08 giugno 2006

«Qualunquisti»

di Maurizio Blondet

Una lettrice giornalista, Giulia Premilli, richiama l’attenzione su un articoletto dell’Espresso in cui si cela una grossa notizia: il Parlamento ha votato all’unanimità (nessun astenuto) un aumento di stipendio per i parlamentari di 1.135 al mese.
La mozione, dice la nostra informatrice, è stata camuffata in modo da non risultare nei verbali ufficiali.
La gentile Giulia fa un po’ di conti in tasca ai nostri cosiddetti rappresentanti.
Lo stipendio base è 9.980 euro al mese.
A cui bisogna aggiungere il costo-portaborse (per lo più parente, amante o familiare) di 4.030 euro mensili.
E un rimborso-spese affitto, 2.900 euro mensili.
E l’indennità di carica, variabile da 335 a 6.455 euro mensili.
In complesso, parliamo di un emolumento di 19.150 euro al mese: una cifra che la maggior parte degli italiani sarebbe felice di intascare in un anno.
Tanto più che quel compenso è totalmente esente da imposte.
Gli italiani che guadagnano quella cifra annua, subiscono un prelievo del 35-40%.

Ma non basta ancora.
I nostri eletti hanno il cellulare gratis (e Dio solo sa quanto telefonano, a spese del contribuente), gratis i francobolli, il treno, l’aereo e le autostrade, gratis l’assicurazione infortuni e in caso di morte.
Ma in più, godono gratuitamente di: cinema e teatri, palestre, piscine e cliniche.
E non dimentichiamo il ristorante, gratis anche quello.
Secondo la nostra Giulia, nel ‘99 i parlamentari hanno mangiato e bevuto gratis - più precisamente, passando il conto a noi - per 1.472.000 euro, insomma quasi tre miliardi di vecchie lire.
Padoa Schioppa, che annuncia inevitabile una finanziaria di lacrime e sangue per compiacere le agenzie di rating, tagli alle pensioni e sovrattasse «sulle rendite», potrebbe gettare un occhio a questi redditieri.
Obbligarli a pagarsi i pasti, d’accordo, non risanerà le finanze.
Ma già potrebbe dare un aiutino negare ai redditieri i rimborsi-spese elettorali, pari a 103.000 euro a persona (moltiplicate per mille parlamentari, e vedete quanto fa), che sono del tutto illegali perché violano la legge sul finanziamento ai partiti.

O magari non coprire più d’oro tutti i numerosissimi che sono stati presidenti della repubblica, del Senato, della Camera, e senatori a vita.
Perché pare che la signora Pivetti, oggi libera di seguire la sua vera vocazione - la Platinette dei poveri - continui ad avere a disposizione, gratis, un ufficio, una segretaria, una scorta sempre ai suoi ordini.
Cossiga, Ciampi e compagni hanno anche di più, auto blu ed autisti.
Forse possono farcela a comprarsi la macchinetta, senza il nostro aiuto.
Potrebbero anche partecipare ai «sacrifici» sulle pensioni, che saranno richiesti - la patria è in pericolo - a pensionati che non arrivano a mille euro al mese.
E’ stata abolita la pensione di anzianità dopo 35 anni di lavoro.
Ma i nostri deputati raggiungono il diritto alla pensione dopo 35 mesi.
E godono già, fortunati loro, dei privilegi caldeggiati per le coppie di fatto.
Per il momento sono solo loro ad avere diritto ai PAC: nel senso che la loro convivente (o il loro convivente) riceve, anche se non regolarmente coniugato, la pensione di reversibilità.

La camera dei deputati, da sola, costa 2.215 euro al minuto.
Magari si può risparmiare qualcosina?
La classe politica ci costa annualmente quasi 3 mila miliardi: ad occhio e croce, è un decimo di una finanziaria lacrime-e-sangue, di quelle di cui i governi Prodi sono dispensatori storici.
E qui, ancora, parliamo di persone che abbiamo votato e in teoria possiamo non votare più (molto in teoria: Napolitano è stato senatore per mezzo secolo, eletto meno dagli elettori che dal partito).
Ci sarebbe da rivedere un pochino i costi dei grand commis, funzionari e anche dei semplici commessi - quelli delle camere guadagnano almeno 7 mila euro mensili.
Ma qui, ci stiamo limitando alla gestione dello Stato centrale, che in fondo è un modello di trasparenza.
Ma la gestione delle regioni, dei comuni, delle province, è molto meno al centro dell’attenzione del contribuente.
Anche per la torbida opacità dei bilanci locali.
Un giorno apprendiamo per caso che i consiglieri del Molise, 400 mila abitanti, si sono aumentati lo stipendio di 1.500 euro mensili, a compenso della loro eccezionale produttività.
E’ giusto, perché se no finisce che se li assumono i cinesi - sono tanto competitivi, richiestissimi sui mercati mondiali - e il Molise resta senza consiglieri.

Un altro giorno, per caso, si apprende che il direttore della cosiddetta Agenzia Lavoro
della regione Lombardia percepisce 175 mila euro annui: il direttore ha trovato un buon lavoro.
Poi, apprendiamo che per la «formazione professionale» la medesima regione ha speso in cinque anni 3 mila miliardi di vecchie lire: un altro decimo di finanziaria di sangue.
Ora, si dà il caso che avendo speso quella cifra - sparsa fra un migliaio di agenzie di formazione private nate come funghi per captare la pioggia d’oro, spesso collegate alla Compagnia delle Opere o alle Coop Rosse - la Lombardia dovrebbe essere composta da abitanti tutti «formati» e in riaddestramento permanente.
Non sembra sia il caso.
Forse si potrebbe rinunciare a questa finzione formativa, e risparmiare un po’ per colmare il deficit. O magari, il Comune di Milano potrebbe non pagare più i presidenti dei consigli di zona, dopotutto solo dilettanti della politica: a Milano, un tale presidente - dicesi del consiglio di zona - già percepisce 2 mila euro al mese.
Ma naturalmente, chi cerca di proporre questi quattro conti in tasca, si sente dare del qualunquista. Diversi ascoltatori, in varie trasmissioni radio mattutine, si sono già presi dei qualunquisti dai soliti giornalisti di regime per aver fatto notare che questa classe politica, e loro grand commis, consulenti ed amanti, costa un po’ troppo.

Non bisogna lasciarsi intimidire: il pubblico più avvertito ha ragione, è questo il primo problema politico d’Italia.
I Cresi di Stato, i miliardari pubblici.
Che non producono niente, e gravano su un Paese che fatica a competere, a produrre e ad esportare, e perciò a pagare i loro lussi.
Bisogna ricordare loro che questo livello di emolumenti - decine di volte più grossi dei normali buoni stipendi del settore privato - non è solo corruttore in sé.
E’ anche il segno che la democrazia è marcita, che la casta politica non ha più alcun rapporto con la realtà del resto del Paese, e che non ha altra mira e scopo che vivere profumatamente della politica come mestiere.
Bisogna dire che questo è il solo ceto che in Italia davvero vive di rendite, non guadagnate e non meritate, a cui non corrisponde nessun dovere di dare risultati, nessun controllo di utilità.
Bisogna anche dire a quei giornalisti-servi che i qualunquisti sono loro.
Che la democrazia è nata propria dalle rivolte dei contribuenti contro i costosi privilegi delle corti: niente tassazione senza rappresentanza, fu il grido.

Ora, i nostri rappresentanti sono diventati quei monarchi irresponsabili, fannulloni e dissipatori: allora bisogna che torni la rivolta, per salvare la democrazia caduta in quelle mani.
Ma bisogna che noi, noi prima di loro, ci convinciamo che sottilizzare su come viene speso il nostro denaro non è meschinità: è un dovere civico.
Bisogna insegnare a questi parassiti che il denaro del contribuente è sacro, perché è sudato da gente che lavora e rischia infinitamente più di loro, e senza tessere autostradali gratis né auto blu; bisogna insegnargli di nuovo a spendere un singolo euro - euro dei pensionati, delle vecchiette, dei lavoratori - con rispetto, oculatezza e tremore.
Ciò vale per i cittadini di destra come per quelli di sinistra.
Questi ultimi non si facciano ingannare dalle prime decisioni - così ideologhe - del nuovo governo, come l’immediata amnistia a un assassino di poliziotti, la nomina ad una commissione importante data ad un terrorista di Prima Linea che è stato in galera, le nozze gay, le fecondazioni e le clonazioni, le sanatorie enormi agli immigrati, l’abolizione della parata militare… tutte queste sono cose a costo zero per loro.
Così, lorsignori hanno fatto «qualcosa di sinistra» che non costa loro nessun sacrificio; e faranno ora le solite, tipiche cose della sinistra oligarchica, spietata e parassitaria che rappresentano: vi tasseranno il bilocale, vi taglieranno la pensione, vi aumenteranno l’IVA sui sempre più magri consumi.
Giulia Premilli cerca di promuovere un referendum per l’abolizione dei privilegi suddetti.
Mi pare valga la pena di unirsi a lei.

FONTE: EFFEDIEFFE