.
La natura di questa religione ce la rivela Pelanda, che ha orecchiato i progetti dei filosofi segreti straussiani: è quella di Shiva e Kalì sua amante paredra, la salvazione da conseguire attraverso la trasgressione di ogni norma (la via della Mano Sinistra), l'anomia totale, la ferocia senza limiti, lo scatenamento delle energie infere senza il controllo della ragione.
A questa religione la sinistra chic e radicale è stata introdotta da anni dalla casa editrice Adelphi (4).

Essa viene insegnata ai no-global e sfatti e disfatti dei centri sociali da «Hakim Bey», alias Lamborn Wilson, pedofilo estremo americano che esalta la setta degli Assassini, l'autolesionismo manicomiale e l'abuso di «funghi sacri» (con una esplicita invocazione al male come fine ultimo, disinteressato) in libri-culto fra l'estrema sinistra «alternativa».
Ora, apprendiamo che questa dovrà essere la religione riutilizzata dalla «destra occidentale» del Likud come la più funzionale a formare la Next War Generation.
Venere Attiva, War-Venus, «nuovo idealtipo» prossimamente su tutti gli schermi (5).
La nostra gioventù è già pronta ad abboccare.
E' lo shivaismo talmudico, il dionisismo a gestione cabbalistica.
Mentre vi forniranno mimetica, armi e munizioni per le imminenti operazioni, cari giovani nostri, magari vi diranno che questa è la via della Mano Sinistra.
Guardate meglio: è la via della Mano Sionista, che ha bisogno di voi come crociati del Nulla.

Note
1) Interessante e agghiacciante parentesi: che c'entra l'Islam con le «emergenze epidemiologiche»? L'Islam nulla. Ma la guerra batteriologica è parte dell'arsenale dei padroni del mondo, in quanto la più efficace per spopolare intere «civiltà» nello scontro di civiltà appena iniziato. Naturalmente, è possibile che qualche «emergenza epidemiologica» trabocchi verso Occidente. E' il bello della Next War Society.
2) Tutte le citazioni, per quanto incredibili, sono testuali. Leggere per credere. Carlo Pelanda, «Il progetto di rieducare i diciottenni di oggi alla possibilità reale della guerra», Il Foglio, 28 giugno 2006.
3) Quel documento, che aveva la forma di un appello al presidente USA, s'intitolava «Rebuilding American Defense» (PNAC, settembre 2000).
4) Maurizio Blondet, «Gli 'Adelphi' della dissoluzione», Ares, Milano. Si trattava di preparare la New Society, già allora.
5) Spero non sfuggirà la cifra anticristica e parodistica di questa donna ispiratrice, contraffazione della Vergine.

FONTE: EFFEDIEFFE