25 giugno 2006

Sulla Costituzione e i suoi difensori

di Maurizio Blondet

Alcuni lettori sollecitano il mio appoggio al «sì».
Vorrei esimermene, perché condivido le preoccupazioni di altri lettori (per il «no») sui costi di un federalismo regionale; le regioni hanno dato pessima prova, sono governati da camorre ancor più dello Stato centrale.
Ma mi induce a pendere per il «sì» il fatto che si sia messo a fare il difensore della Costituzione il ben noto Oscar Luigi Scalfaro.
Costui ha violato ripetutamente la costituzione che sostiene di difendere, quand'era capo dello Stato: e più gravemente quando, per impedire le elezioni dopo il ribaltone (avrebbe vinto Berlusconi), formò un suo governo con tanto di telefonate a ignari che nominò ministri di testa sua, come raccontò Susanna Agnelli.
Questo la nostra costituzione non consente al presidente della repubblica, e una società ed una magistratura rispettosi della costituzione avrebbero dovuto trascinare in giudizio Scalfaro per colpo di Stato.
Con finale liberatoria fucilazione alla schiena.
Ancora più ripugnanti sono i turiboli d'incenso che sulla costituzione vigente lanciano le cricche partitiche che temono di veder diminuiti i loro privilegi «costituzionali».

Costoro sacralizzano ipocritamente la costituzione, proprio perché hanno imparato
a neutralizzarne i pochi appigli alla democrazia reale che offriva, ad usurpare fino all'estremo la sovranità popolare e diretta.
La miglior risposta a questi officianti - come mi suggerisce un altro lettore - è in poche righe scritte non da un populista, ma dal laicissimo (e massone) progressista Gaetano Salvemini.
Che ebbe un giudizio durissimo sulle «scempiaggini dei costituenti».
«Da quelle scempiaggini sta uscendo la costituzione più scema che mai sia stata prodotta dai cretini in tutta la storia dell'umanità. Ti par poco farsi un'idea di quell'Himalaya di somaraggini? Un'asssenza così totale di senso giuridico non si è mai vista in nessun Paese del mondo, i soli articoli che meriterebbero di essere approvati sono quelli che rendono possibile di emendare o prima o poi quel mostro di bestialità [...] meritavamo di meglio che un'assemblea costituente formata in gran maggioranza da somari, scelti non dagli elettori ma dalle camorre centrali dei partiti così detti di massa. Meritavamo di meglio di quel polpettone incoerente che sarà la costituzione italiana» (Da Il Foglio del 22 Giugno 2006).
Mi pare che il giudizio regga ancor oggi, anzi di più, perché i camorristi in mezzo secolo hanno cambiato e storto la costituzione, al punto che esiste una costituzione «di fatto» a loro vantaggio, con pochi punti in comune con quella scritta.
Cossiga parlava con scherno di questa «costituzione materiale» proliferata sopra e contro la costituzione reale.
Oggi mi pare sia per mantenerla.

La parte decente della riforma costituzionale mi pare sia solo quella che aumenta il potere del capo del governo, ossia dell'esecutivo.
Serve a poco finchè non troveremo il senso dello Stato, ma più potere al capo del governo significa un poco più potere alla democrazia, meno delegata.
Su questo si può costruire.
Inoltre, sono convinto che, anche se vincesse il «sì», il federalismo non verrà mai.
Ciò perché la Lega - la sola che lo voglia - è oggi debolissima, guidata da un fantasma, con seguito sempre minore di elettori e fuori dal governo.
Del resto Bossi ha già detto che tratterà, comunque vada il referendum.
Se dunque vincesse il «sì», il testo proposto potrà essere profondamente cambiato.
Se vince il no, sarà l'immobilismo definitivo delle cricche di potere, dei Mastella, degli Scalfaro. Insomma, mi pare, nulla sarebbe compromesso dal «sì», ogni speranza di riforma finirebbe con il «no».

Da ultimo, penso che valga ancora l'argomento che ho usato per le elezioni politiche: votare Berlusconi proprio perché avrebbe perso.
Non perché il cavaliere lo meritasse, ma per mostrare che esiste un'Italia, e numerosa e determinata, non rassegnata al governo burocratico e delle caste privilegiata che si dicono «sinistra».
Anche ora, poiché il «no» vincerà (auguri a chi dà ragione a Scalfaro) occorre che i «sì» siano almeno numerosi, che cricche e camorristi non stravincano.
Non è una visione entusiasmante, e non vuole esserlo.

FONTE: EFFEDIEFFE