29 giugno 2006

Prossima vittima: Iran o Corea del Nord?

di Ray McGovern

Può sembrare un po' bizzarro, forse persino obsoleto, ma una volta la procedura standard era richiedere le informazioni di intelligence prima di decidere una guerra. Se in questi ultimi mesi non avete dormito, sapete che questo ordine è stato capovolto nel 2002 quando la Casa Bianca ordinò informazioni d'intelligence “aggiustate” per giustificare una decisione precedente di guerra all'Iraq.

Oggi la domanda è se quella sequenza, “prima la decisione di guerra poi le informazioni”, rimane valida mentre i consiglieri del Presidente Bush decidono chi attaccare la prossima volta. Questa non è affatto una domanda frivola. Poiché i consensi del presidente nei sondaggi vanno a fondo e l'imbarazzo per l'Iraq cresce, il vice Presidente Dick Cheney, il segretario alla difesa Donald Rumsfeld e il consigliere presidenziale Karl Rove stanno tentando senza dubbio di scegliere il modo migliore per dare la possibilità a Bush di spolverare la sua immagine preferita, quella di “presidente di guerra”, con lo scopo di arginare le perdite repubblicane alle elezioni di medio termine, a novembre. Sono rimasti solo due Stati nell'asse del male. Quale sarà, Iran o Corea del Nord?

Servono Provocazioni

All'inizio di quest'anno l'Iran sembrava essere in testa all'elenco. A lungo è stato il secondo obiettivo in lista per i cosiddetti “neo-conservatori” che gestiscono la politica Usa in Medio Oriente. E il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato compiacente, con la sua provocatoria retorica contro Israele; retorica che Bush è stato pronto a sfruttare per assicurare al mondo che gli Stati Uniti scatterebbero in difesa del nostro “alleato” Israele. Perché “alleato” tra virgolette? Semplice: gli Stati Uniti non hanno un trattato di difesa con Israele. Questa è quasi sempre una grande sorpresa per chi mi ascolta. Me lo aspetto, adesso.

In pochi sono a conoscenza che fu avviata una discussione con Israele riguardo ad un trattato del genere dopo la guerra del 1967. Ma per un trattato sarebbero stati richiesti confini nazionali chiaramente definiti, e Israele non ne avrebbe potuto farne parte. Ne risulta che il governo israeliano era nel giusto quando concluse che avrebbe avuto la botte piena e la moglie ubriaca. Chi ha bisogno di un trattato quando il presidente degli Stati Uniti continua a riferirsi all'impegno di alzarsi a tua difesa? Iran, attento: il Presidente Bush crede, o farebbe credere agli Statunitensi che il Gulliver a stelle strisce è strettamente legato ad Israele e alle sue politiche – inclusa la sua dichiarazione che un'arma nucleare iraniana, o persino le conoscenze tecniche iraniane riguardo alla sua costruzione, sono “inaccettabili”.

La “provocazione” della Corea del Nord va oltre la retorica, perché Pyongyang si prepara a infrangere la moratoria osservata dal 1998, testando il suo missile balistico a lunga gittata. Si stima che la Corea del Nord abbia plutonio sufficiente per una manciata di testate nucleari, che potrebbero essere montate sui missili Taepodong. Alcuni dicono che un Taepodong potrebbe essere in grado di raggiungere l'Alaska, le Hawaii o anche la costa occidentale [degli Stati Uniti, NdT].

Bene, che solo ci provino. E' esattamente contro questa minaccia che il Pentagono ha investito 43 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni, mentre undici caccia intercettori con base sulla terra ferma ora sono di stanza in Alaska e California. Fatevi sotto.

Oops. Non funzionano? Chi lo dice? L'ufficio contabile del governo, citando “le procedure di controllo della qualità”, che non sono state abbastanza rigorose. L'ufficio contabile ha persino preso in considerazione di rispedire indietro alla Boeing i primi nove intercettori per “smontarli e ricostruirli”. Secondo l'ufficio contabile, il Pentagono deve ancora provare che l'intero sistema funzioni.

L'ex Segretario alla Difesa ha un consiglio:

Perché non lanciare semplicemente da un sottomarino un missile cruise ad alto potenziale per distruggere il Taepodong sulla piattaforma di lancio, si chiedono William Perry e l'ex Assistente del Segretario alla Difesa Ashton Carter in un editoriale sul Washington Post di ieri? I due meritano di essere ascoltati, avendo lavorato sodo, con qualche successo, sotto il Presidente Bill Clinton per prevenire che le cose arrivassero a questo punto morto.

Comprensibilmente, c'è una petulante vocina – ve l'avevamo detto, noi – nel loro lamentarsi che la “diplomazia creativa” avrebbe potuto evitare di dover scegliere tra “continuare l'inattività” e un atto di guerra.

Tuttavia la loro interessante raccomandazione mostra che il testosterone non è l'unica cosa a muovere i Repubblicani. E il Giorno 2? Perry e Carter offrono semplicemente questo: “Dovremmo aspramente ammonire la Corea del Nord contro una ulteriore escalation”. Giusto. Questo dovrebbe risolvere il problema. Nessuna meraviglia se i Coreani del Sud, i Giapponesi, i Cinesi e i Russi abbiano espresso grande preoccupazione per il possibile test missilistico e le rappresaglia cui porterebbe. L'amministrazione si è mossa in fretta per dissipare tutte le preoccupazioni. L'Assistente Segretario alla Difesa Peter Rodman ha detto ieri al Congresso che “un attacco preventivo è un po' più drammatico di quello che mi aspetterei accadesse”.

Qualcun altro è impazzito? Fino ad ora, le persone serie non hanno parlato di opzione militare contro il programma strategico della Corea del Nord, perché non c'è. I Nord Coreani non hanno più colpi di artiglieria a testata chimica con i quali potrebbero saturare Seul?

Che genere di minaccia rappresenta il test di lancio del missile Taepodong per gli Stati Uniti? Sul serio. Nel bizzarro passato, la Casa Bianca avrebbe ordinato ai servizi segreti di fare una seria stima di questo genere di problemi. Per la maggior parte del tempo, l'ex direttore della CIA George Tenet si è ben guardato, per paura, di incrociare le armi con Rumsfeld. Per anni, Tenet ha evitato di commissionare una valutazione delle informazioni di intelligence [National Intelligence Estimate, NdT] riguardo allo stato delle infrastrutture per la produzione nucleare in Corea del Nord, in quanto era argomento di grande controversia con il Pentagono.

Spazio all'intelligence?

Dopo la debacle in Iraq, lo scompiglio in cui si trova la comunità dei servizi segreti stessa, e la preminenza in crescita costante del Pentagono, è – triste a dirsi – illusorio aspettarsi più di tanto da una ponderata, oggettiva analisi da parte della CIA e delle sue agenzie sorelle. Quale minaccia rappresentano l'Iran o la Corea del Nord per gli Stati Uniti? Ci sono ancora analisti che abbiano il coraggio di dire “virtualmente zero”? No, se la combriccola Cheney-Rumsfield continua a dominare.

Anche più importante, sotto i presidenti precedenti la pratica standard era che la Casa Bianca, prima di lanciarsi in atti di guerra, ordinasse ai servizi segreti di preparare un stima ufficiale riguardo a ciò che verosimilmente sarebbe accaduto nel mondo la mattina seguente. Durante la guerra in Vietnam abbiamo prodotto diverse di queste National Intelligence Estimates (NIEs) con titoli come “Attesa Reazione Comunista alla Campagna di Bombardamenti USA Contro il Vietnam del Nord”. Erano preparate con il massimo della serietà e presentate senza paura o favore.

I generali dell'aereonautica, affascinati dalla potenza aerea, e gli alti ufficiali sotto il loro incantesimo erano estremamente contrariati nei nostri confronti quando insistevamo, per esempio, che bombardare il Nord non avrebbero fatto cedere Hanoi. C'erano aspre controversie, ma dichiaravamo che quello era il modo in cui la vedevamo, e per i nostri sforzi spesso ci prendevamo gli schiaffi della Casa Bianca. Vero, c'erano occasioni in cui i direttori della CIA, come George Tenet, l'ultimo in ordine di tempo, “scambiavano integrità per accesso” (come l'ex ispettore agli armamenti della CIA David Kay descrive la sindrome) ma quelle erano eccezioni alla regola.

E' verosimile che le informazioni sull'Iran e la Corea del Nord saranno “aggiustate” intorno alla politica della Casa Bianca come è accaduto per l'Iraq? Impossibile da dire.

Spazio ai Giochi di Guerra?

Dove andare, allora, per trovare analisi e giudizi sensati sulla praticabilità delle opzioni di un attacco armato diretto con l'Iran e la Corea del Nord. Credereste all'Atlantic Monthly? Ci troverete resoconti dettagliati di giochi di guerra con professionisti di grande esperienza, orchestrati dal colonnello dell'Aereonautica Militare in pensione Sam Gardiner, professore emerito presso l'Università della Difesa Nazionale e guru dei giochi di guerra.

Il numero di gennaio 2004 riporta un possibile attacco americano all'Iran e l'edizione di luglio/agosto 2005 riporta un esercitazione simile riguardo la Corea del Nord. Ho avuto il privilegio di prendere parte ad una contro la Corea del Nord. I partecipanti andavano dagli ideologi di destra come Ken “è una passeggiata” Adelman a centristi di professione come David Kay, fino a Jessica Mathews, Presidente della Fondazione Carnegie, che ha lavorato per le amministrazioni Carter e Clinton. Su cosa erano tutti d'accordo? Non c'è un'opzione militare praticabile diretta né con l'Iran né con la Corea del Nord.

Alla fine del gioco di guerra contro la Corea del Nord, ho espresso il mio stupore per il rifiuto dell'amministrazione Bush di ricorrere alle misure diplomatiche a sua disposizione – come quelle impiegate da Perry a Carter. Perché non discutere direttamente con i Nord Coreani? Questo e suggerimenti simili da parte dell'ex ambasciatore Robert Gallucci e Jessica Matthews sono stati respinti come “pacificazione a prezzo di concessioni” dal generale dell'Aereonautica in congedo Thomas McInerney che, prima dell'attacco all'Iraq, ha infiorettato la pagina dei commenti del Wall Street Journal con un panegirico dell'operazione “Colpisci e Terrorizza”.

La mia miglior supposizione è che i McIrnerney e gli Adelman, insieme a Cheney, Rumsfield e Rove continueranno ad essere ascoltati da un altrimenti sbadato presidente. E Rove può finire per essere l'attore principale in tutto questo, che si scelga l'Iran o la Corea del Nord come obiettivi degli Stati Uniti. Perché l'artificiosa urgenza appiccicata a queste minacce è una creatura delle elezioni di novembre. Il presidente vorrà mettere in spolvero ancora una volta la sua immagine di “presidente di guerra”, e i vari generali McInerney e Adelman di questo mondo verosimilmente asseconderanno ancora una volta la combriccola Cheney-Rumsfield e persuaderanno il presidente della necessità di un sorpresa per settembre o ottobre. Tenetevi forte.

Ray McGovern lavora con Tell the World, il braccio editoriale della Chiesa ecumenica del Salvatore, a Washington, DC. E' stato analista della CIA per 27 anni ed è ora impegnato nel Gruppo Guida dei Professionisti Veterani dei Servizi Segreti per il Buon Senso (VIPS)

Fonte: http://www.truthout.org
Link: http://www.truthout.org/docs_2006/062206R.shtml
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PAUSANIA

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE