04 luglio 2006

Tassisti, i nuovi «kulaki»

di Maurizio Blondet

Allora è chiaro, finalmente, quali erano i poteri forti che ostacolavano lo sviluppo in Italia: i tassinari.
Quali lobby occulte si sottraevano alla competizione globale difendendo i loro privilegi con manovre dietro le quinte: i panettieri.
E chi bloccava lo sviluppo?
La casta dei farmacisti.
Ora, disciplinate queste categorie, l'Italia rifiorirà, la ricerca scientifica farà passi da gigante (i panettieri la impedivano, mica i baroni universitari), i cervelli non fuggiranno più all'estero, tutto costerà meno.
Non hanno niente da temere i 146 mila consulenti che lo Stato e le regioni pagano 2 miliardi annui di euro.
Niente gli strapagati di Bankitalia, la cui utilità sociale è pari a zero.
Niente i 600 dipendenti dell'Ufficio Italiano Cambi, che continuano a prendere stipendi niente male anche se da 19 anni il controllo sui cambi non c'è più.
Nessun rischio di diventare «competitivi» sfiora i baroni universitari, con quei begli stipendi a cui non corrispondono né studi né ricerche.
Questi, i ricchi di Stato, i grand commis con posto sempre pronto fra Tesoro e Goldman Sachs, non sono parassiti.
I parassiti sono stati smascherati: sono gli artigiani a partita IVA.

Siamo tutti più liberalizzati, come dice Prodi.
I notai anche: ma contro questa categoria, le misure sono puro fumo negli occhi.
La sola cosa che davvero avrebbe intaccato i guadagni miliardari di questa vera corporazione non è stata fatta.
Sarebbe bastato obbligarli a registrare gli atti di compravendita d'immobili a cifra fissa, e non come ora in percentuale: perché oggi, i notai guadagnano 1.400 euro, diciamo, sul cittadino che compra un box da 20 mila euro, 14 mila su un appartamento da 200 mila euro, 140 mila su una villa da 2 milioni, anche se la fatica dell'atto notarile è la stessa.
Ma questo no, la sinistra non l'ha fatto.
Colpire i grossi, mai.
I piccoli sempre.
E' la politica tradizionale della sinistra «disciplinare» i privati, specie quelli troppo piccoli per fare lobby.
Non so se avete notato, è partita - da tutti i giornali della sinistra, ma a dare il via è stato Il Corriere di Montezemolo - una vera campagna contro «l'egoismo» dei tassisti, la «lobby» dei fornai.
Ormai, se si parla di «corporazioni», s'intendono loro, mica i magistrati inadempienti e insindacabili, i segretari parlamentari e i direttori generali di ministero o di regione.

Quelli, non questi sono additati come nemici del popolo e ostacolo alla liberalizzazione, colpevoli del declino, «palla al piede» di una società che, se non fosse per loro, farebbe concorrenza alla Cina e si riempirebbe di scienziati intenti a brevettare sempre nuove invenzioni.
Voglio solo far notare un piccolo particolare: i tassisti in servizio, per avere la licenza, l'hanno pagata cara.
Anche 300 mila euro.
Anche 800 mila, dicono.
Questo perché le licenze erano in numero fisso e limitato.
Oggi, il numero diventa illimitato.
Le licenze pagate carissime non valgono più niente.
Conclusione: ciò che è stato fatto ai tassisti è un esproprio senza indennizzo.
Almeno così si direbbe se vigesse lo Stato di diritto.
Ma per la sinistra, è l'abolizione di un privilegio, e la stampa è tutta d'accordo.
Questo, scusatemi, ricorda una liberalizzazione storica, effettuata da un liberista di nome Josep Stalin negli anni '30.
Allora, ad essere presi di mira furono i coltivatori diretti, detti «kulaki».
Grandi lavoratori, relativamente benestanti, assumevano braccianti e davano da mangiare - sulla ricca terra nera russa e ucraina - a tutti i russi.

Il regime sovietico avendo provocato il disordine sociale e rotto il funzionamento dell'economia, accadde che nelle città «liberate dal capitalismo» cominciasse a rincarare il cibo.
Non per la nomenklatura, che disponeva di negozi privilegiati pieni di storioni e caviale, ma per gli operai.
La colpa, sancì la Pravda, era dei kulaki: che si opponevano all'ammasso senza indennizzo del grano, e lo nascondevano.
Attiva, feroce campagna di stampa.
Il PCUS mandò i suoi attivisti a «smascherare i kulaki» e a requisire il grano «nascosto».
Dove trovavano grano, procedevano a fucilazioni dei «profittatori».
Nel loro zelo, i nomenklaturisti finirono per requisire (sempre senza indennizzo) anche il grano conservato come semente.
I kulaki lo fecero presente: l'anno prossimo non ci sarà raccolto.
Risposta: altre fucilazioni a migliaia.
Accadde quel che qualunque contadino sapeva: l'anno seguente, niente raccolto.
Fame nera, nelle campagne e nelle città.
Una fame che mai la Russia, proverbiale esportatrice di grano, aveva conosciuto nella storia, nemmeno durante la servitù della gleba.
Il Partito corse ai ripari.
Come?
E' semplice: deportò nei lager diversi milioni di kulaki con le loro famiglie.

Solgenitsin ha descritto quelle file di povera gente smagrita, scheletrica, avviata al Gulag con i bambini morti di fame in braccio.
E ha descritto come le popolazioni, al passaggio di queste file di sciagurati, inveissero contro di loro: «affamatori!», «sfruttatori!».
Onnipotenza della propaganda.
Ora, in Italia, governa la nomenklatura dei privilegiati di Stato.
Stesse nomenklature, stessi metodi.
Ogni nomenklatura si affretta a disciplinare non se stessa, ma i privati.
Anche la propaganda è simile.
Stessa stampa servile, zelante nel denunciare i piccoli produttori di beni e servizi come «sfruttatori». Dati i tempi cambiati, è possibile che i tassisti non verranno internati.
Diverranno solo più poveri.
Se andate a New York, vedete chi fa il mestiere di tassista: africani appena sbarcati che non parlano l'inglese, immigrati da terzi mondi miserabili che non conoscono le strade.
In USA, il tassista è un mestiere sotto i 3 dollari l'ora, quello dei disperati.
A New York è appunto un mestiere liberalizzato.

Come ci istruisce Il Corriere, la Pravda di Montezemolo, mentre a Milano ci sono 2,1 taxi ogni 100 abitanti, a New York ce ne sono 8; a Londra, ce ne sono 8,3.
Una bella concorrenza, da noi sconosciuta.
Ma non è che i prezzi siano più bassi.
A Milano, sono 7,6 euro per una corsa di cinque chilometri.
A Londra, 11,05 euro; a New York, ci dice Il Corriere, 6,76.
A parte che nella Londra liberalizzata i taxi costano parecchio più che a Milano (dov'è il vantaggio per il consumatore?), quella di New York è una cifra falsa: sì, la corsa costerà anche 7 euro, ma provate a non dare al tassista la mancia del 20-30%; rischiate che vi insulti o vi picchi, perché la mancia è «obbligatoria» in USA, dato che è la sola vera paga di questi miserabili.
L'America liberalizzata è un mondo di «working poors», cioè di gente che, pur sgobbando, resta in miseria.
L'America è piena di camerieri, di donne delle pulizie, di vecchietti che lavorano nei supermarket aperti alle 4 del mattino perché non hanno la pensione; e persino di lustrascarpe, figura che in Europa è scomparsa dal 1947.
Magari non credevate che questo fosse l'ideale di Bersani e del governo delle sinistre.
Il fatto è che sotto quell'etichetta «sinistra», sono andate al potere le corporazioni che non solo si sottraggono alla competizione del libero mercato, ma si ritagliano emolumenti sempre più scandalosi dal denaro dei contribuenti.

Prodi, Visco, Bersani, Padoa Schioppa sono membri di quelle corporazioni e nomenklature, che vivono nel lusso prendendo i soldi ai cittadini, e il solo loro pensiero è estorcergliene sempre di più.
Per lo «stile di vita» di questi servitori del settore pubblico, basta pensare a Emilio Colombo, scoperto a 82 anni a farsi comprare la coca dalla sua scorta (incidentalmente, agenti della GdF: avrebbero dovuto arrestarlo, altro che servirlo); né il caro Ciampi gli ha suggerito di dimettersi dalla carica di senatore a vita di cui è indegno, né lui ci ha pensato neppure un momento.
Questa gente vive al disopra della legge, impunemente sfruttatrice.
E per di più bolla come parassitarie categoria di piccoli artigiani che guadagnano cento volte meno di loro, con tutti i rischi della vita non-protetta.
Ora vogliono aumentare la «competitività» dei fornai e dei farmacisti.
Ma è competitivo Mario Draghi?
Merita il milione di euro annuo?
(La cifra è incerta, è un segreto di Stato: nei Paesi normali, gli stipendi pubblici devono essere pubblicati, in Italia no).
Il governatore della Federal Reserve guadagna un quinto di lui, ed ha qualche responsabilità e competenza in più.
E' competitivo Ciampi?
Eppure ad occhio e croce cumula almeno tre pensioni stratosferiche ed emolumenti, quella di governatore di Bankitalia (un laureato in lettere, non economista, da noi può dirigere la Banca Centrale!), quella di ex capo di Stato, quella di senatore a vita.

Ma la stampa ci invita a deplorare i taxisti e i fornai.
Bersani ha applicato, standosene sicuro sotto l'ombrello della non-competitività pubblica, il programma liberista di Milton Friedman.
Non proprio di sinistra.
Ma almeno Friedman e il liberismo rispondono in USA alla volontà popolare, e in USA non ci sono miliardari di Stato, dipendenti pubblici arricchitisi con le paghe pubbliche.
Che sinistra è?
Bersani ha da pensare alle COOP rosse, che non pagano uno straccio di tasse, di cui manterrà i privilegi.
Ha da pensare allo stipendio di Mario Draghi.
Alle pensioni di Ciampi.
A non far mancare la neve a Colombo.
Bersani ha da pensare alle lobby, quelle vere, ai poteri forti reali: i grandi gruppi che privatizzano gli utili e pubblicizzano le perdite, grandi sindacati contigui, grandi banche amiche, grandi cooperative la cui dirigenza ha in tasca la tessera giusta, e tutti i nani e ballerine della RAI, i figli e i nipoti dei nomenklaturisti (a meno si voglia credere che madame Berlinguer sia una brava giornalista).
E' giusto, sono i parassiti che hanno conquistato il potere.
Il presidente dei notai ha detto che Bersani ha messo a punto le sue «liberalizzazioni» contro i poveri negli uffici di Montezemolo.
Il Corriere ha chiesto al proto-notaro di scusarsi per «l'insinuazione».
Ma è un'insinuazione o la verità?
Piacerebbe saperlo.

FONTE: EFFEDIEFFE